Caso Ideal Standard, o abbiamo detto frottole o la Procura verifichi

Scritto da , 21 Gennaio 2016
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di Andrea Pellegrino

Il decreto di rigetto dell’accertamento tecnico preventivo promosso dagli ex dipendenti dell’Ideal Standard di Salerno per la verifica della presenza di amianto nell’ex opificio di via Talamo, oltre alla normale amarezza dei lavoratori, altro non avrebbe suscitato che una silenziosa indignazione espressa tra quattro mura senza che nessuno senta. Tutti avrebbero puntato il dito contro il collegio della sezione lavoro del Tribunale di Salerno ma nessuno ha, come ormai da un mese, esplicitato il suo dissenso. A partire dal mondo politico che sul’ Ideal Standard non ha sprecato una parola, ad eccezione di una nascosta interrogazione parlamentare a firma del deputato Angelo Tofalo (Cinque Stelle) e di un incontro promosso da Franco Mari, già assessore al lavoro, la scorsa sera presso la sede della sua associazione. Per il resto, non si muove foglia. Così come avviene per gran parte delle grosse questioni che hanno segnato e segnano la città di Salerno.
Eppure la vicenda è grossa e meriterebbe tutta l’attenzione anche della Procura della Repubblica di Salerno. A quanto pare la delega al Noe non sarebbe ancora arrivata, seppur negli ambienti del Palazzo di Giustizia da settimane circoli l’indiscrezione di un possibile interessamento alle vicende. Perché, sostanzialmente, delle due l’una: o Cronache ha scritto una serie di bugie, tali da rasentare il procurato allarme e quindi da meritare la chiusura e lo stop delle pubblicazioni oppure i racconti degli ex operai potrebbero essere verificati con un semplice sopralluogo. Intervento che avrebbe potuto concedere il Tribunale del Lavoro ma che potrebbe essere comunque ordinato dalla Procura della Repubblica. Sostanzialmente i fatti sono stati raccontati tutti dai protagonisti di quella triste stagione lavorativa. Le cartelle cliniche sono pubbliche ed ognuno di loro nel corso delle varie interviste concesse a questo giornale non si è nascosto dietro nessun tipo di anonimato. Ci sono nomi, cognomi ed in molte circostanze anche fotografie. Insomma materiale utile ad un accertamento della verità. Perché sostanzialmente se fosse verificato l’interramento di amianto ci sarebbe da bonificare il sito. Non fosse altro che nelle vicinanze dell’ex opificio industriale insistono anche delle civili abitazioni. Ed, infine, si confermerebbero le preoccupazioni degli ex lavoratori che sul groppone hanno, purtroppo, i compagni morti per malattie tumorali. Mentre altri ad oggi combattono e non chiedono altro che la verità.

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