Caso Guardian, parlano i dipendenti

Scritto da , 10 gennaio 2015
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Caso Guardian, parlano i dipendenti. A seguito dell’azione di protesta, con tanto di minaccia di suicidio, che ha turbato il giorno dell’Epifania degli avventori della Galleria Mediterraneo, della guardia giurata alle dipendenze dell’istituto salernitano, sono state tantissime le voci in merito alla vicenda rincorsesi su queste colonne. A fare definitivamente luce sullo scambio di accuse reciproche tra i protagonisti della drammatica protesta e la dirigenza dell’istituto di vigilanza ci pensano gli stessi diapenti. Le guardie giurate facenti capo all’azienda di via San Leonardo si dissociano categoricamente da quanto scritto nella nota (portante in calce la firma generica “alcuni dipendenti” pervenuta in redazione e pubblicata ieri: i vigilantes ribadiscono categoricamente che la Guardian, nonostante il periodo di crisi economica generalizzato, è una ditta “sana” in cui mai  ha prevalso l’omertà o si è fatto ricorso a minacce o terrorismo psicologico.

A dimostrazione di quanto affermato dai dipendenti sta il fatto che l’istituto, dal 2008 ad oggi, non ha mai licenziato nessun suo effettivo per motivi disciplinari e che le contestazioni di provvedimenti per cause legate sempre alla cattiva condotta si attestano intono alle due per anno.

Sempre le guardie giurate della Guardian testimoniano di come il protagonista dell’azione di protesta, che lo scorso maggio aveva firmato un contratto a tempo indeterminato con l’istituto di vigilanza, durante una discussione con il responsabile del personale, nel corso del quale ha anche pesantemente apostrofato i colleghi, che gli contestava delle irregolarità nello svolgimento del suo servizio, avrebbe dato in maniera verbale le sue dimensioni, consegnando i titoli di polizia. Da allora lui, assieme al collega con il quale si è presentato martedì negli uffici di via San Leonardo, risultavano essere in malattia. Proprio per questo la società di vigilanza ha chiesto agli organi competenti di verificare la veridicità dei certificati medici presentati dai due e ha esternato la ferrea volontà di voler difendere l’immagine della propria azienda contro qualsiasi tipo di affermazione diffamante, in qualsiasi sede, adendo anche le  vie legali.

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