Sport ed entusiamo a Santa Margherita per la chiusura della MiniUniversiade

di Giovanna Naddeo

Una grande festa per salutare la maratona del divertimento firmata MiniUniversiade 2019 quella tenutasi nella serata di mercoledì presso la parrocchia di Santa Margherita e San Nicola del Pumpulo nel rione Pastena, a Salerno. Oltre cinquanta bambini hanno affollato fino a tarda sera il sagrato in occasione della cerimonia di conclusione della manifestazione che si è affiancata all’evento internazionale sportivo dell’anno. Ma prima, nel pomeriggio, l’incontro a Palazzo Santa Lucia con il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca: «Abbiamo voluto fortemente questo progetto, realizzato dalla società inhouse Scabec, con l’obiettivo di coinvolgere e far partecipare i ragazzi delle periferie e alcuni dei minori coinvolti in attività di recupero sociale e di formazione. Un progetto che ha visto la realizzazione di un ricco programma di eventi e attività sportive per una lunga “maratona del divertimento”, ma anche l’occasione per ripristinare e per realizzare lavori di manutenzione straordinaria di alcuni impianti e campetti polivalenti». A proposito delle infrastrutture, De Luca ha continuato: «Oggi gli impianti sportivi delle Universiadi sono affidati all’Aru, poi parleremo con i 21 Comuni interessati. Chiederemo con onestà se ce la fanno con il personale che hanno a garantire gestione e manutenzioni. Se ce la fanno bene, altrimenti dovremo ragionare su altre soluzioni». E poi: «Le Universiadi sono state l’occasione anche per investimenti sulla manutenzione stradale, ma anche per iniziative sociali come le MiniUniversiadi, impegnando realtà sociali, coinvolgendo le parrocchie e creando un bel clima in tutta la Regione». Significativi gli interventi realizzati nel quartiere Pastena, come la messa a nuovo del campetto e degli spogliatoi, unica sede salernitana della mini olimpiade universitaria, organizzata in loco dalla cooperativa “Saremo Alberi”. Tra gli appuntamenti in calendario, anche due aperitivi letterari con il giornalista Marino Bartoletti e lo scrittore Andrea Pau. «All’incirca 150 i bambini e ragazzi provenienti da tutta la città e che quotidianamente hanno preso parte alle nostre iniziative» dichiara il presidente della cooperativa, Renato De Rosa. «Giorni all’insegna dello sport e dell’entusiasmo ma anche occasione per rilanciare il nostro quartiere e la sua comunità. Siamo partiti, adesso bisogna continuare da qui».




Silverio Sica, boom di voti “Governerò in sintonia con tutti”

Silverio Sica è il neo presidente dell’Ordine degli avvocati di Salerno. L’elezione è arrivata nella tarda serata di ieri dopo uno scrutinio durato un giorno e mezzo. A votare sono stati 2904 avvocati su 4100 aventi diritto. E’ la prima volta che viene registrato9 un numero così alto di affluenza alle urna, come è la prima volta che è stato registrato un numero alto di candidati al consiglio dell’ordine forense. Il terzo piano del vecchio palazzo di giustizia è stato affollato, fino a tardi, di candidati ed avvocati in attesa che si concludessero tutte le operazioni di scrutinio da parte dei tre seggi che erano stati allestiti. Il nuovo consiglio è così composto: Silverio Sica, Paola Ianni (foto), Stefania Vecchio, Valerio Iorio, Ersilia Trotta, Angela Ferrara, Consiglia Fortunato, Alberto Toriello, Cecchino Cacciatore, Saverio Accarino, Felice Egidio, Francesco Ceschini, Federico Acocella, Fabio Moliterno, Renato Galdieri, Angelo Dente, Luigi Palmieri, Giovanni Allegro e Brunella De Maio. L’opposizione è formata da Carmen Piscitelli e Clementina Tozzi (della lista 4.0). «Credo sia stato un grande successo di tutti i miei candidati. Le donne sono state premiate in modo particolare perchè era obbligatorio votarle. C’era l’obbligo delle quote rose. Non sappiamo al momento l’opposizione quanti consiglieri avrà. Durante lo scrutinio in alcuni momenti abbiamo sfiorato i 21 candidati. E’ stato un successo di tutta la squadra ed un mio successo. Basti pensare che l’unica cosa che ho fatto è stata quella di inviare una lettera a tutti gli iscritti. Non potevo fare di più perchè quando sono stato interpellato era già tardi. Governerò in sintonia con l’opposizione e proteggerò l’ordine» «Ringrazio per la fiducia concessami dai colleghi, sono pronto a mettermi al servizio dell’avvocatura tutta!» Ha dichiarato Renato Galdieri rappresentante dell’associazione nazionale forense (Anf) alla sua prima elezione. R i c o n f e r m a t o anche Fabio Moliterno il più giovane consigliere dell’ordine. Ieri ha seguito fino alla tarda mattinata le operazioni di scrutinio prima di convolare a nozze (nel pomeriggio).




