Denigra e istiga alla violenza contro la Polizia sui social, nei guai un salernitano

Gli agenti della Polizia di Stato della Digos della Questura di
Salerno hanno denunciato alla Procura della Repubblica di Salerno, C. M., salernitano di anni 39, per i reati di cui agli artt. 324 c.p. (
Oltraggio a un corpo politico, amministrativo o giudiziario) e 414 c.p. (Istigazione a delinquere). L’attività di polizia giudiziaria ha preso le mosse da una segnalazione anonima giunta agli agenti della Digos, relativa ad un commento oltraggioso ed offensivo nei confronti delle forze dell’ordine postato dall’uomo sul noto social network “Facebook”. Le parole, dal significato chiaramente offensivo, nonché istigatorie a commettere violenza, anche con l’uso delle armi, verso gli appartenenti alle forze dell’ordine, erano state proferite in riferimento ad un video che riprendeva l’attività
degli agenti intenti a far rispettare il divieto di manifestazioni pubbliche, in occasione della cosiddetta “Passeggiata Partigiana” di Milano organizzata lo scorso 25 aprile. Dai successivi accertamenti, gli agenti della Digos sono risaliti in breve tempo all’identità dell’autore del post incriminato, procedendo alla successiva denuncia a piede libero all’Autorità Giudiziaria. Gli agenti della Digos sono in costante attività di monitoraggio della Rete, luogo virtuale in cui si registra di recente un aumento dei reati di incitamento all’odio ed alla violenza.



Senza mascherina e strattona un agente, bloccato un uomo in piazza Portanova

Si rifiuta a fornire i documenti e di indossare la mascherina, bloccato e portato in caserma una persona. Il fatto è accaduto questa sera in piazza Portanova, quando un nucleo familiare, presumibilmente della provincia e composto da una copia con i suoi due figli, è stato sorpreso dalla Polizia tranquillamente seduta a prendere il fresco. Alla richiesta di indossare la mascherina un primo diniego da parte del capofamiglia. Alla seconda richiesta, che era quella di fornire i propri documenti di identità un nuovo rifiuto da parte del capofamiglia. Questa volta, però, con l’aggravante del tentativo di strattonamento ai danni dell’agente della Polizia di Stato. a questo punto, l’uomo, è stato bloccato dagli agenti e condotto in caserma.




Il papà di Eugenio Siniscalchi:«Mio figlio è innocente»

Pina Ferro

«Mio figlio è innocente, confidiamo nell’accertamento della verità».

A sostenerlo è Gaetano Siniscalchi, papà di Eugenio, il 28enne che nei giorni scorsi è stato condannato, con il rito dell’abbreviato, ad una pena di trenta anni di reclusione per l’omicidio di Ciro D’Onofrio. Ad emettere la sentenza è stato il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Salerno, Alfonso Scermino, dopo che il pubblico ministero aveva chiesto la condanna all’ergastolo.

A seguito della sentenza ed in attesa del deposito delle motivazioni a supporto della decisione del giudice, il papà del ragazzo,  recluso nella casa circondariale di Fuorni da diversi mesi, ha commentato la decisione del giudice. Poche battute per sostenere l’innocenza del figlio.

«Ho preso atto della condanna di mio figlio – ha affermato Gaetano Siniscalchi – La ritengo ingiusta ed esagerata perché mio figlio è innocente come abbiamo sempre sostenuto e confidiamo affinché venga accertata la verità».  La famiglia del 28enne di SanMango Piemonte, difesa dall’avvocato Silverio Sica, non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza ricorrerà ai giudici di Appello affinché venga fatta piena luce sulla vicenda. Si quella sera Eugenio Siniscalchi era a Pastena ma, come continua a ripetere non è stato lui a premere il grilletto contro il 36enne Ciro D’0nofrio. Questi fu freddato con tre colpi di pistola la sera del 30 luglio del 2017. Ad Eugenio Siniscalchi l’ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di essere l’autore, in concorso con il fratello minore, della trucidazione del 36enne è stata notificata il 29 luglio del 2019. Eugenio Sinischalchi si è sempre dichiarato innocente, ha sempre respinto quelle gravissime accuse a suo carico.

