Caporalato, in manette Luigi Pergamo

Scritto da , 28 Ottobre 2020
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Un’organizzazione finalizzata alla “spoliazione, sistematica, di beni” di strutture alberghiere, hotel in cui si sarebbe fatto anche ricorso al caporalato, con lavoratori costretti a lavorare fino a 12 ore al giorno per 500/800 euro al mese, senza riposi o ferie e senza contributi. Due dipendenti donne hanno anche denunciato episodi di violenza sessuale. E’ quanto scoperto, si spiega in una nota, da Dia di Firenze, polizia di Siena e carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro di Siena, in un’inchiesta che ha portato a tre arresti: in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare e’ finito in carcere Luigi Pergamo, 44 anni, nato e residente a Salerno, 44 anni, imprenditore, ai domiciliari la moglie Carmela Ciminelli, 38 anni, avvocato e un altro imprenditore, Luigi Procaccini, 64 anni, originario di Benevento. Associazione per delinquere, finalizzata alla commissione di vari delitti di natura patrimoniale e tributaria i reati contestati. Indagate altre sei persone persone, tra cui due notai di cui l’organizzazione si sarebbe avvalsa per volture di cessione di quote, affitto o cessioni di aziende ideologicamente falsi circa la reale indicazione e titolarita’ effettiva dei soggetti coinvolti. Nei confronti dei notai chiesta la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio. Per gli investigatori a capo dell’organizzazione ci sarebbe stato “Pergamo che, con l’aiuto della moglie e dei suoi stretti collaboratori aveva messo in piedi una complessa attivita’ illecita di spoliazione, sistematica, di beni delle aziende che conduceva, raggirando i cedenti sulla propria solvibilita’, frodando il fisco, impiegando personale a nero ed intestando diverse societa’ a prestanome. Tra i vari passaggi societari sono emersi contatti con soggetti riconducibili alla criminalita’ organizzata calabrese, tuttora in corso di approfondimento”. Tra i delitti contestati appunto l’intestazione fittizia di beni e appropriazione indebita, in quanto i pagamenti destinati a societa’ fittiziamente intestate incaricate di gestire gli alberghi, soprattutto a Chianciano Terme (Siena), venivano dirottati verso altre persone giuridiche, con sede in altre citta’ e apparentemente non riconducibili agli stessi soggetti, con danno ai creditori degli hotel, di fatto insolventi e/o morose. “Con questo meccanismo, sono state truffate importanti societa’ di servizi pubblici Toscane, che di fatto hanno subito un pesante danno”. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Firenze, ha portato anche al sequestro delle quote del capitale sociale di 15 persone giuridiche, per un valore complessivo di oltre 600.000.

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