A Salerno le nuove leve tentano la scalata al vecchio clan D’Agostino

di Pina Ferro

I numerosi arresti operati negli anni hanno portato ad una riduzione della capacità operativa di diversi clan. Questo ha creato un “vuoto di potere”che avrebbe favorito l’ascesa di giovani spregiudicati, alla guida di gruppi protesi essenzialmente a ritagliarsi spazi sul territorio mediante azioni violente. E’ quanto si legge nella relazione della Direzione Investigativa Antimafia al Parlamento, relativa al secondo semestre del 2018. Accanto all’ascesa di nuove leve, va evidenziata la capacità di rigenerazione interna delle organizzazioni storicamente più radicate, che hanno sviluppato, accanto agli affari illeciti “tradizionali”, tecniche sempre più efficaci di infiltrazione del tessuto socioeconomico, politico e imprenditoriale, che hanno portato al controllo di settori nevralgici dell’economia provinciale. Tra questi, la costruzione di opere pubbliche, la fornitura e la gestione dei servizi, ottenuti anche attraverso il condizionamento di Enti territoriali locali. Non mancano rapine, anche in danno di furgoni portavalori, truffe ai danni dello Stato, delle assicurazioni e di singoli cittadini. Si tratta di condotte di minore spessore criminale, comunque in grado di assicurare un profitto adeguato. Continuano a essere largamente praticate anche l’usura e l’esercizio abusivo del credito, che costituiscono un vero e proprio mercato finanziario parallelo. Sul territorio della città di Salerno ad imporsi è ancora lo storico clan D’Agostino, che ha retto al tentativo di “scalata”, alcuni anni or sono, da parte di gruppi composti anche da giovani leve, che volevano approfittare dello stato di detenzione in regime ex articolo 41 bis del capo clan. Si tratta dei gruppi Faggioli-Ubbidiente che, tra il 2004 ed il 2006, avevano provato a contrastare l’egemonia del clan D’Agostino, i cui capi sono oggi collaboratori di giustizia; del sodalizio Stellato -Iavarone, la cui formazione risale al periodo 2007-2008, che, con azioni particolarmente violente, aveva cercato di assumere il controllo, nel capoluogo e nell’hinterland salernitano, degli affari illeciti derivati dalle estorsioni e del traffico di stupefacenti. Parallelamente (2007-2009), nel dinamico contesto criminale cittadino e quale diretta promanazione del clan Panella – D’Agostino, tentava di imporsi il gruppo D’AndreaVillacaro, i cui capi clan sono detenuti, contrapponendosi alle mire del citato gruppo Stellato Iavarone. La recente scarcerazione di soggetti dall’indiscusso profilo criminale, unitamente alla presenza di nuove leve delinquenziali prive di scrupoli, avrebbe riacceso i contrasti per affermare la leadership criminale in alcune zone cittadine, dove gestire il traffico di stupefacenti, l’usura, le rapine e le estorsioni. In tale contesto si inserisce il tentativo di omicidio di tre fratelli, verificatosi la notte del 12 luglio 2018 a Salerno, a seguito di una violenta lite per fatti connessi alla cessione di stupefacenti. Le indagini avrebbero accertato che tra gli autori del citato episodio figurerebbe il figlio del promotore del clan Stellato.

Il clan Cava di Quindici ha messo radici nell’Alta Valle dell’Irno

Il comune di Vietri sul Mare era considerato, fino a qualche tempo fa, immune da fenomeni di infiltrazioni criminali, sebbene già nel 2008 si fosse registrata un’improvvisa escalation di atti criminali. Va letto tuttavia con attenzione l’episodio avvenuto il 18 agosto 2018, quando è stata danneggiata una barberia, condotta da un pregiudicato: la dinamica dell’evento non può far escludere che si sia trattato di un tentativo di intimidazione posto in essere da esponenti di organizzazioni criminali. Nel comune di Cava de’ Tirreni, gli investigatori confermano l’influenza dello storico clan Bisogno, dedito prevalentemente alle estorsioni, all’usura e al traffico di stupefacenti. Proprio in tale ultima attività delittuosa risulta particolarmente attivo anche il citato gruppo Zullo capeggiata da Dante Zullo (nella foto), articolazione del clan Bisogno, oggetto di un’indagine (operazione “Hyppocampus”) che, il 13 settembre 2018, ha permesso alla Dia di Salerno, con l’ausilio della Polizia di Stato e dell’Arma dei carabinieri, di eseguire un provvedimento cautelare nei confronti del capo del gruppo e di altri 13 soggetti, responsabili di associazione di tipo camorristico, usura ed estorsione. Nel medesimo contesto investigativo, il 27 settembre e l’8 ottobre, ancora la Dia di Salerno ha eseguito due decreti di sequestro preventivo, emessi dal Gip presso il Tribunale di Salerno, sottoponendo a sequestro tre società, con sede legale ed operativa a Cava de’ Tirreni, riconducibili ad uno degli indagati. I comuni di Castel San Giorgio, Siano e Bracigliano sono stati interessati, in passato (almeno fino al 2010), dalla presenza di un’articolazione del clan Cava di Quindici (Avellino), scompaginata da diverse operazioni di polizia. Nuove leve autoctone avevano tentato di colmare il conseguente “vuoto di potere”, ma le loro velleità operative sono state prontamente stroncate dall’azione di contrasto delle Forze di polizia. Sia a Castel San Giorgio che a Baronissi si sono verificati alcuni attentati incendiari, in danno di una società incaricata a Castel San Giorgio dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. I comuni della costiera amalfitana, pur se non interessati dalla presenza di sodalizi endogeni, risultano comunque esposti ai tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata. In tal senso, il settore turistico-alberghiero può rappresentare un obiettivo di interesse per le organizzazioni provenienti dalle province di Napoli e Caserta. La fascia costiera non sfugge, peraltro, allo spaccio di stupefacenti.