Ora a sostegno del figlio e di quanto afferma è sceso in campo il papà che ha sempre creduto nelle parole del 28enne di San Mango Piemonte.




Per l’omicidio di Ciro D’Onofrio Inflitti 30 anni a Eugenio Siniscalichi

di Pina Ferro

Era la sera del 30 luglio 2017 quando il 36enne salernitano Ciro D’Onofrio fu trucidato a Pastena con tre colpi di pistola. Per quell’omicidio, ieri, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Salerno, Alfonso Scermino, ha inflitto la pena di 30 anni al 28enne di San Mango Piemonte, Eugenio Siniscalchi. Il pubblico ministero Katia Cardillo, al termine della requisitoria, a carica dell’imputato aveva chiesto la condanna all’ergastolo. Eugenio Siniscalchi, difeso dagli avvocati Silverio Sica e Rosario Fiore, ha scelto di essere processato con il rito dell’abbreviato che gli ha consentito di beneficiare dello sconto di pena di un terzo. In aula erano presenti, in rappresentanza delle parti civili gli avvocati Anna Sassano, Stefania Villani e Domenico Fatano. Siniscalchi si è sempre dichiarato non colpevole. Anche ieri avrebbe ammesso di essere sul luogo dell’omicidio ma di non essere lui l’autore dell’omicidio. L’avvocato Silverio Sica dopo la lettura del verdetto ha dichiarato che proporrà in tempi brevi appello “per vedere ristabilita la verità del caso”. Era il 30 luglio del 2019, circa 2 anni dopo l’omicidio, quando ad Eugenio Siniscalchi fu notificata l’ordinanza di custodia cautelare in quanto ritenuto l’autore del delitto avvenuto a Pastena. L’ordinanza gli fu notificata in carcere dove era recluso per altri fatti. A suo carico vi era l’accusa di omicidio volontario aggravato da premeditazione in concorso (anche il fratello minore di Siniscalchi sarebbe coinvolto nel fatto di sangue e per il quale procede il tribunale per i minori), detenzione e porto illegale di una pistola calibro 9. Ad uccidere Ciro D’Onofrio fu il proiettile che si conficcò tra polmoni e cuore determinando delle lesioni molto gravi, un secondo proiettile attraversò la scapola e il terzo la coscia Eugenio Siniscalchi e il fratello minore, sottolinearono gli investigatori all’epoca dell’arresto di Siniscalchi, giunsero sulla scena del crimine a bordo di un ciclomotore di grosse dimensioni e armati di pistola. Dopo aver sparato contro D’Onofrio esplosero i colpi di arma da fuoco e poi si diedero alla fuga. L’omicidio, secondo la Procura , viene commesso in quel luogo, perchè è un posto estremamente familiare a Siniscalchi e nel quale avrebbe goduto e potuto giovarsi di una serie di “tutele”, di garanzie, dell’omertà delle persone che lo frequentavano, qualora fosse stato individuato. Le indagini, sull’esecuzione di Ciro D’Onofrio, furono affidate alla Squadra mobile di Salerno. Grazie ad intercettazione acquisite da altre inchieste dei carabinieri, è stato possibile accertare accertare come il 28enne, all’ora del delitto, si trovasse proprio in via John Fitzgerald Kennedy, zona Est di Salerno. Attraverso un’accurata analisi della scena del crimine, rilievi tecnici, sequestri dei mezzi e comparazione di reperti, acquisizione di immagini delle telecamere di videosorveglianza, analisi dei tabulati telefonici e intercettazioni e dalle dichiarazioni di persone informate dei fatti, fu possibile per gli inquirenti ricostruire quanto avvenuto quella sera. La vittima fu “convocata” sul luogo del delitto, tre minuti prima dell’esecuzione dello stesso. L’ultimo contatto telefonico che D’Onofrio ha prima di essere ucciso è con una utenza che risulta nella disponibilità di Eugenio Siniscalchi: era il telefono che utilizzava per lo spaccio di stupefacenti. Quel telefono, poi, verrà buttato. Furono le indagini sull’omicidio D’Onofrio, a portare alla luce la fiorente attività di spaccio ed i metodi intimidatori posti in atto dalla famiglia Siniscalchi. A seguito della morte di D’Onofrio furono poste in essere una serie di attività nei confronti di alcuni soggetti sospettati di essere i killer di Pastena. Si trattava di soggetti collegati a D’Onofrio che era sia assuntore che spacciatore di droga. E, proprio per tale motivo le indagini si sono mosse nell’ambito della contrapposizione violenta tra soggetti coinvolti nell’attività di spaccio al fine di conquistare la gestione delle varie piazze di spaccio presenti a Salerno. Tra le persone maggiormente sospettate del delitto vi è stato, fin da subito, Eugenio Siniscalchi. Per tale motivo le investigazioni sono state concentrate su di lui e su una serie di soggetti a lui collegati. Le indagini, hanno portato alla luce il traffico di droga posto in essere e le attività di illecita detenzione e porto di armi da parte di G.S. all’epoca dei fatti minore.




