Carezze alla cuginetta: condannato a 3 anni e 4 mesi

Scritto da , 7 febbraio 2017

Pina Ferro

Carezze troppo intime alla cuginetta: condannato a 3 anni e 4 mesi. La sentenza è arrivata ieri pomeriggio dai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Salerno. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a sei anni di reclusione. Una storia che sembrava una favola e che invece al lieto fine si è sostituito un incubo per due famiglie che si erano ritrovate dopo tanti anni. La madre della vittima e quella dell’imputato sono sorelle ma fin dalla nascita non si erano mai conosciute, solo qualche anno fa si erano abbracciate. Una abita a Napoli e l’altra a Ricigliano.
Scenario delle presunte molestie sessuali, limitate a dei palpeggiamenti, l’abitazione di Ricigliano, nel Cilento dove l’allora bimba di dieci anni (oggi ne ha 16) risiede con i genitori. A vestire i pani dell’orco secondo l’accusa sarebbe un cugino ventenne, figlio di una sorella della madre della vittima. Le due donne si erano ritrovatesi in età adulta a frequentarsi spesso per recuperare il tempo perduto.
La donna residente a Napoli sovente, insieme al figlio, raggiungeva Ricigliano per far visita alla germana. Anche il cugino spesso si recava nel Cilento per trascorrere un po’ di tempo con i parenti e dar loro qualche aiuto, considerate le condizioni economiche in cui vivevano. Ed è stata proprio durante una di queste visite che sarebbero avvenute le molestie. Secondo il racconto della minore, il cugino tutte le domeniche restava a pranzo e di nascosto, nonostante il diniego della ragazzina, le toccava le gambe e le parti intime. Carezze che sarebbero state fatte anche mentre i due giocavano o erano seduti sul divano del soggiorno. Sempre secondo il racconto della piccola pare che le carezze avvenissero sempre dopo che il cugino avesse chiesto il permesso di toccarla e dopo il diniego della stessa. Diniego non rispettato dal ventenne al punto da scatenare la reazione della giovane che a suo dire avrebbe mollato un ceffone al cugino perché si era spinto troppo.
A denunciare l’intera vicenda non è stato nessun componete della famiglia della bimba ma la psicologa che teneva il cura il fratello di questa. Sembra che il ragazzo abbia parlato di tali presunte carezze con il medico e che lo stesso abbia poi denunciato la cosa alla magistratura. Fu il sostituto procuratore Roberto Penna ad aprire il fascicolo. Nel corso del dibattimento la parte civile non sempre è stata presente in aula. Ieri per la famiglia della vittima c’era solo il legale.
Il legale dell’imputato Giovanna Limpido ha già preannunciato ricorso in appello.

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