Nell’Agro nocerino nuovi gruppi con ex affiliati del disciolto clan di Cutolo

L’agro Nocerino-Sarnese rappresenta la zona della provincia di Salerno in cui la criminalità organizzata ha inciso in maniera significativa, permeando anche le attività economiche e commerciali. Sono originari di quest’area importanti clan campani (Loreto, Galasso, Nocera, De Vivo, Visciano), alcuni dei quali ormai scompaginati, a seguito del decesso dei capi storici e della decisione di numerosi affiliati di collaborare con la giustizia. I nuovi assetti vedono operativi gruppi minori che subiscono l’influenza di consorterie meglio articolate o di sodalizi operanti nelle limitrofe province di Napoli e Avellino (a titolo meramente esemplificativo si citano i clan Fontanella di Sant’Antonio Abate, Cesarano di Pompei, Aquino-Annunziata di Boscoreale, Grazianodi Quindici. A Nocera Inferiore si conferma l’operatività del clan Mariniello, anche se recentemente si assiste alla costituzione di nuovi gruppi che vedono tra i capi ed i promotori anche alcuni fiduciari del capo del disciolto clan Cutolo che sembrano preferire una strategia più defilata, dedicandosi alla gestione di attività commerciali (bar e sale da gioco, in particolare) in cui reinvestire i profitti illeciti, lasciando la gestione dei reati sul territorio alle nuove leve emergenti, che non di rado arrivano a regolare le contese con eclatanti gesti intimidatori. Ad Angri, le attività di contrasto hanno ridotto in modo significativo l’operatività dello storico clan Nocera – Tempesta e dato spazio al tentativo di giovani di imporsi nel controllo delle attività illecite, con il sostegno delle consorterie operanti nei limitrofi comuni dell’entroterra vesuviano. Con il ritorno in libertà di esponenti apicali di quella storica organizzazione sembra peraltro essersi stabilita un’intesa con gli elementi più attivi di gruppi emergenti. A Pagani è operativo il clan Fezza -Petrosino D’Auria che, pur pesantemente minato nella sua operatività da diverse operazioni di polizia giudiziaria, avrebbe nel tempo avviato diverse attività economiche, non rinunciando al traffico di droga. Nell’area paganese si è, infine, registrata, da qualche anno, una ripresa delle attività delittuose ad opera di affiliati in libertà del clan Contaldo. A Sarno è operativo il clan Serino, i cui affiliati sono dediti alle estorsioni, all’usura, al traffico di stupefacenti i cui proventi vengono reinvestiti in attività commerciali, tra cui le sale scommesse. Nello stesso comune di Sarno si conferma la presenza di affiliati al clan Graziano, legati operativamente ad una frangia dei Casalesi, attiva nel territorio di Rimini. I componenti del gruppo Graziano sono dediti, principalmente, alle estorsioni e all’infiltrazione negli appalti pubblici mediante ditte collegate (senza contrasti con i Serino) ed esplicano la loro influenza anche sui limitrofi comuni di Siano e Bracigliano. A San Marzano sul Sarno e San Valentino Torio, la disarticolazione del gruppo Adinolfi ha lasciato spazio ad altre consorterie provenienti dalle vicine province di Napoli e Avellino, ovvero a nuove leve che, pur non contigue a contesti di camorra, operano comunque in modo organizzato. A Sant’Egidio del Monte Albino e Corbara, dove un tempo era egemone il gruppo Sorrentino, si conferma una situazione criminale dagli equilibri mutevoli. In assenza di una locale consorteria camorristica di riferimento, si sono affermati soggetti, già legati al citato sodalizio, cui si affiancano elementi riconducibili alle organizzazioni camorristiche di Pagani e di Nocera Inferiore, tutti dediti al traffico e allo spaccio di stupefacenti. Il comune di Scafati, per la sua posizione di confine tra la province di Salerno e Napoli, rappresenta un importante crocevia per la stipula di alleanze strategiche tra gruppi operanti a livello interprovinciale, in particolare nel traffico di stupefacenti. L’area, inoltre, negli ultimi anni, è stata teatro di omicidi di chiara matrice camorristica, alcuni dei quali riconducibili al locale clan Matrone, storicamente alleato al clan stabiese dei Cesarano.

Maiale e Procida pronti a riprendere il controllo?

