Voti per 30 €, impieghi e pure cresime senza corso

di Redazione Cronache

Voti comprati in cambio di trenta euro o di cresime. Era un vero e proprio mercato del voto quello emerso nel comune di Maddaloni (Caserta) dall’indagine della Dda di Napoli (sostituto procuratore Luigi Landolfi e procuratore aggiunto Luigi Frunzio) e della Polizia di Stato, che ha portato agli arresti domiciliari l’ex consigliere comunale Teresa Esposito, sorella del boss della camorra locale Antonio Esposito, i suoi due fratelli Giovanni ed Edoardo e la mamma dei fratelli, la signora Carmela Di Caprio. Nell’indagine risultano indagati anche il sindaco di Maddaloni, Andrea De Filippo, la cui abitazione è stata perquisita dagli investigatori della Squadra Mobile di Caserta guidata da Filippo Portoghese. Tra gli indagati figura anche un funzionario del Comune. Per l’accusa, il primo cittadino, eletto appena pochi mesi fa, avrebbe promesso controlli “vessatori” in una ditta di distribuzione gas per ottenere un pacchetto di voti da un altro imprenditore, dello stesso settore, che in cambio delle preferenze dei suoi dipendenti voleva che il sindaco fiaccasse la concorrenza. Per tutti l’accusa è voto di scambio e corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso. Nel mirino dei magistrati anticamorra sono finite le elezioni amministrative del maggio scorso, e in particolare la figura di Teresa Esposito, già eletta consigliere in due occasioni, che si era presentata anche alla recente tornata con la lista OrienTiamo; la donna è risultata seconda in lista con 297 preferenze, ma non ce l’ha fatta ad essere eletta. Per gli inquirenti la Esposito e i parenti avrebbero promesso in vista delle elezioni, soprattutto a residenti del loro quartiere, quello di via Feudo in cui il fratello boss storicamente dettava legge, denaro somme dai 10 ai 30 euro – posti di lavoro in aziende comunali e persino cresime. Tra gli episodi emersi quello relativo ad un intermediario della Esposito, che grazie ad un parroco di Arzano (Napoli) avrebbe fatto cresimare venti persone di Maddaloni, senza fare loro sostenere il corso; i cresimati avrebbero poi dato il voto alla candidata. In una intercettazione, la Esposito chiede il voto anche alla famiglia di un uomo che, come lei, è candidato, ma in un’altra lista. I familiari accettano di votarla ma dividendo le preferenze tra il loro parente e Teresa Esposito. Teresa, però, a differenza dell’avversario, paga per ogni voto. Proprio per questo motivo tra i componenti la famigliola scoppia un litigio per accaparrarsi il voto della Esposito, e intascare così i 30 euro. I fratelli Esposito è emerso – procacciavano voti nel quartiere senza spendere il nome del boss; bastava che si facessero vedere perché le persone si adeguassero alle richieste. Nessuno tra i residenti ha denunciato episodi di voto di scambio, ne ha collaborato con le indagini. Tra i capi di imputazione figurano inoltre le minacce rivolte a coloro che in quella tornata elettorale non votarono Teresa Esposito, malgrado la promessa della propria preferenza. Qualche settimana prima del voto, infatti, al fratello boss, venne comminato un ergastolo in primo grado, e questo attenuò sensibilmente il potere intimidatorio di Teresa Esposito, convincendo molte persone a non votarla. Dalle intercettazioni è emersa una vera e propria caccia al traditore, visto che Teresa si attendeva un centinaio di voti in più rispetto a quelli poi presi.




«Modigliani opera»: alla Reggia di Caserta ospite Greta Garcia Hernandez

Sabato 21 luglio, alle ore 20.30, evento speciale presso la mostra Modigliani Opera alla Reggia di Caserta. La serata vedrà la partecipazione di Greta García Hernandez, principale esperta delle opere di Modigliani, che ha progettato un metodo scientifico per autenticare le opere del pittore, in grado di rilevare possibili contraffazioni. Dopo molteplici esperienze e analisi dei dipinti, ha raggiunto una metodología che non si limita allo studio storico ma introduce come novità il fondamentale studio scientifico delle tecniche di esecuzione e dei materiali utilizzati dal pittore.  La mostra in corso di svolgimento a Caserta è a cura della Fondazione Amedeo Modigliani, costruita in collaborazione con la Visionary Minds per la creazione di tecnologie d’avanguardia. Il progetto espositivo è stato creato per soddisfare due dei principali obiettivi della comunicazione culturale: la componente educativa e quella dell’intrattenimento. La fascinazione a cui il visitatore è sottoposto sottolinea in ogni punto del percorso anche la sua funzione didattica e divulgativa, avvicinando al mondo dell’arte un pubblico sempre più ampio.