Buoni spesa del Comune alla Guardia di Finanza, il sindaco Napoli consegna la lista

Questa mattina, il Sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, accompagnato dall’assessore alle Politiche Sociali Nino Savastano, ha avuto un incontro con il Comando Provinciale della Guardia di Finanza, il Gen. B. Danilo Petrucelli. Motivo della visita, la consegna della lista dei cittadini che hanno ricevuto il buono spesa per far fronte alle difficoltà economiche conseguenti alla grave crisi pandemica. Superata la prima fase dell’emergenza, quando la priorità era quella di far arrivare il sussidio direttamente alle famiglie interessate, si tratta ora di verificare che effettivamente tutti i beneficiari del contributo rispettino i requisiti del bando.
Ricordiamo, infatti, che i requisiti fissati per la presentazione della domanda al fine di ottenere il beneficio attengono alla posizione reddituale del richiedente. La Guardia di Finanza di Salerno, dopo aver effettuato una prima selezione di tutte le domande presentate, procederà all’approfondimento delle situazioni in cui emergeranno
delle incongruenze dall’incrocio delle banche dati normalmente utilizzate nello svolgimento delle proprie funzioni di polizia economica e finanziaria. L’obiettivo della collaborazione è quello di evitare inutili dispersioni di risorse pubbliche, soprattutto adesso che lo sforzo primario del Comune è orientato, in maniera rapida,
rigorosa e trasparente, a favore di chi realmente sta attraversando una situazione di grave disagio e difficoltà economiche.




Cava de’ Tirreni, coltivava piantine di marijuana sul terrazzo. Arrestato 19enne

Nella serata di ieri, 18 maggio, gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Cava de’ Tirreni hanno tratto in arresto un giovane cavese responsabile di coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, violazione di domicilio e detenzione illegale di materiale esplodente. Gli agenti
intervenivano, in seguito ad una segnalazione telefonica di alcuni cittadini, presso una villetta sita in zona Santa Lucia, dove un giovane si era introdotto furtivamente. Giunti sul posto, notavano la presenza sul balcone del ragazzo descritto, intento ad annaffiare alcune piante, rivelatesi poi essere di sostanza stupefacente del tipo marijuana. Gli agenti quindi entravano all’interno e riscontravano la presenza di materiale per coltivazione e semi di marijuana, lì depositati dal giovane che, dopo aver rotto il vetro di una finestra, vi si introduceva sistematicamente, stante l’assenza prolungata del legittimo proprietario. Dalla successiva perquisizione venivano rinvenute sulla terrazza della villetta quattro piante di marijuana, alte circa cm 45 contenute all’interno di vasi, oltre a materiale e attrezzi vari per la coltivazione tra cui fertilizzanti, taniche di plastica, sacche di terreno e concime. Venivano inoltre rinvenuti sul balcone altri 3 vasi di plastica contenenti germogli di semi di marijuana ed altro materiale per la coltivazione delle piante. Gli agenti estendevano la perquisizione anche all’abitazione in zona del giovane, dove venivano trovati un trancio di hashish del peso di gr. 2,80, un trituratore contenente residui di marijuana ed altro
materiale per la lavorazione dello stupefacente. Inoltre, all’interno della cantina gli agenti rinvenivano materiale esplodente pericoloso detenuto illegalmente dal ragazzo. Nella sua camera da letto infine veniva trovata la somma di denaro di circa 600 euro in banconote di
piccolo taglio, probabile provento dell’attività di spaccio. Il giovane, identificato per G.A, cavese di anni 19, dopo le formalità di rito, veniva arrestato e posto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria agli arresti domiciliari.



