Immobile fittato e non utilizzato Condanna per Villani e per l’ex Giunta

Andrea Pellegrino

Per anni la Provincia di Salerno ha pagato il canone per una struttura mai utilizzata. Così, la seconda sezione centrale di Appello della Corte dei Conti ha condannato l’ex giunta provinciale presieduta da Angelo Villani. Oltre 330mila euro il danno inizialmente ipotizzato dalla procura della Corte dei Conti per l’affitto dell’immobile Torre dei Ladri, cinquecento metri quadri nel cuore del centro storico di Salerno. Originariamente destinato al museo della scuola medica salernitana, l’anno successivo (nel 2007) viene individuato, dalla giunta provinciale, come sede di uffici provinciali. Canone mensile: 12mila euro. Ma nel 2009 gli uffici – secondo una denuncia presentata dalla nuova giunta provinciale subentrata all’esecutivo Villani – «sono ancora in stato di abbandono e con lavori non del tutto completati». Ma non solo. Le successive indagini della Procura della Corte dei Conti hanno evidenziato l’«irrazionalità» della scelta «per l’elevata difficoltà di accesso e la presenza di barriere architettoniche per raggiungere l’immobile, situato al vertice angusto di una importante via del centro storico». Scrive, infatti, la Procura: «Piccola piazza M. D’Aiello, nel cuore degli angusti e affollati spazi dell’antico centro, il cui accesso con autovettura è consentito solo ai residenti -zona a traffico limitato, Ztl- con possibilità di parcheggio limitato – non sono evidenziabili, peraltro, posti eventualmente riservati a disabili». A quasi 200mila euro ammonta la condanna inflitta dalla Corte dei Conti a ex amministratori ed ex dirigenti provinciali. Più di 52mila euro la somma che l’ex presidente della Provincia di Salerno, Angelo Villani, dovrà risarcire all’Ente. Ventisemila euro dovranno essere invece sborsati Gennaro Caliendo. Oltre centoquindicimila euro dovranno essere divisi tra gli ex componenti della giunta Villani. Si tratta di Francesco Alfieri (ex sindaco di Agropoli ed attuale capostaff del presidente della Regione Vincenzo De Luca), di Maddalena Arcella, Gaetano Arenare, Massimo Cariello (attuale sindaco di Eboli), Corrado Martinangelo e Giovanni Iuliano. Millesettecentocinquanta euro dovranno essere sborsati dagli ex assessori Rocco Giuliano (attuale primo cittadino di Polla) e da Guerrino Terrone. Infine, condanna da 5400 euro per il funzionario Catello Bonadia. Somme, tra l’altro, tutte da maggiorare della rivalutazione e degli interessi. Assolto, invece, il dirigente Angelo Cavaliere.




Avellino bocciato dal Tar ed escluso dalla B

Avellino, la richiesta di sospensiva per l’esclusione dal campionato di Serie B decretata dal Collegio di garanzia del Coni è stata respinta dal Tar del Lazio. La rabbia dei tifosi espressa soprattutto sui social mette nel mirino il presidente Walter Taccone, accusato di essere il principale responsabile della debacle sportiva. Teoricamente, l’Us Avellino dovrebbe ricominciare dalla Serie D ma i termini per iscriversi a questo campionato scadono nella giornata di oggi entro la quale dovrebbero essere versati alla Lega Dilettanti 170 mila euro per l’iscrizione. Allo stato nulla si sa delle intenzioni dei vertici del sodalizio irpino.

In mancanza, la società si vedrebbe costretta a depositare in tribunale i libri contabili e attendere il fallimento. In questo caso, l’Us Avellino potrebbe ripartire dal campionato dilettanti di Eccellenza. Nessun comunicato e alcuna dichiarazione, al momento, trapela dall’entourage del presidente Taccone che insieme ad altri soci aveva rilevato l’Us Avellino nel 2009 dal fallimento della gestione affidata al presidente Massimo Pugliese. La promozione in serie B era stata conquistata nel 2013.