Il comune di Eboli, si trova in un’area interessata dalla presenza di importanti insediamenti produttivi dell’indotto caseario, possibile oggetto di attenzione da parte della criminalità. Gli assetti criminali dell’area appaiono ancora in evoluzione, data l’assenza di una figura di riferimento. Risultano operativi esponenti di spicco del clan Maiale (in passato egemone), e della famiglia Procida, ritenuti, in prospettiva, in grado di riprendere il controllo del territorio mediante investimenti, acquisizione di attività commerciali, estorsioni, rapine, traffico di stupefacenti e usura. Il territorio resta comunque interessato dall’operatività di piccoli gruppi, spesso composti da soggetti già noti nell’ambito micro-delinquenziale locale, dediti prevalentemente allo spaccio di stupefacenti, a reati di tipo predatorio (rapine e furti) e a estorsioni di basso profilo, condotte con la tecnica del “cavallo di ritorno” .Non si può escludere l’interesse di clan operanti nei comuni limitrofi – primo tra tutti il sodalizio Pecoraro- Renna.

 




L’inferno al carcere: «La situazione migliora ma c’è tanto da fare»

di Erika Noschese

Quella che doveva essere una ispezione in piena regola si è poi rivelata una semplice visita all’interno del carcere di Fuorni. A visitare la casa circondariale di Salerno Donato Salzano del Partito Radicale; l’avvocato Fiorinda Mirabile coordinatrice nazionale comitati territoriali Fidu; A n t o n i o Stango, presidente nazionale Fidu; l’avvocato Luigi Gargiulo, presidente della Camera Penale Salernitana; Paola De Roberto, presidente commissione Politiche Sociali del Comune di Salerno e l’avvocato Loredana De Simone. Ad oggi, nonostante alcuni miglioramenti apportati anche grazie al lavoro della nuova direttrice Rita Romano persiste il fenomeno del sovraffollamento, soprattutto nel settore dei detenuti comuni in attesa di giudizio dove la situazione è particolarmente grave perchè «le condizioni lasciano un po’ a desiderare nel senso della dignità umana – ha dichiarato il presidente Stango – Non è imputabile al personale penitenziario o alla direzione ma sono carenze strutturali che sono tipiche della situazione penitenziaria italiana». Ad oggi, secondo Salzano ci sono stati alcuni progressi: una piccola sezione dei detenuti in stato di semi libertà è stata ristrutturata; nel reparto di alta sicurezza, invece, i presenti hanno spazi adeguati mentre la sezione femminile sembra quella più avvantaggiata in quanto hanno la doccia nelle stanze e le condizioni di vivibilità sono sicuramente migliori rispetto al resto della struttura. Intanto, proprio la direttrice Romano ha chiesto alla consigliera De Roberto di illuminare con un albero di Natale la zona del carcere, in occasione di Luci d’Artista. «C’è ancora tanto da fare per il ramo femminile – ha detto la consigliera -noi abbiamo già attivato il progetto della realizzazione della pizzeria sociale; grazie alla Fidu abbiamo messo in rete l’operato delle varie partecipate da Salerno Sistemi a Salerno Pulita per migliorare le condizioni di vita all’interno di vita all’interno del carcere garantendo acqua calda 24 ore su 24 e di un servizio migliore di erogazione. Auspico ci possa essere l’avvio della raccolta differenziata che possa migliorare le condizioni di chi ci vive». Sembra essere fiduciosa anche l’avvocato Fiorinda Mirabile che ha tenuto un colloquio con la direttrice non solo per fare il punto della situazione ma anche per accertarsi dello stato di salute dei detenuti. Tra le altre problematiche evidenziate i tempi di attesa per le visite specialistiche: «Non è possibile aspettare visite specialistiche, un cardiologo. Non si può aspettare in lista tanto tempo per interventi chirurgici importanti», ha dichiarato Salzano sottolineando come all’interno del carcere ci sia una donna ancora in attesa di un intervento alla colonna vertebraie. Salzano lancia dunque un appello a chi dirige l’Asl e a chi dirige il nosocomio locale affinché si accelerino i tempi per garantire a tutti i detenuti il diritto alla salute. Tra i detenuti, maggior attenzione l’avvocato Mirabile lo ha rivolto ai detenuti diversamente abili: «Abbiamo registrato dei miglioramenti anche in questo senso; vengono assistiti in maniera diversa oggi», ha spiegato la coordinatrice Fidu che parla appunto di notevoli miglioramenti anche se, attualmente, i disabili sono solo due, dopo il decesso avvenuto lo scvorso anno. «Purtroppo questi non sono temi da campagna elettorale ma va bene così», ha aggiunto l’avvocato salernitano.