Pacco bomba al Comune di Montecorvino Rovella: gravemente ferito avvocato

di Erika Noschese Attimi di paura stamattina a Montecorvino Rovella. Ignoti avrebbero fatto recapitare un pacco bomba presso il Comune di Montecorvino Rovella, guidato dal neo sindaco Martino d’Onofrio. L’esplosione del pacco ha ferito il giovane avvocato civilista, Giampiero Delli Bovi 29 anni. Il giovane è ricoverato presso l’ospedale Ruggi d’Aragona in gravi condizioni: potrebbe perdere entrambe le mani ma non sarebbe in pericolo di vita.



Rizzo: «Lascio il mio spazio ai giovani» La sfida è tra Plaitano, Ronga e Di Giacomo

Andrea Pellegrino

Anche a San Mango Piemonte al via la campagna elettorale per le prossime elezioni amministrative, che vedono l’uscita di scena dell’attuale Sindaco in carica, l’avvocato Alessandro Rizzo, il quale, pur avendo facoltà in forza della Legge “Delrio” di proporsi per il terzo mandato, ha spiegato la propria ragione con un atto di coerenza. “Prima della modifica legislativa che ha introdotto il terzo mandato” – spiega Rizzo – “avevo già garantito che non mi sarei candidato neanche al Consiglio comunale, proprio per lasciare spazio ai tanti ragazzi pieni di buona volontà, che hanno molto da dare alla nostra Comunità”. In ogni caso saranno tre le liste che correranno per amministrare il Comune, due delle quali già note alla politica locale. Si tratta della lista “Impegno e Lavoro per San Mango”, guidata da Francesco Plaitano, reduce tra l’altro dalla competizione delle scorse politiche del 4 marzo, che lo hanno visto impegnato in prima persona al Senato della Repubblica con la lista del Partito Repubblicano Italiano-Ala. Plaitano, che di “Impegno” per San Mango ne ha profuso tanto, siede infatti in Consiglio comunale, tra gli scranni dell’opposizione, ma è stato amministratore, assessore e finanche vicesindaco, negli anni ’90 allorquando componeva la maggioranza con l’altro candidato a Sindaco attuale, il luogotenente di Marina Ugo Ronga, a capo della lista “Aria Nuova”, che poi proprio “Nuova” non è, visto che anche Ronga è una vecchia conoscenza della politica Sanmanghese. Si tratta di colui che, dopo aver fatto parte della stessa maggioranza di Plaitano negli anni ’90, si candidò a Sindaco per la prima volta contro Rizzo nel 2013 e ne uscì sconfitto per un solo voto. Inutile la bagarre giudiziaria, articolatasi tra Tar e Consiglio di Stato e che si è conclusa con la bocciatura definitiva dei motivi dedotti da Ronga col patrocinio dell’avvocato Antonio Brancaccio. Le doglianze di Ronga si fondavano sulle autocertificazioni di alcuni suoi rappresentanti di lista, i cui contenuti però sono stati smentiti dall’istruttoria prefettizia delegata dal giudice amministrativo. Non è dato sapere se a carico dei dichiaranti siano stati avviati procedimenti d’ufficio per l’infondatezza di quanto da essi affermato. La novità risiede invece nella terza lista “Insieme per San Mango”, che vede affacciarsi nell’agone il candidato Francesco Di Giacomo, dottore commercialista molto noto in paese. A Di Giacomo gli avversari contestano di non essere oriundo di San Mango. Sorride Di Giacomo “se questi sono gli unici argomenti contro di me, tanto meglio. Abito a poche centinaia di metri dal confine del paese, sono discendente di famiglie sanmanghesi, ma, soprattutto, vivo il paese con un’intensità quasi sconosciuta ai miei avversari, in ragione degli storici rapporti che ho col tessuto e del mio radicamento professionale con questo territorio”. All’obiezione di aver ospitato in lista due consiglieri comunali uscenti e di essere quindi legato alla lista dell’avvocato Rizzo risponde di non aver mai fatto a quest’ultimo neanche una telefonata e di non averlo mai visto partecipare neanche ad una sola delle riunioni programmatiche finora tenute. “Ho stima di lui” -prosegue Di Giacomo- “avendo approfondito molti temi amministrativi in questi ultimi tempi ed avendo compreso bene l’importanza dei risultati raggiunti nonostante le strettezze di mezzi a disposizione del Comune. Ma la mia candidatura nasce unicamente dallo spirito di servizio e resto io l’unico coordinatore del movimento”. Resta un nodo da sciogliere: quello della moglie del presidente della Pro Loco, candidata con Ronga, che creerebbe qualche imbarazzo al marito, che con il Comune dovrà mantenere relazioni istituzionali. All’11 giugno per sapere chi l’elettorato avrà promosso.




