Campania: parenti negli staff e smartphone, scoppia la polemica

Scritto da , 1 dicembre 2015

Parenti negli staff e smartphone in “regalo”: scoppia la polemica nel Consiglio regionale della Campania dopo l’approvazione, da parte dell’Ufficio di Presidenza dello stesso Consiglio, di una delibera con la quale diventa possibile assumere negli staff dei consiglieri i propri congiunti fino al terzo grado di parentela. “Ci siamo adeguati ad una legge nazionale e a quanto previsto dall’Anac”, ha detto Rosa D’Amelio, presidente del Consiglio regionale della Campania. Niente di più niente di meno che un adeguamento, insomma, quello che ha stabilito l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale con una delibera datata 11 novembre. Cambiare la delibera precedente – ha spiegato oggi D’Amelio – era una necessità perché la decisione presa nel 2013 dal vecchio Ufficio di Presidenza aveva profili di “eccessiva interpretazione”. In altre parole era troppo restrittiva. Nell’ottobre del 2013, il vecchio Ufficio di Presidenza targato centrodestra adottò una delibera con la quale si vietava l’assunzione di parenti fino al terzo grado. Quest’anno la marcia indietro e l’allargamento di maglie ritenute (forse) troppo strette. L’opposizione con il Movimento Cinque Stelle ha gridato al rischio “scandalo di una nuova parentopoli”. “Nessuna parentopoli – assicura D’Amelio – solo il rispetto delle leggi. Dipendesse solo da me, sarei ancora più restrittiva, ma c’è una legge”. E va rispettata. Adeguarsi è un modo per mettere il Consiglio al riparo da eventuali ricorsi, che, però, al momento non risultano esserci. Resta in piedi la questione degli “scambi di parenti”, la possibilità, cioè, che, per esempio, il consigliere del gruppo A può, volendo, assumere un parente di uno del gruppo B, e viceversa, a mo’ di “favore reciproco”. E mentre si prova a spegnere un focolaio, ne scoppia un altro: smartphone di ultima generazione in “regalo” ai consiglieri. “Sono stati tre giorni di fuoco”, si lascia andare D’Amelio che arriva in conferenza stampa sventolando i dati sui costi di telefonia. “I cellulari sono in comodato d’uso – spiega – e possono esser utilizzati per telefonare solo agli uffici della Giunta, del Consiglio e tra i consiglieri. Qualsiasi altra chiamata viene addebitata sulla busta paga dei singoli componenti dell’Assemblea”. Chi non lo vuole, può tranquillamente rinunciare allo smartphone previsto da una convenzione, siglata lo scorso maggio, e quindi nel corso della precedente Legislatura di centrodestra, con la Consip che “ha comportato dei risparmi” e prevede appunto i telefonini galeotti.

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