Campione ai domiciliari: prestava denaro ad usura

Scritto da , 21 febbraio 2015

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Certe storie non finiscono mai: nel pomeriggio di ieri, infatti, Antonio Campione, noto imprenditore battipagliese operante nel settore immobiliare, è finito di nuovo agli arresti domiciliari, stavolta con l’accusa di usura e di trasferimento fraudolento di valori.

A eseguire l’ordinanza di applicazione della misura cautelare, emessa dall’ufficio del gip del tribunale di Salerno su richiesta della Procura della Repubblica – e precisamente della Direzione Distrettuale Antimafia – ci hanno pensato gli agenti del nucleo di Polizia tributaria e del Gruppo di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (GICO) della Guardia di Finanza di Salerno

Gli uomini del generale Nunzio Mazzarotti, dunque, sono passati all’azione dopo una lunghissima serie di indagini: al termine dell’attività investigativa – che si inserisce in una più ampia sfilza di operazioni tese a contrastare le attività di usura – le forze dell’ordine hanno arrestato l’imprenditore battipagliese, che avrebbe prestato denaro a tre individui richiedendo poi degli interessi esorbitanti.

Campione, poi, avrebbe anche trasferito illecitamente dei valori tra due società, una operante nel settore agricolo e l’altra nel campo immobiliare, molto probabilmente con la finalità di trarre dallo spostamento dei benefici in campo fiscale.

Correva l’anno 2009 quando l’Ufficio Misure di Prevenzione della Procura della Repubblica emise ai danni delbusiness-man battipagliese un procedimento preventivo antimafia, obbligandolo con la misura personale della sorveglianza speciale a non abbandonare il comune di residenza: tutto ciò in seguito alle indagini che portarono a individuare in Campione il cassiere della cosca camorristica dei Maiale.

La quaestio, poi, fu affrontata dalla corte d’Assise, poi da quella d’Appello e, infine, dalla Cassazione. Alla fine del travagliato iter giuridico, nel 2013, all’imprenditore, giudicato colpevole, furono sequestrati circa 28 milioni di euro tra partecipazioni societarie, case, terreni, automobili e conti correnti (precisamente tre): una massiccia mole di beni, insomma, che era stata comunque oggetto, anche in quel caso, di sospetti trasferimenti, dal momento che buona parte dei possedimenti era stata intestata dall’affarista alla moglie, Maria Coppola, e ai figli, Adriano e Marco, quest’ultimo consigliere comunale negli anni dell’amministrazione Santomauro, eletto dapprima tra le fila di Etica per il buon governo e poi passato al Partito Democratico.

Il curriculum vitae di Antonio Campione, d’altronde, è costellato da un massiccio carico di attività criminose, molte delle quali legate al clan malavitoso di Giovanni Maiale, operante nella Piana del Sele e, in particolare, tra Eboli e Battipaglia: il suo nome, in effetti, è sicuramente il più rilevante tra tutte le personalità dell’universo dell’imprenditoria cittadina che si resero protagoniste dell’affaire California, il lungo percorso giudiziario che dal 1992 al 2007 ha cercato di ricostruire i legami tra la criminalità organizzata – i Maiale, appunto, e il clan Pecoraro, scopertisi uniti sotto l’insegna della confederazione camorristica della Nuova Famiglia di Carmine Alfieri – e la classe politica e manageriale battipagliese.

In seguito al processo California, tra il 2007 e il 2008, a Campione – oltre che a Cristaino – furono confiscati beni per milioni di euro, milioni che l’imprenditore aveva reinvestito in possedimenti e in acquisizioni societarie per conto della malavita.

Negli appezzamenti di suolo che appartenevano al cassiere della camorra, passati poi al comune di Battipaglia, la commissione straordinaria ha promosso delle iniziative di notevole caratura morale, come la realizzazione degli orti sociali.

La frequenza con cui il nome di Antonio Campione viene accostato a reati di natura economica, tuttavia, se riletta alla luce delle continue confische e dei molteplici provvedimenti ai quali l’imprenditore è stato soggetto, testimonia un’incredibile capacità di recuperare fior di quattrini in archi temporali parecchio ristretti e, soprattutto, una sorprendente tendenza a gestire l’ingente patrimonio seguendo una spiccata indole criminosa. SognandoCalifornia, insomma, Battipaglia è riuscita davvero a divenire per qualcuno una novella e pionieristica miniera d’oro. Una febbre aurea che non conosce crisi.

 

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