Galiziano, la chiesa della “discordia”: i residenti dicono ancora no

Matteo Maiorano

Continua a tenere banco la questione relativa all’edificazione della Chiesa all’interno del parco del Galiziano. Il nuovo progetto, del quale si fa portavoce Aniello Sessa, vedrà coinvolta un’area di 530 metri quadrati all’interno del polmone verde del quartiere di Sala Abbagnano. “Il progetto è eccessivo per quanto riguarda la parte architettonica. Dalla parte bassa del parco si vedrà un dislivello di venticinque metri”. Questo il parere di Claudio Tringari, il quale fa parte del comitato contro la realizzazione dell’area liturgica: “La nostra opinione la metteremo per iscritto e la daremo al Comune: si tratta di un’operazione parecchio invasiva. Nella zona sono presenti già quattro chiese, non vediamo tutta questa necessità di sottrarre questo piccolo spazio verde. Questa chiesa a noi non piace ed è decisamente brutta. L’edificazione è davvero massiccia in una zona già intasata di palazzi”. L’opinione di Claudio Tringari non discosta molto dal pensiero di Giovanni Lambiase: “Il progetto è rientrato rispetto al precedente all’interno del perimetro assegnato alla parrocchia per la realizzazione della chiesa. Il problema è l’ingombro di questa chiesa, ci sono altre strutture al suo interno, come l’area teatro, che arrivano fino alla recinzione di legno che raccoglie la zona dove i bambini giocano con gli scivoli. La parte bassa della struttura comprende aule che affacciano sul parco e stanno al confine senza un’adeguata distanza. Nella parte superiore sorgerà la casa del prete di 140 metri quadri. La presenza di una decina di aule non si comprende, sono spazi enormi non giustificati. L’area è stata assegnata dal Comune mediante una convenzione, ma non se ne comprende la funzionalità”. Aniello Sessa cerca invece di spostare l’attenzione sul diritto di edificazione che la Chiesa possiede all’interno del parco: ”Il progetto non è per niente impattante e risponde alle esigenze della comunità. L’errore sta nell’intendere questo “spazio verde” come pubblico ma non è così. Sono 2257 metri quadrati di proprietà della parrocchia, quindi privati. Saremo poi tutti noi ad usufruirne. La Cei avrebbe consentito alla realizzazione di una Chiesa di 800 metri quadrati (un terzo dell’intero parco) mentre adesso si andrà a costruire un’area liturgica di poco più di 500 metri quadrati proprio perché, avendo rinunciato al progetto originario che era stato comunque approvato per venire incontro alle esigenze e alle lamentele della comunità, venne ritirato e ripresentato in misura ridotta all’interno del suolo di proprietà”.