504 detenuti per una capienza di 366 posti Aumenta popolazione straniera

Sono 504 le persone detenute presso il carcere di Salerno a fronte di una capienza legale pari a 366 posti. Di questi 44 sono donne e 442 uomini. Di tutti questi detenuti, 328 sono stipati nella sezione dedicata ai reati comuni e, ancora, 300 sono quelli in attesa di giudizio. Detenuti in semi libertà: attualmente sono 17 e le loro celle sono aperte. Alta sicurezza: 51 le persone che si trovano in condizione di alta sicurezza, con spazi fruibili. Donne: sono 44 le carcerate che, ad oggi, hanno sicuramente condizioni di vivibilità migliori ma per loro le attività sono troppo poche. A differenza del settore maschile, infatti, non hanno la possibilità di cucinarsi. Popolazione straniera: in netto aumento gli stranieri, di cui 54 uomini e 12 donne. Condizione, secondo i radicali, peggiorata proprio a causa della legge sicurezza. Lavoro: quasi totalmente assente. Su 504 detenuti solo 80 lavorano su turnazione diu de mesi. Di questi 80 solo 8 sono le donne che, ad oggi, conquistano la maglia nera proprio per l’impossibilità di far svolgere loro lavori per tenerle impegnate. Agenti di polizia penitenziaria: in pianta organica sono 243; di questi, 40 sono del nucleo traduzione mentre amministrativamente sono 190. Ieri erano presenti sono 160 agenti, a causa di permessi, ferie o malattie. E molti detenuti sono costretti a restare presso la caserma in quanto vivono lontani dalle abitazioni. Una situazione drammatica, nonostante i miglioramenti che si percepiscono ad oggi proprio grazie al lavoro della direttrice Romano che in soli 5 mesi sembra aver apportato vari cambiamenti all’interno della struttura proprio per migliorare le condizioni di vivibilità dei detenuti.

Trattamento metadonico e Hiv: detenuti a rischio A breve visite mediche effettuate da specialisti

Ad occuparsi della salute dei detenuti non è più la sanità penitenziaria ma l’azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, con l’Asl di Salerno. Ad oggi, i detenuti ricoverati nell’articolazione salute mentale sono 5. Pari, dunque, al totale dei posti letto che hanno subito una drastica riduzione proprio su disposizione dell’azienda sanitaria locale che ne ha decisi di tagliare 3. Tra le persone in carcere per scontare la loro pena anche i tossicodipendenti: sono infatti circa una cinquantina i detenuti in trattamento metadonico che sono al piano terra della sezione reati comuni. Dati allarmanti anche per quanto riguarda le patologie: le più diffuse sono la cardiopatia che vede circa 20 detenuti coinvolti; 10 che necessitano di trattamenti insulinici. E, come facilmente prevedibile, non mancano i malati di Hiv che, ad oggi sono 5. A tentare di fronteggiare l’emergenza sanitaria l’avvocato Fiorinda Mirabile che sta realizzando la possibilità di mettere a disposizione delle persone in carcere medici specialisti che effettueranno visite di controllo in maniera gratuita. Istruzione Disagi anche sul fronte dell’istruzione. A settembre riprenderanno i corsi per le scuole medie ed elementari ma, attualmente, solo 20 detenuti della sezione Alta sicurezza frequentano l’istituto alberghiero. Poco e nulla si fa, attualmente, per reinserire i detenuti nella società dopo aver scontato la pena. La direzione dell’istituto nel frattempo è al lavoro per realizzare una palestra da destinare alla sezione femminile, la più svantaggiata dal punto di vita delle attività.

“Accendiamo i riflettori sul carcere di Fuorni”, la protesta

Accendiamo i riflettori sul carcere di Fuorni: è lo slogan lanciato dall’associazione culturale Andrea Proto, dal collettivo Handala di Salerno, da Radio Asilo.it e da Prospettiva Operaia che, ieri mattina, hanno tenuto una manifestazione pacifica all’esterno della casa circondariale di Fuorni per esprimere il loro dissenso sulla Legge sicurezza voluta dal ministro degli Interni Matteo Salvini. «Si protesta prima di tutto perché a livello nazionale nelle carceri stanno scoppiando molte rivolte, non solo da parte dei detenuti ma anche da parte dei familiari che protestano contro questa nuova emergenza del sovraffollamento», ha dichiarato Francesco Cittadino del collettivo Asilo Politico che punta il dito proprio contro le condizioni di vita di molti detenuti. Comitati e associazioni, tra le altre cose, sottolineano l’assoluta assenza di forme alternative al carcere per gli assuntori di droga o chi ha avuro il Daspo in quanto ambulanti o abusivi. «Vogliamo mandare un messaggio di solidarietà e umanità alle persone detenute perché molto spesso le persone detenute perché spesso delle loro condizioni non se ne parla. Soprattutto in estate, le condizioni diventano ancora più critiche perché con il sovraffollamento e con il caldo ci sono situazioni che tendono ad esplodere», ha invece dichiarato Davide D’Acunto del collettivo Handala Salerno, secondo cui in estate le condizioni di vita peggiorano ulteriormente. La manifestazione pacifica si è tenuta all’esterno del carcere con la distribuzione di materiale informativo anche ai parenti dei detenuti presenti proprio per tentare di far comprendere i danni che la cosiddetta legge Salvini sta provocando in quanto nonostante lo stesso ministro abbia detto che i reati sono diminuiti il numero dei detenuti aumenta». In totale, nelle carceri italiane ci sono circa 61mila detenuti su una capienza massima di 50mila.