Alberto è stato ritrovato e sta bene, sospiro di sollievo per la famiglia

E’ stato ritrovato e sta bene Alberto ragazzo di 18 anni scomparso da questa mattina a Matinella, frazione del Comune di Albanella, in provincia di Salerno.

Alberto è stato ritrovato all’interno di un casolare di campagna poco fuori dal centro abitato del Comune di Albanella.




Tensione sul Lungomare. «Caduta a causa dell’amica, non c’è stata aggressione»

La bagarre avvenuta nell’altro pomeriggio sul Lungomare porterà a delle conseguenze. Per il momento amministrative, anche se la pattuglia della Polizia Municipale sarà chiamata a breve a sottoporsi a tampone orofaringeo di controllo. Terminato il periodo di “incubazione” minimo, gli agenti della Municipale saranno chiamati a sottoporsi il prossimo 20 maggio a preventivo tampone, secondo quanto prevede il rigido controllo sanitario. Non solo, con le due donne protagoniste che sono state identificate dalla Polizia di Stato accorsa sul luogo e sanzionate con due verbali di 280 euro a ciascuna per inottemperanza nell’indossare la mascherina e per non l’aver rispettato il distanziamento sociale imposto dall’emergenza covid. Tra l’altro, solo all’arrivo degli agenti della Polizia di Stato, le due signore hanno fornito le proprie generalità, esibendo i propri documenti di riconoscimento. Finito qui? No, perché le due donne sono state denunciate a piede libero per resistenza al pubblico ufficiale e per aver rifiutato di fornire le proprie generalità. Nell’occasione, è stata identificata anche una terza donna, particolarmente attiva nell’occasione dell’episodio dell’altro pomeriggio, a cercare di attrarre l’attenzione dei presenti per quello che era un tentativo di sollevazione popolare nei confronti degli agenti della Municipale. “Voglio ringraziare tutti per gli attestati di stima ricevuti in queste ore. – afferma Angelo Rispoli – Riteniamo di aver fatto il nostro lavoro e, nell’occasione, eravamo si Polizia Municipale ma anche agenti ausiliari di pubblica sicurezza in un’operazione che stavamo compiendo in sinergia con la Polizia di Stato. Ma mi preme ringraziare i privati cittadini che, in queste ore, hanno addirittura telefonando al Comando della Municipale, declinando le proprie generalità e al fine di rendere testimonianza spontanea. Hanno dichiarato spontaneamente che avevamo operato con piena professionalità nei confronti di due provocatrici”. Una provocazione, dunque rispedita al mittente, se è vero che in queste ore il popolo social si è rivoltato, con la maggioranza pienamente schierata a favore degli agenti della Municipale e, in particolare di Angelo Rispoli. Una situazione concitata, con i video che hanno invaso i social, che spiegano, per certi versi, la dinamica di quanto accaduto nel caldo pomeriggio dello scorso 14 maggio. “La signora, in un primo momento, pur dichiarando di non avere i documenti d riconoscimento, aveva mostrato la sua disponibilità di accettare l’invito a seguirmi per il necessario riconoscimento al Comando. – ricorda Rispoli – E’ un qualcosa che ho segnalato nel dettagliato rapporto di quanto accaduto che ho consegnato al comandante. L’intervento dell’amica che ha cercato di frapporsi fra me e la signora ha, per certi versi, fatto sì che la seconda perdesse l’equilibrio e cadesse, come si evince nei video. Non stava opponendo alcuna resistenza”. Resta l’episodio, brutto, per quanto accaduto. Colpa anche di uno stress emozionale dovuto alla tensione palpabile per questa emergenza e che, in questo momento, potrebbe creare danni davvero molto gravi.