Secondo il presidente della Provincia di Avellino, Domenico Gambacorta “questa decisione del Tar Lazio non è né serena né equilibrata. Si determina un danno irreparabile per l’Us Avellino, condannando la storia di una città e di una provincia che sono state dieci anni in serie A e tantissimi in serie B. Ci si è trincerati dietro formalismi dimenticando anche tanti altri aspetti”.

Nelle ultime ore si è fatta largo una indiscrezione che potrebbe bloccare i campionati. Il patron dei ‘Lupi’ Walter Taccone potrebbe intentare una nuova azione a tutela dell’Avellino come l’attesa della Camera di Consiglio prevista il 13 settembre e dunque il ricorcorso al Consiglio di Stato.

MANCATO RILASCIO DELLA LICENZA NAZIONALE
Col ricorso proposto – per il quale è stata fissata per la trattazione collegiale la Camera di consiglio del 13 settembre 2018 – si chiedeva l’annullamento del dispositivo 479/2018 del Collegio di garanzia dello sport presso il Coni con il quale il 31 luglio è stato respinto il ricorso proposto dall’Us Avellino contro il provvedimento del Commissario Figc 33 del 20 luglio 2018 di mancato rilascio della licenza nazionale 2017-2018 e di conseguente non ammissione della stessa società al campionato di Serie B per la stagione sportiva 2018-2019.

LA MOTIVAZIONE DEL PROVVEDIMENTO
Fortemente tecnica la motivazione del provvedimento con il quale si è ritenuto che il ricorso e i motivi aggiunti «alla stregua della sommaria delibazione propria della fase cautelare del giudizio ex art. 56 c.p.a., non presentano sufficienti profili di fumus boni iuris». In più, il Tar ha ritenuto che «le censure spiegate avverso le regole e prescrizioni di cui ai Comunicati Ufficiali Figc n. 27/2018 e 49/2018 non sono esaminabili in applicazione del cosiddetto vincolo della pregiudiziale sportiva; la disciplina dell’art. 147 c.p.c. (in tema di tempi delle notifiche) non sembra applicabile in via estensiva alle comunicazioni; il titolo IV del comunicato ufficiale Figc n. 49 2018 (Ricorsi) non prevede un termine finale per la presentazione dei ricorsi e per le eventuali integrazioni documentali correlato alla scadenza del termine previsto a carico della Co.Vi.Soc e della Commissione criteri infrastrutturali e sportivi-organizzativi per la comunicazione alle società dell’esito dell’istruttoria sulle domande di concessione della licenza, stabilendo piuttosto un termine a data fissa; cosicché, comunque, l’eventuale tardività della comunicazione dell’esito dell’istruttoria in nessun modo avrebbe potuto determinare una diversa scadenza del termine perentorio finale per la presentazione dei ricorsi e della documentazione integrativa»




I devastatori pronti ad altri raid. Domani dal Gip

NOCERA INFERIORE – Pensavano anche a cavalli di ritorno oltre alle spedizioni distruttive a Salerno per poi vantarsi su un gruppo whatsap di quanto avevano fatto. Saranno sentiti domani dal giudice per le indagini preliminari Mariella Zambrano: Ciro Torino, 28 anni; Carlo Verde 19 anni; Francesco Iaquinandi 23 anni; Gaetano Verde 19 anni; Corrado Fiamma 19 anni; Roberto Pagano 20 anni; Antonio Marrazzo 20 anni; Alfonso Ciancia 18 anni tutti di San Marzano sul Sarno e Antonio Iaccarino 29 anni di Pagani finiti ai domiciliari martedì mattina.  I nove sono accusati di devastazione. Pare non avessero alcuna intenzione di fermarsi, così come sui evince dal gruppo che avevano formato. Dalle intercettazioni è venuto fuori addirittura che dopo aver rotto il vetro di un’ambulanza hanno commentato che la prossima volta magari, considerato che il vetro del mezzo di soccorso costava molto, avrebbero potuto procurarsene uno uno per poi proporre la cessione alle loro stesse vittime.  Al giudice i nove ragazzi dovranno chiarire molti aspetti delle spedizioni distruttive che sono state poste in atto.  hanno cominciato ad avere paura solo dopo che alcuni di essi sono stati sentiti dalle forze dell’ordine. Sempre via chat si preoccupavano di raccomandare di cancellare le conversazioni oltre a chiedersi chi avrebbe potuto “tradirli”. I nove compariranno dinanzi al Gip insieme ai legali di fiducia.