L’associazione Crivop: «Da pastore evangelico al carcere per aiutare i bisognosi»

Tanti sono i volontari che lavorano, a titolo gratuito, all’interno del carcere di Salerno. Tra questi spicca la Crivop, associazione di volontariato penitenziario che non si occupa solo di fornire ai detenuti beni di prima necessità ma di aiutarli con la preghiera. I volontari Crivop sono infatti evangelici che hanno come unico scopo quello di portare il nome di Gesù e l’amore di Dio all’interno del carcere. «In Campania curiamo circa 300 detenuti, a Salerno una ventina al momento. I volontari di sesso maschile, il sabato sono al reparto articolazione per rispondere ai bisogni dei detenuti che hanno esigenze particolari», ha dichiarato il responsabile dell’associazione Davide Di Falco. A svolgere assistenza spirituale è invece il pastore della chiesa evangelica Samuele Prudente, autorizzato dal ministro della giustizia ad entrare al carcere ogni settimana. Tra le loro mission anche quella di rafforzare e preservare il legame tra il detenuto e la famiglia che, sempre più spesso tende a spezzarsi proprio a causa della difficile situazione in cui vivono. Una situazione difficile per tutti.




La Giunta non si cambia più È guerra con Davvero Verdi

di Andrea Pellegrino

Aria di crisi e strappi a Palazzo di Città. I Davvero Verdi chiudono le porte e vanno all’opposizione. «Nessuna poltrona» la linea tracciata da Michele Ragosta, l’ex parlamentare che guida il gruppo Verde a livello regionale. La trattativa per l’assessorato in giunta sembra essersi arenata nelle ultime ore. Al centro c’è la volontà dei vertici politici ed amministrativi cittadini di non muovere ulteriori pedine all’interno dell’esecutivo cittadino. Il tutto aggravato dal botta e risposta di accuse tra i socialisti (che hanno conquistato il loro posto in giunta) e i Davvero Verdi. Ma oltre Palazzo di Città, la crisi dei Verdi abbraccia anche il sottogoverno. In bilico ora c’è la poltrona di Gerardo Calabrese, a capo del Cgs (partecipata dell’Asi), nominato proprio all’indomani di un accordo politico con Ragosta. A quanto pare, salvo imprevisti o sviluppi, anche a livello regionale i Davvero Verdi, contrariamente all’intesa ritrovata con i socialisti, potrebbero abbandonare Vincenzo De Luca alle prossime elezioni regionali. Stando alle ultime indicazioni, i due consiglieri comunali di Salerno città, Peppe Ventura ed Antonio Carbonaro, nelle prossime ore potrebbero ufficializzare il loro passaggio tra i banchi d’opposizione. Una situazione che avrebbe fatto indispettire, e non poco, lo stesso Michele Ragosta che, già da tempo comunque, mostrava segni di insofferenza nei confronti delle scelte del sindaco Enzo Napoli e di quelle più ampie del presidente della Regione, Vincenzo De Luca. A dimostrare il limite raggiunto dall’ex parlamentare c’è un post su Facebook, conciso ma soprattutto chiaro: “Basta con De Luca”, pubblicato sul gruppo “Coordinamento Verdi ed ecologisti Cammpania”. Ma non è tutto. All’interno della maggioranza cittadina a guida Napoli scoppia anche il caso Puc. Ieri mattina l’ultima riunione tra dirigenti, assessori ed alcuni consiglieri comunali per discutere delle osservazioni presentate alla revisione del piano urbanistico comunale. Riunioni finite nel mirino del consigliere comunale d’opposizione Gianpaolo Lambiase. «Non si possono affrontare così le valutazioni sulle osservazioni», incalza Lambiase che pone la legittimità della procedura utilizzata. Al vaglio ci sono anche alcune osservazioni presentate proprio da consiglieri comunali di maggioranza che avrebbero fatto storcere il naso a qualche collega. In più c’è il caso Pip nautico che a quanto pare sarà escluso dalla revisione, confermando così le iniziali indicazioni. L’esclusione certamente non passerà inosservata al gruppo di consiglieri comunali (D’Alessio, Naddeo e Gallo) che, anche attraverso un incontro pubblico, avevano chiesto la rivalutazione del progetto di riqualificazione della fascia costiera orientale della città. Nulla da fare, però, secondo tecnici e assessorato all’urbanistica. Infine il caso dei “Moderati” con la reiterata richiesta di cambio d’assessorato, con il capogruppo Pietro Stasi sempre più distante dalla maggioranza Napoli. In tutto questo non si escludono movimenti anche all’interno di “Campania Libera”. Ad aggravare la situazione politica, naturalmente, l’aria da campagna elettorale. La missione sono le Regionali del 2020.




