Castel S.G. Sammartino, ma erano soltanto delle «dimissioni politiche»

Scritto da , 27 ottobre 2015
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CASTEL SAN GIORGIO. Crisi o chiarimento. A Castel San Giorgio due giorni dopo la riunione di maggioranza che ha fatto registrare una spaccatura tra le forze che sostengono il sindaco Pasquale Sammartino le tensioni sembrano riallinearsi all’interno della normale dialettica politica di una coalizione eterogenea che prima o poi avrebbe dovuto mettere a regime i meccanismi di confronto interno.
«Si è fatta tanta polemica sulle mie dimissioni consegnate nelle mani del coordinatore del Pd – dice il primo cittadino Pasquale Sammartino -.
Il mio gesto però non può essere decontestualizzato dallo scenario delle ultime settimane. Nei giorni precedenti c’era stata una riunione del Pd, partito al quale appartengo, ed in quell’occasione io stesso dichiarai che il mio mandato era a disposizione se la maggioranza con la quale abbiamo vinto le elezioni avesse continuato ad essere litigiosa e diffidente al proprio interno. Di qui la richiesta del Pd e la mia volontà di confermare un gesto politico per favorire la distensione e il confronto. Mi dispiace che sia stato completamente frainteso».
Lei quindi non ha voluto fare il braccio di ferro con le altre componenti della sua maggioranza?
«E a quale scopo avrei dovuto?».
Per favorire ricambi nella composizione della maggioranza stessa con l’uscita di alcuni pezzi e l’ingresso di pezzi dell’opposizione.
«Io ho dichiarato, anche all’interno del mio partito che non ho alcuna intenzione di ripetere esperienze che hanno caratterizzato scelte di chi mi ha preceduto. Io sono stato eletto con questa maggioranza e con questa maggioranza voglio governare il paese. Se non c’è più la maggioranza andiamo tutti a casa, ma i trasformismi e i salti mortali non mi appartengono. Siamo persone serie e non abbiamo l’età per equilibrismi vari né io mi sento attaccato alla poltrona».
Non può disconoscere però che ci sono problemi, tensioni, liti e errori grossolani commessi dai suoi assessori.
«E chi vuole disconoscerlo. Non mi sono nascosto dietro banali giustificazioni. Ma è stato proprio per questo, per stimolare la maggioranza io ho voluto dare le dimissioni. Erano dimissioni politiche, se fossero state di altra natura le avrei protocollate al Comune. Erano dimissioni per favorire il confronto, il dialogo in maniera franca e definitiva dimostrando che io per primo ero a disposizione di tutti rassegnando il mandato. Dovevo scegliere a chi dare le mie dimissioni, le ho rimesse nelle mani del mio partito. Non mi sembra di aver leso alcuna maestà, meno quella di chi era prevenuto».
C’è chi accusa il suo partito di voler fare la parte dell’asso pigliatutto.
«Quale occasione migliore allora per discutere? Così si fa in democrazia mi sembra».
Ma c’era bisogno di arrivare all’extrema ratio?
«Se da un lato io ho dichiarato che non voglio cambiare maggioranza e che in alternativa preferisco tornarmene a casa, dall’altro ritengo che non si possa andare avanti con tensioni continue, diffidenze e continue ed estenuanti mediazioni. In questo paese c’è tanto da fare. Il tempo ritengo vada impiegato lavorando per la gente, non per trattare cose lontane dai cittadini o farsi la guerra interna. Bisogna confrontarsi, trovare le cose che ci accomunano e da lì ripartire per dare nuovo impulso all’amministrazione. Tutto qui. Se per fare questo io per primo dovevo mettermi a disposizione di tutti ebbene, io l’ho fatto».
Il bilancio di questi primi cinque mesi della sua giunta sembra alquanto scarno.
«Non sono d’accordo. Abbiamo scritto la parola fine a guasti inenarrabili compiuti dalla precedente amministrazione. Abbiamo svolto un lavoro oscuro, che non è stato adeguatamente pubblicizzato, ma che ha già cominciato a produrre i suoi effetti per i cittadini».
Ci faccia un esempio.
«Abbiamo dovuto, per esempio, alzare le tasse sulla raccolta rifiuti per le spese pazze effettuate da chi ci ha preceduti, ma abbiamo provveduto ad eliminare queste spese in modo che il prossimo anno tutti i cittadini di Castel San Giorgio possano vedersi ridotta la bolletta. Abbiamo messo ordine in una serie di incarichi, convenzioni, che hanno prodotto solo spese in più per il paese. Spese che sono state pagate in questi anni mettendo letteralmente le mani nelle tasche dei cittadini. Con i risparmi ottenuti riusciremo a coprire i buchi di bilancio che ci hanno lasciato in eredità senza aumentare le tasse. Non è poco e il tempo ci darà ragione. La mia amministrazione ha chiuso il libro dei “soliti noti” che beneficiavano di larghe prebende restituendo trasparenza all’azione amministrativa. Per fare tutto questo ci vuole tempo. Lei dice sono passati cinque mesi. Io le rispondo che per fare solo questo in altri comuni hanno impiegato anni».

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