«Caro Babbo Natale, fai guarire mio fratello Giovanni»

Scritto da , 16 dicembre 2013

di Marta Naddei

 

Federica ha sette anni. Frequenta la seconda elementare. Quest’anno ha scritto la sua letterina indirizzata a Babbo Natale. Non ha chiesto giocattoli, non ha chiesto videogiochi. Federica ha chiesto che suo fratello possa essere curato e che possa tornare ad essere forte come prima.

Federica ha solo sette anni. Il suo cognome è Procentese ed è la sorellina del piccolo Giovanni, che di anni ne ha quasi 10, il bimbo di Pastena affetto dalla malattia neurodegenerativa Niemann Pick di tipo C. Lui che dallo scorso 18 marzo attende di poter iniziare le cure con il metodo Stamina presso gli Spedali Civili di Brescia e che, a distanza di ormai nove mesi, non ha fatto nemmeno il primo prelievo di cellule.

Così, la piccola Federica ha pensato di prendere carta e penna e rivolgersi direttamente a Babbo Natale, affinché il suo desiderio, quello di suo fratello Giovanni e di papà Giuseppe e mamma Lina possa diventare presto realtà. Già, presto. Perché Giovanni non ha più  tempo e ha necessità di iniziare le cure a cui, secondo il giudice, ha diritto di accedere.

«Caro Babbo Natale, sono Federica la sorellina di Giovanni Procentese. Quest’anno a Natale vorrei la cura di Giovanni, con il metodo Stamina; vorrei anche che faccia le infusioni adesso. Così guarisce e ritorna a giocare con me e ad essere felice come prima». Poche righe, quelle scritte dalla piccola e dolce bimba salernitana che altro non chiede che il suo fratellino possa stare meglio. Poche, dense, parole sotto le quali campeggia un disegno: ci sono lei e Giovanni. Si tengono per mano. Lui ha nell’altra mano un cartello “Sì alla vita. Sì a Stamina”. Accanto, un albero di Natale.

La rabbia è tanta nella famiglia Procentese che da nove mesi stringe tra le mani una sentenza urgente che stabilisce che Giovanni debba accedere alle cure presso gli Spedali Civili di Brescia.

Era stato messo in lista d’attesa, la chiamata era prevista per lo scorso mese di ottobre ma non c’è stata. Nel frattempo, nel nosocomio lombardo le cure si sono bruscamente interrotte e tanti come Giovanni non stanno avendo la possibilità di poterle effettuare. «Sto cercando di capire – spiega papà Giuseppe Procentese – quale sia la legge anarchico-discriminatoria per cui l’ospedale ha deciso di curare solo pochi intimi ,lasciando fuori almeno altri 150; ognuno in possesso di una, due o addirittura tre ordinanze d’urgenza. L’ordinanza del mio piccolo Giovanni – dice ancora Procentese – è datata 18 marzo scorso e mercoledì “festeggerà i nove mesi” e non è mai stata messa in esecuzione. Vergogna, vergogna! In nove mesi si fanno crescere e nascere bambini, mentre il mio piccolo Giovanni in tutti questi mesi ha passato il tempo ad implorare ed elemosinare il diritto ad avere una speranza di cura».

Giovanni di tempo ne ha sempre meno. L’auspicio è che “Babbo Natale” doni alla piccola Federica quel tempo che è giusto che una sorella trascorra insieme a suo fratello.

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