Controlli in città, 45 persone sanzionate senza mascherina

Proseguono i controlli da parte della Polizia municipale di Salerno nei confronti di chi non indossa la mascherina. In questi giorni, insieme agli agenti, il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli è stato presente a numerosi sopralluoghi nei diversi quartieri della città. 45 le persone (di cui 31 uomini e 14 donne) sanzionate, da martedì a giovedì, per mancato indosso della stessa. I controlli sono stati eseguiti a via Trento, piazza XXIV maggio, corso Garibaldi, corso Vittorio Emanuele, piazza Valitutti, lungomare Trieste, gradoni Lama, lungomare Tafuri, piazza Gloriosi, piazza San Francesco, piazza Sinno, via Posidonia, via Trento, via Madonna di Fatima. I trasgressori saranno sanzionati con verbali da 400 euro l’uno. Le due donne, senza mascherina, che nella serata di ieri sul Lungomare Trieste hanno minacciato gli agenti, rifiutando di esibire le proprie generalità, sono state denunciate per minaccia, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Tra l’altro le due signore sono risultate residenti a Giffoni Sei Casali e quindi si trovavano in zona senza giustificato motivo. Al Mercato ittico, poi, i caschi bianchi hanno sanzionato una persona sempre per mancato indosso della mascherina e, a seguire, il soggetto è stato denunciato per oltraggio a pubblico ufficiale.




Testi sierologici per il Coronavirus, al via presso i Centri Verrengia

Per soddisfare le tante richieste ricevute in pochi giorni, dopo aver inviato comunicazione ufficiale alle autorità competenti e nel rispetto del “Protocollo Organizzativo Analisi Sierologiche COVID 19”, I Centri Verrengia da mercoledì 13 maggioinizieranno ad effettuare presso la sede di C.so Vittorio Emanuele, 95 a Salerno i test sierologici per il Coronavirus. Per evitare assembramenti, i test saranno eseguiti, previa prenotazione telefonica, con orario continuato dal lunedì al venerdì, dalle ore 8 alle ore 17.
I test sierologici possono dare utili indicazioni circa un eventuale contatto del paziente con il virus, attraverso la misurazione degli anticorpi IgM, IgG e IgA nel sangue. Presso i Centri Verrengia sarà possibile effettuare, tramite prelievo di sangue, i test IgG, IgA+IgG, IgM+IgG.
“Siamo pronti a dare il nostro contributo al contrasto al COVID 19, offrendo l’opportunità a tutti i Pazienti di effettuare, in totale sicurezza e in ambienti costantemente igienizzati e sanificati, i test sierologici per il Cornavirus utili a comprendere se siamo entrati in contatto con il virus – spiega il prof. Domenico Verrengia, titolare dei Centri Verrengia di Salerno – I risultati dei test saranno comunicati nel rispetto dei protocolli di privacy al Dipartimento di Prevenzione dell’ASL, come abbiamo segnalato alle autorità competenti. Riteniamo che i test sierologici possano aiutare nella fase di riapertura e ripresa delle attività lavorative. Non potevamo sottrarci a questo impegno e abbiamo predisposto tutte le attività nel più scrupoloso rispetto delle prescrizioni di sicurezza, per tutelare la salute di tutti i Pazienti.”