Caso Claps: condannato il medico per falsa perizia

Scritto da , 8 febbraio 2017

Pi.Fe.

Condannato il medico genetista che si è occupato del caso Claps. L’accusa è di aver redatto una falsa perizia.

E’ stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione per falso in perizia il medico genetista docente universitario Vincenzo Pascali, accusato di falso in perizia nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Elisa Claps, l’adolescente di Potenza uccisa nel 1993 da Danilo Restivo nella basilica di Potenza e lasciata li’ per 17 anni, prima che i sui resti venissero scoperti accidentalmente. Pascali, che eseguì per conto della procura di Salerno le prime indagini genetiche sul dna rinvenuto sugli indumenti di Elisa Claps, avrebbe alterato non soltanto i reperti ma raggiunto delle conclusioni che avrebbero inficiato le indagini della procura, al punto che fu necessario ricorrere a un pool di periti per ricostruire il profilo genetico dell’assassino della ragazza. Il tribunale di Salerno ha condannato Pascali anche all’interdizione per tutta la durata della pena dall’attività di docente universitario, oltre che all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e al pagamento di una provvisionale di 20mila euro a favore della madre di Elisa Claps, Filomena Iemma e ai fratelli Gildo e Stefano Claps. La pena è stata sospesa e Vincenzo Pascali, che era in aula assistito dagli avvocati Michele e Alessandro Gentiloni, ha annunciato ricorso in Appello sostenendo di aver agito correttamente e con l’intento di contribuire ad accertare la verità. Soddisfatti per la sentenza i familiari di Elisa Claps, che hanno seguito il processo e si sono costituiti parte civile attraverso l’avvocato Giuliana Scarpetta. Il processo Pascali è il secondo filone dell’indagine sull’omicidio per il quale è stato condannato l’unico indagato di sempre, Danilo Restivo, detenuto in Inghilterra per un’altra condanna per omicidio. Il terzo capitolo della controversa vicenda rigurada le modalità del ritrovamento dei resti di Elisa, avvenuto a distanza di 17 anni da parte di due donne delle pulizie. Entrambe sono imputate per falsa testimonianza dinanzi ai giudici del tribunale di Potenza.

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