Caso “Cedisa” e “La quiete”: I lavoratori denunciano Calabrese in Procura

Scritto da , 17 giugno 2015

Alla fine le vertenze del centro diagnostico “Cedisa” di Salerno e della casa di cura “La quiete” di Capezzano  sono arrivate in procura con una denuncia-querela sottoscritta, nel caso de  “La quiete”, da tutti i lavoratori. Una denuncia nella quale si chiede un immediato intervento della procura della repubblica e nella quale i lavoratori chiedono di essere sentiti quale persone informate dei fatti. Una richiesta dell’intervento della magistratura che arriva nel giorno dell’occupazione anche  del Cedisa. Qui gli stipendi vantati dai 32 lavoratori sono ormai 15.  Un filo comune unisce le due strutture situate ad un paio di chilometri di distanza l’una dall’altra.
La rabbia nei confronti di Leonardo Calabrese, l’imprenditore salernitano che viene accusato di essere il principale artefice del dramma che in questi giorni stanno vivendo tutti i dipendenti delle due strutture.
Al centro diagnostico Cedisa ieri mattina i lavoratori minacciavano il suicidio, accusando le istituzioni di essere stati attenti alla vertenza che li riguarda. «Dov’è il sindaco di Salerno?» – si chiedevano – «Questo  centro è nel territorio salernitano» – hanno gridato a gran voce appellandosi infine anche al neo governatore Vincenzo De Luca come facevano a due chilometri i loro colleghi de “La quiete”.
Nel frattempo, sempre nella mattinata di ieri, Antonio De Sio, dipendente della casa di cura appena fuori Salerno e sindacalista della Cisl, si è recato presso la Procura della Repubblica a depositare la richiesta di intervento della magistratura. «Abbiamo detto tutto quello che è accaduto  in questi anni  e vogliamo  che chi ha sbagliato paghi» – afferma De Sio.
Intanto questa mattina un altro dossiere sarà consegnato al procuratore capo Corrado Lembo: a stilarlo e consegnarlo Angelo Di Giacomo della Cgil. Le vertenze procedono solo apparentemente separate, come conferma anche il segretario generale della funzione pubblica della Cgil di Salerno Angelo De Angelis. «Non ci resta che  chiedere l’intervento della procura della Repubblica. E non finisce qui» – dice il numero uno della funzione pubblica cigiellino – «Scriveremo anche ai ministri della sanità e degli interni, perché la situazione è grave e drammatica e noi temiamo che alla fine possano esserci problemi di incolumità pubblica. L’incontro fallito in prefettura ci ha lasciati senza parole».
Cosa ci sarà  domani nel dossier che sarà presentato a Lembo? Facile immaginarlo se si prende in considerazione ciò che dice Angelo de Angelis alla domanda su cosa pensa del patron Calabrese: «L’atteggiamento dell’imprenditore Calabrese  è irresponsabile e secondo me, e mi assumo tutte le responsabilità, anche truffaldino. I lavoratori stanno continuando a lavorare e con i loro stipendi pagano le tasse evase da Calabrese. Quello che sto dicendo risulta da atti ufficiali».
Insomma, la vertenza rischia così di passare dalle strutture sanitarie e dalle sale della prefettura alle aule di tribunale.
Alessia Bielli

 

Il dramma dei dipendenti: «Ho il cancro ma non ho i soldi per curarmi»

Ogni lavoratore ha una storia da raccontare. Storie di disagio. Storie di persone perbene che con dignità cercano di guardare avanti e di sbarcare il lunario.
Più di un anno senza stipendio si è tradotto, per molti ,in debiti, umiliazioni, privazioni per sé e per la propria famiglia.
C’è chi non ha paura di dirlo e lo scrive anche sui social network come  Raffaele Romeo, uno dei tanti dipendenti della Quiete: «Sono senza parole…i detti non si smentiscono. “O sazio nu crer o riun”: questo messaggio vorrei che lo recepissero i signori dell’Asl, dell’Agenzia delle Entrate, Equitalia e Inps, i quali avrebbero dovuto trovare una soluzione affinché si sbloccassero queste somme per erogare dopo ben 11 mesi e tra poco 12. I nostri sacrosanti diritti è cioè il salario, fermo oramai a guigno 2014. Del nostro datore di lavoro non vale la pena neanche parlarne; non ci sono aggettivi per definirlo: sono semplicemente disgustato. Volevo terminare nel dire attenzione perché la soglia di sopportazione a tutto ciò ha superato di molto il livello massimo di allerta. Una sola parola: “vergogna”». Uno sfogo durissimo, chiaro segnale di un’esasperazione senza precedenti e più che mai motivata.
C’è stato anche qualcuno che, per ricevere gli stipendi arretrati, cosa che era data per certa, qualcuno ha dovuto farsi una nuova carta di credito e per farlo si è dovuto far prestare i soldi da amici rimettendoci anche 15 euro.
Scendendo giù al Cedisa la storia non cambia. Liliana Alfano che ha dato tutta se stessa al lavoro parla di «istigazione al suicidio».
Una coppia, marito e moglie, tutti e due impiegati al Cedisa, con una figlia che ha avuto problemi di salute, parlano del dramma senza fine, di un’assenza di reddito che dura quasi da un anno e mezzo.
Ed infine un dramma nel dramma, perchè uno dei 31 lavoratori ha scoperto di essere malato di cancro: «Ho dovuto rinunciare ad andare la settimana scorsa a curarmi – racconta – non avevo i soldi per farlo».
(al.bi)

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