Oggi si celebra la festa del papà: padri “separati” soffrono per i figli

Matteo Maiorano

Giornata importante, quella di oggi, per i papà. Il 19 marzo, in- fatti, oltre a festeggiare San Giuseppe, si celebra la figura paterna. La festa del papà, come la intendiamo oggi, nasce nei primi de- cenni del XX secolo, complementare alla festa della mamma per festeggiare la paternità e i padri in generale.Si tratta di una celebrazione che si tiene in tutto il mondo, seppur in giorni e mesi differenti. In quest’occasione, abbiamo voluto celebrare i papà raccontando le loro storie. spesso difficili anche a causa di una separazione che comporta poi l’allontanamento dai figli, per scelta della madre, del giudice e degli stessi bambini che, raggiunti un’età matura, scelgono di interrompere ogni rapporto con il padre, per svariate ragioni.  “Ho deciso di dedicare ai miei figli la mia vita affinché non gli manchi la figura paterna”. La storia di Domenico B. lo porterà oggi a vivere insieme a propri figli la festa del papà, nonostante un affidamento condiviso. “I miei figli sono ormai maggiorenni. A settimane alterne mi reco a casa e vivo con i miei figli”. Domenico si ritiene un uomo fortunato rispetto a tanti altri: “Conosco varie vicende diverse dalla mia e per questo valuto positivamente la mia questione. Ai miei figli non do esclusivamente il mantenimento ma soprattutto la presenza di un padre. Spero che un giorni essi comprendano i sacrifici che tutti i padri fanno e la mia vicinanza comprende l’importanza di trasferire determinati valori di vita e di famiglia. Non starò tutto il giorno con loro ma condivideremo insieme le ore del pranzo”. Domenico si sofferma inoltre più in generale sulla festività di oggi “Dovrebbe essere incentrata, più che sui genitori, sui figli: il compito è fargli comprendere cosa noi padri facciamo per loro. Alle madri , soprattutto quelle separate come nel mio caso, il compito di far no- tare ai propri figli il ruolo e il sacrifici della figura paterna, la quale, pur non vivendo la propria giornata con essi, la impegna con il lavoro per mantenere se stesso e la prole. Spesso alcuni padri separati vengono estromessi dalla famiglia quindi non c’è molto da festeggiare. Se oggi infatti non è giorno di affido per la legge non possono infatti nemmeno pretendere di tra- scorrere delle ore in loro compagnia. Niente e nessuno potrà restituire il mancato rapporto con i figli”. Domenico è stato trai i primi a Salerno a battersi per il di- ritto di parità genitoriale: “Ho dato la casa ai miei figli, pago tutte le spese ed in più gli do una quota mensile. In casa con loro vivo a settimane alterne. Non volevo perdere le piccole cose della vita come le cene insieme o i film in compagnia sul divano. Il male è rappresentato da quelle madri che non hanno rispetto né per i padri che per i figli, credendo egoisticamente che questi abbiano bisogno del solo amore materno”.

“Una festa inventata dalla società per farci venire sensi di colpa”

Vive con sereno distacco la festa del papà Ivano Formetta. L’uomo giudica la giornata di oggi “una festa inventata dalla società far venire sensi di colpa ed emozioni tristi a persone separate. Inoltre il 19 marzo crea false emozioni positive per gonfiare l’ego di padri non separati, ci si Illude e ci viene messo nella testa che sia un giorno importante. Per me è un giorno come tutti gli altri e va vissuto a pieno come fosse l’ultimo. La visione di Ivano ricalca una sorta di carpe diem:” La gente pensa a preparare la festa che avverrà lunedì ma non si rende conto della bellezza della vita che deve essere vissuta a pieno in questo esatto momento, perché purtroppo è così: oggi ci sei ma domani non lo sai. Padre come tanti, si sofferma sulla figura della prole: “I figli non sono nostri. Noi siamo solo uno strumento di Dio. Non abbiamo la proprietà di niente, ma solo la responsabilità di crescerli”. Non è la prima volta che l’uomo si trova a vivere la festa del papà in assenza dei propri figli: “Vivrò la cosa serenamente. Ho trovato una sorta di pace interiore,sono schietto”. Una visione della festa del papà un po’ differente da quella che in genere si ha ma non per questo meno importante, solo perchè si ha un giudizio totalmente differente dai classici luoghi comuni.

“Ho perso l’infanzia dei miei bambini”