I conflitti interni frenano i partiti: lontani i nomi degli sfidanti di De Luca

di Andrea Pellegrino

Se De Luca corre come un treno, gli altri schieramenti sono ancora alle prese con i conflitti interni. Lo scacchiere in vista delle prossime regionali è abbastanza confuso. Al momento l’unica certezza è la ricandidatura del governatore Vincenzo De Luca con l’incognita, però, del Partito democratico. Zingaretti, infatti, ancora deve sciogliere la riserva sul possibile impegno del Pd con il presidente uscente. De Magistris attende, sia Zingaretti che il Movimento 5 Stelle. Anche tra i pentastellati i nomi abbondano, a partire dall’attuale ministro all’ambiente Sergio Costa, ma al momento si osserva senza scoprire completamente le carte. Più complessa la situazione interna al centrodestra. Stefano Caldoro lancia l’appello all’unità: «Siamo dieci punti in avanti, restiamo uniti» ma i conflitti interni ai partiti sono sempre più aspri. A partire da Forza Italia dove la fuga in avanti di Clemente Mastella ha aperto la corsa. In pole ci sono Fulvio Martusciello e Severino Nappi mentre una parte azzurra vorrebbe Mara Carfagna candidata. Una mossa, quest’ultima, che chiuderebbe il cerchio blindando anche la coalizione. Caos anche nella Lega di Matteo Salvini. S’attendono le mosse del neo segretario regionale Volpi. Sul tavolo c’è il nome di Valentino Grant quale possibile candidato governatore. Una candidatura, però, bloccata da Pina Castiello pronta a conquistare la leadership regionale forte anche del risultato elettorale ottenuto alle scorse europee. A Salerno, invece, proprio Grant avrebbe garantito un ritorno in sella di Mariano Falcone che resterà (o dovrebbe restare) a capo della segreteria provinciale.




Unisa terza in Italia per accesso alle scuole di specializzazione di medicina

di Giovanna Naddeo

Nuovo traguardo per l’università di Salerno: gli studenti di medicina sono tra i più preparati d’Italia. A rivelarlo è lo studio condotto dall’associazione Liberi Specializzandi condotto su 42 atenei della penisola. Prendendo in esame la recente prova sostenuta dai laureati per l’ingresso nelle scuole di specializzazione in medicina, l’associazione ha stilato una classifica basata sul voto medio dei candidati a livello nazionale. Dalla classifica emerge che i voti più alti sono stati conseguiti dai giovani candidati delle università del nord dell’Italia; al sud, invece, si trovano la maggior parte degli atenei i cui allievi hanno avuto voti più bassi della media.Unica eccezione tra le realtà meridionali è l’Università di Salerno. Con un punteggio del 94.02 (contro l’87.50 della media nazionale), gli studenti Unisa sono al terzo posto in Italia in termini di migliore performance ai test di accesso alle scuole di specializzazione di area medica. Prima di Unisa in ordine di classifica ci sono due università statali (Udine e Milano-Bicocca) e tre private (Vita-Salute del San Raffaele di Milano, Campus Biomedico e Università Cattolica Sacro Cuore di Roma). La ricerca dell’Associazione Liberi specializzandi si basa sull’analisi delle votazioni, incrociando i punteggi pubblicati nella graduatoria generale dell’esame e i luoghi di laurea dei candidati, che sono disponibili negli albi degli ordini dei medici. “Si rinnova il successo dei nostri studenti di medicina” dichiara il rettore Aurelio Tommasetti, all’indomani della cerimonia di Unisa premia il merito. “In questa classifica siamo tra le prime tre università statati d’Italia, e gli atenei che ci precedono sono tutti collocati al centronord. Questo dato fa il matching con quello relativo alle Scuole di specializzazione di area medica, per le quali il numero di borse di studio riconosciute a livello ministeriale e regionale alla nostra Università è cresciuto del 30%, passando da 45 dell’anno accademico 2017/18 a 58 del 2018/19, a testimonianza della crescita di un progetto ritenuto valido e di qualità”.




Psi, Ottobrino e De Rosa sono i responsabili organizzazione ed enti locali

di Erika Noschese

Completato l’organigramma del partito socialista italiano, in provincia di Salerno. Nel pomeriggio di ieri, il segretario provinciale Silvano Del Duca, Questo pomeriggio il Segretario Provinciale ha nominato il consigliere comunale di Salerno e componente del Consiglio Nazionale del Psi, Paolo Ottobrino, quala Responsabile Organizzazione del partito. All’avvocato cavese, Gianpio De Rosa, già consigliere provinciale per due mandati e Consigliere Comunale, assessore e vice Sindaco di Cava de’ Tirreni, la nomiaa a Responsabile degli enti locali. «Completiamo oggi (ieri per chi legge ndr) un lungo percorso di riorganizzazione del partito su tutto il territorio provinciale», afferma il Segretario, Silvano Del Duca. «Con la nomina di Ottobrino e De Rosa in ruoli chiave per il partito ci prepariamo ad affrontare al meglio le prossime competizioni elettorali, a partire dalle elezioni regionali – ha poi aggiunto il segretario provinciale – Negli ultimi anni abbiamo registrato innumerevoli adesioni e l’elezione di una sostanziosa pattuglia di amministratori composta da Sindaci e Consiglieri Comunali, che oggi rappresentano il vero motore del partito salernitano in termini di proposta ed elaborazione politica». «Le nomine di Ottobrino e De Rosa – conclude Del Duca- si inseriscono proprio in una grande opera di coordinamento fra tutte le forze del partito che si rende indispensabile per meglio incidere su tutto il territorio provinciale». Il Psi dunque continua con la riorganizzazione, anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.