La Rada si aggiudica l’appalto

Andrea Pellegrino

Sarà ascoltato questa mattina – dai pm titolari dell’inchiesta – Giuseppe Cavaliere, direttore del Consorzio “La Rada”, finito ai domiciliari insieme a Biagio Napolano, componente dello stesso consorzio salernitano. Cavaliere, assistito dall’avvocato Paolo Carbone, sarà presente stamattina, alle 12,00, alla Procura di Santa Maria Capua Vetere per l’interrogatorio di garanzia. Cavaliere, a quanto pare, è il fulcro dell’inchiesta che ha portato in manette anche l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere. Al centro alcuni appalti, i rapporti con i politici ed un servizio di “Ludobus” aggiudicato proprio a “La Rada” ma mai realizzato, secondo quanto si legge dall’ordinanza del Gip. E sempre la Rada, finita anche al centro di polemiche politiche, ieri si è aggiudicata l’appalto per l’affidamento della gestione integrata degli asili nido comunali per tre anni a Salerno città. In una movimentata seduta di gara, presieduta da Alberto Di Lorenzo, il consorzio (presente con la rappresentante Elena Silvestri) ha avuto la meglio su “Nasce un sorriso” di Potenza. Sulla gara c’è la richiesta di accesso agli atti del rappresentante del consorzio lucano, Nicola Becce, che aveva chiesto anche chiarimenti rispetto all’inchiesta e al coinvolgimento de “La Rada”. «Presenteremo ricorso – dice Becce – ci sono ventidue punti di differenza (mai capitato, dice) sull’offerta tecnica. Questi sono punteggi che attribuisce la commissione. Noi chiediamo trasparenza, anche alla luce di ciò che leggiamo sulla stampa». Richiesta che nelle ultime ore era stata avanzata anche dal consigliere comunale di Forza Italia Roberto Celano che ha chiesto anche la convocazione di una seduta della commissione trasparenza. Ancora, giungono da più parti le richieste di chiarimento sugli appalti vinti dal consorzio “La Rada” a Salerno città ed in provincia. Anche la Cgil chiede un approfondimento: «L’eventuale utilizzo fraudolento di fondi pubblici, se confermato dalla Magistratura, sarebbe un fatto gravissimo – spiega Arturo Sessa – Le politiche sociali, il terzo settore e soprattutto l’utenza, fatta di persone in carne ed ossa bisognose di assistenza, ne uscirebbero pesantemente umiliate e danneggiate. I fondi, che hanno già subito negli ultimi anni ingenti tagli, devono essere utilizzati al meglio. Bisogna individuare le buone pratiche, quelle solide, in grado di moltiplicare e non di distrarre le risorse pubbliche e di conseguenza scartare i progetti scadenti, inutili, utilizzati al solo scopo di asservire logiche clientelari e per avvantaggiare il sistema politico compiacente. E’ utile e necessario fare chiarezza anche per difendere la storia di quel terzo settore, fatto di Cooperative e di imprenditori che da anni svolgono seriamente il loro lavoro e che hanno saputo costruire realtà solide e sane, al solo scopo di erogare servizi di qualità alla comunità. Sarà indispensabile, già dalle prossime fasi di concertazione territoriale in sede di convocazione da parte dei Piani di Zona, lavorare in una logica di sistema con tutti gli attori coinvolti, dalle istituzioni, al terzo settore alle organizzazioni sindacali. L’obiettivo non deve essere quello di assegnare i fondi a questa o quella cooperativa, ma individuare i progetti migliori che rispondano ai reali bisogni dei cittadini e nel modo migliore possibile. La Cgil di Salerno – prosegue Sessa – nel rispetto delle indagini della Magistratura chiede che si verifichi la possibilità e l’opportunità di escludere tale Consorzio dalle gare in essere, salvaguardando i livelli occupazionali al fine di tutelare utenza e servizi, esaminando con attenzione la corretta e concreta attuazione dei servizi diretti e indiretti già affidati in precedenza»