La festa del papà che vivrà Claudio S. sarà molto diversa dalle altre. Niente bracci di ferro o carezze con i propri figli, perché la giornata di oggi l’uomo la vivrà lontano chilometri dai suoi due bambini. Claudio ha vissuto dal 2002 un’escalation di vicende giudiziarie che lo hanno portato da Eboli fino ad un paesino della Toscana, passando per la Sardegna. “Ho perso l’infanzia dei miei figli ed il tempo non può tornare indietro”. Noi invece tentiamo di farlo, provando a riavvolgere il nastro a quanto successo sedici anni fa: “La mia ex moglie conobbe persone che l’hanno cambiata in tutto e per tutto. Pochi anni dopo mi ha accusato di stalking nei suoi confronti, lei frequentava con un altro uomo. Ho trascorso quindici giorni nel carcere di Alba e successivamente mi hanno trasferito ad Eboli, laddove ho vissuto con mia madre sei mesi agli arresti domiciliari”. La ex moglie si era intanto trasferita in Sardegna a sua insaputa con i figli: “Ho perso le tracce di tutti, sono venuto a sapere brutte cose che sono capitate ai miei due figli e tre anni fa mi sono subito fiondato da loro”. Bambini che, a detta di Claudio, sono stati segnati per sempre: “ In mia assenza sono stati maltrattati. Adesso sono stati affidati alla mia ex suocera perché purtroppo io sono senza lavoro. Sono in cerca da diverso tempo, attualmente vivo in Toscana ospite di mia zia”. Claudio si sofferma inevitabilmente sulla festa del papà: “Tutti i papà separati la passeranno uno schifo, perché una persona fa tanti sacrifici per tirare su un figlio e da un giorno all’altro se li vede portar via. Quando lo fanno ti portano via una parte di cuore che non tornerà mai più”. Storie di vita difficili, quelle raccontate da questi papà e che forse li rendono anche un po’ eroi proprio per la distanza dai loro figli.




Sacchetti di immondizia davanti l’Ostello della Gioventù a Salerno

Erika Noschese

Sacchetti di rifiuti lasciati per strada, nei pressi dell’Ostello della Gioventù, in via dei Canali a Salerno. E’ quanto emerso da un sopralluogo effettuato dal sindaco Enzo Napoli e dall’assessore all’Ambiente, Angelo Caramanno nella giornata di domenica. Sacchetti di rifiuti lasciati per strada, nei pressi dell’Ostello della Gioventù, in via dei Canali a Salerno. E’ quanto emerso da un sopralluogo effettuato dal sindaco Enzo Napoli e dall’assessore all’Ambiente, Angelo Caramanno nella giornata di domenica. “Da non credere ai propri occhi. Un incivile ha fatto tutto questo, ma ha lasciato tracce che potranno consentire di individuarlo e sanzionalo con la massima severità. Il tutto in prossimità dell’Ostello della Gioventù frequentato da tanti turisti. Si è provveduto alla rimozione dei rifiuti. Deve prevalere un senso etico di cittadinanza altrimenti tutto diviene sempre più difficile”, ha scritto il primo cittadino di Salerno. Dunque, l’amministrazione comunale di Salerno avrebbe già provveduto alla rimozione del sacchetti di rifiuti ma, stando a quanto riferito dallo stesso sindaco, l’autore dell’incivile gesto potrebbe presto essere rintracciato e sanzionato, come prevede la legge, poichè sarebbero stati trovati documenti contenenti dati personali del soggetto in questione. L’Ostello della Gioventù è una di quelle zone prese di mira dagli incivili che, sempre più spesso, incuranti del buon senso e delle regole basi per una civile convivenza, lasciano sacchetti di rifiuti in ogni dove. La situazione sembra essere ulteriormente peggiorata, anche a causa dell’incuria di chi dovrebbe controllare e prendere seri provvedimenti ma nulla fa per tentare di migliorare la situazione.




Nessuna molestia sessuale alla paziente

Pina Ferro

Nessuna molestia sessuale da parte del medico durante la visita alla giovane paziente. Ribaltata la sentenza di primo grado a carico del dottor Giovanni De Vita in servizio al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. I giudici della Corte di Appello di Salerno hanno assolto dall’accusa di violenza sessuale il camice bianco, difeso dall’avvocato Silverio Sica. In primo grado al medico era stata inflitta una pena di 2 anni (pena sospesa). A rivolgersi alla magistratura era stata una giovane salernitana che all’epoca dei fatti aveva 17 anni. Secondo il racconto della vittima, questa il 17 aprile del 2005 si sarebbe recata al pronto soccorso del Ruggi in quanto avvertiva dei forti dolori dovuti, come sarà appurato in seguito ad una colica renale. A visitare la 17enne fu il dottor De Vita. La giovane racontò che nel corso della visita il camice bianco le effettuò anche delle pressioni sulla zona zona pelvica procurandole del dolore. Sempre secondo il racconto della denunciante, al termine della visita la ragazza si ritrovò tra le mani un bigliettino dove era stato annotato il numero di telefono del sanitario, l’invito ad un incontro seguito dalla promessa di un regalo di 500 euro. Il perito nominato dalla Corte ha attestato che nella valutazione finalizzata ad una diagnosi di colica renale è normale che il medico vada ad effettuare delle pressioni anche sulla zona pelvica ed è altrettanto normale il dolore che l’allora adolescente ha affermato di aver sentito. Si tratta, appunto di manovre necessarie alla formulazione della diagnosi. Inoltre, il perito ha anche attestato che il pronto soccorso non ha a disposizione le gocce che, secondo il racconto della 17enne, sarebbero state somministrate alla giovane paziente. Particolare questo dell’assunzione del farmaco riferito in un secondo momento. Dimessa dal pronto soccorso la ragazza si recò immediatamente al drappello di polizia dove denunciò solamente la consegna del bigliettino da parte del camice bianco ma non le presunte molestie. Cosa che fece successivamente. I giudici della Corte d’appello alla luce della perizia hanno assolto il sanitario salernitano.