Gallo: «La Willburger? Parte col piede sbagliato»

di Erika Noschese

L’assessore Antonia Willburger sembra essere partita con il piede sbagliato. Almeno stando al consigliere comunale Leonardo Gallo che, ad oggi, punta il dito contro le dichiarazione del neo assessore alla cultura, informatizzazione e servizi demografici che avrebbe riferito «è triste non sapere con chi avere a che fare a meno che non sia un “amico di… ”». Parole queste che hanno suscitato l’ira dell’avvocato Gallo: «Nel prendere atto che prima di lei al Comune si procedeva con “gli amici di”, quale primo atto suggerirei di incontrare tutti i Consiglieri che devono darle la fiducia e a costoro chiederei quali sono le esigenze culturali della città essendo i rappresentati scelti dai salernitani a differenza della nota organizzatrice di concerti che, non è detto, abbia tutte le conoscenze opportune per far fare a Salerno quel salto di qualità che tutti auspichiamo», ha dichiarato il consigliere Gallo che martedì scorso è stato convocato dal sindaco che gli ha riferito «senza aprire dibattito di avere nominato un assessore aggiuntivo, segnatamente alla Cultura, individuandolo nella signora Antonia Willburger una esponente del gruppo dei socialisti componente della maggioranza di governo che dopo la fuoriuscita dalla compagine socialista dell’assessore all’Annona Dario Loffredo, era senza riferimenti diretti in Giunta». La Willburger, avrebbe inoltre intenzione di incontrare le associazioni culturali per fare il punto della situazione: «Non vedo poi quale sia la fretta di incontrare le associazioni culturali, anche le più piccole, peraltro non comprendendone i criteri e la logica, posto che la Cultura non ritengo sia prerogativa esclusiva delle associazioni», ha poi aggiunto il consigliere di maggioranza che auspica che il «neo assessore non ritenga di fuoriuscire anche’Essa dal partito così da costringere il sindaco a nominare un ulteriore assessore di riferimento». Da qui l’attacco all’assessore socialista Willburger che, secondo Gallo «parte col piede sbagliato, per giunta quello poco educato».




Una serata di ordinaria follia al Pronto soccorso del “Ruggi”

Cronaca di una sera al pronto soccorso del Ruggi. Sono vere le denunce che arrivano quotidianamente dagli utenti o sono esagerazioni? L’interrogativo è presto sciolto: l’organizzazione dei vertici del Ruggi è da terzo mondo. Alle 22 la sala d’aspetto è piena come il loggione della Scala, parenti delle persone che purtroppo, sono costrette a fare ricorso alle cure mediche, attendono come anime in pena. E’ una corsa ad ostacoli, innanzitutto per i vigilantes della ditta Doria che forse pensano di essere dei buttafuori davanti ad una discoteca. C’è chi è in divisa ma addirittura chi in borghese, senza alcun segno di riconosci mento si arroga il diritto di fermare chi deve entrare al pronto soccorso, su cui ci sono indubbie difficoltà di accesso, soprattutto per chi è solo e arriva in auto e magari ha con sé anche un minore. Sarebbe interessante sapere dal direttore generale dell’azienda quali auto hanno accesso privilegiato nella zona delle ambulanze, con qualcuno solerte pronto ad azionare la sbarra. Poi c’è l’accesso al Triage, due infermieri devono fronteggiare di tutto, prendere i dati delle persone e capire di che si tratta, con tanto di codice. Poi si aprono come d’incanto le porte, si va all’interno dove ci sono più guardie giurate (a fare cosa?) a presidiare che medici. Inizia l’inferno delle decine e decine di persone sistemate su una sedia in attesa – prolungata – del proprio turno. Ieri sera un solo povero Cristo di medico a fronteggiare dalla colica a traumi da incidenti. E’ un chirurgo, il dottore Battista – lo cito perché lo merita – che nella sua stanza invasa da persone sofferenti, non ha mai perso la calma, un sorriso per tutti, una parola di incoraggiamento per stemperare la tensione. Mi sussurra un infermiere: tra poco ci vogliono le barelle a castello per contenere tutti. Domanda, caro direttore generale: può un pronto soccorso come il Ruggi avere sul campo solo un medico chirurgo? Come si fa a non avere a tempo pieno un ortopedico, visto il periodo e purtroppo l’aumento di incidenti stradali? Un ragazzo, vittima di un incidente, con la clavicola fratturata, è stato ore sulla barella in attesa di sistemazione e probabilmente di controlli. Aggiungo che proprio la professionalità e la disponibilità umana di infermieri e medico, tiene a galla alla meno peggio la struttura. E a dar man forte a volte ci pensano anche i volontari delle varie associazioni che soprattutto per i malati più gravi danno assistenza. L’ecografia? La macchina dovrebbe funzionare come touch ma è guasto da sei mesi. Si usa un mouse, quello comprato dai cinesi probabilmente, ma non essendoci il tappetino ci si deve arrangiare con un foglio di carta. Da terzo mondo. Quando si riaprono le porte per uscire non sai se sei più sollevato perché il referto ti dice che non è nulla di grave o perché sei uscito da un inferno. Non ci sono appelli: caro direttore generale le colpe sono tutte sue. E’ da irresponsabili organizzare il lavoro del pronto soccorso in questo modo. Ci ritorneremo.