A Torrione la prima “Piazza del cuore”

Erika Noschese

Torrione ha la sua “Piazza del Cuore”. Nella mattinata di ieri si è tenuta l’inaugurazione della prima “piazza del cuore”, un progetto fortemente voluto dal consigliere di giovani salernitani-demA, Dante Santoro. Un progetto importante per diffondere la cultura della pre- venzione attraverso la diffusione in città di defibrillatori pubblici da usare in caso di emergenza.«Oggi è un traguardo importante per il quartiere di Torrione ma anche per la città di Salerno. Installiamo il primo defibrillatore pubblico, chiamandolo appunto Piazze del cuore per rimettere al centro del dibattito la parola prevenzione», ha dichiarato Dante Santoro. «Ricordiamo che oggi ha un doppio significato quest’iniziativa – ha aggiunto – perchè ricordiamo Antonio Ciccarelli, un giovane che ci ha lasciato troppo presto. Purtroppo, c’è sempre un drammatico dubbio che se ci fosse stato un defibrillatore avremmo potuto avere ancora con noi Antonio. Ringraziamo gli amici che hanno organizzato questo quadrangolare di calcio». L’acquisto del defibrillatore installato a Torrione, alle spalle della chiesa Santa Maria ad Martyres è stato possibile grazie al I memorial Antonio Ciccarelli, donato intera- mente dalla raccolta fondi. Secondo step sarà una formazione, realizzabile sempre grazie a quest’iniziativa. 15 residenti della zona e frequentatori della parrocchia saranno impegnati in un corso di primo soccorso per l’utilizzo del defibrillatore. All’inaugurazione della piazza del cuore era presente anche la signora Lucia, la zia del giovane Antonio, morto prematuramente nel mese di settembre a causa di un infarto. Acquistare questo strumento salva-vita è stato possibile solo grazie agli amici ed ai parenti del giovane salernitano che hanno così organizzato il primo memorial Antonio Ciccarelli. «È un passo importante per la nostra città sperando si sensiblizzi chiunque dovrebbe adoperarsi per permettere l’installazione dei defibrillatori, senza dover attendere eventi tragici per intervenire», ha dichiarato la signora Lucia. «E’ importante avere defibrillatori nelle piazze ma è necessario che ne siano dotate le ambulanze. Il primo soccorso è fondamentale e se arriva un’ambulanza sprovvista di defibrillatore possono verificarsi queste tragedie. Purtroppo, è stata una fatalità ma forse si poteva fare qualcosa perché Antonio è andato in arresto dopo 15 minuti e se fosse stato subito rianimato forse non sarebbe successo», ha poi aggiunto.

 




Studenti al freddo, sciopero al Profagri

Erika Noschese

Sciopero bianco stamane all’istituto Agrario, Profagri, di Salerno. Da circa un anno, infatti, la scuola è priva di riscaldamenti ed in questi giorni di freddo gli studenti ne risentono particolarmente. Vane le promesse della dirigente scolastica che aveva concesso, per poi rifiutare, di permettere agli alunni di uscire da scuola alle 11. Quest’oggi, gli studenti hanno deciso di entrare nelle rispettiva aule ma senza lezioni fin quando non si procederà alla sistemazione dei riscaldamenti. Solo allora, infatti, si riprenderanno regolarmente le lezioni scolastiche. La situazione non sembra essere molto differente da quella che si verifica in altri istituti del salernitano i cui studenti, ogni anno, si ritrovano a studiare in pessime condizioni proprio a causa dei riscaldamenti, spenti o – come in questo caso – totalmente assenti.