Campagna e i suoi Fucanoli

Scritto da , 17 gennaio 2018

Vita e morte nel paese dei quattro elementi. I falò verranno accesi alle ore 18

 Olga Chieffi

Campagna nella notte del 17 gennaio si trasforma in onore di Sant’Antonio Abate nella Città del Fuoco. Tra le sue vie, dalle ore 18, si riapre il grande libro della vita, della morte e dell’universo che ci circonda, leggibile coerentemente secondo il linguaggio codificato dell’immaginario collettivo. È qui, senza dubbio che il nascosto chiede con maggiore insistenza e, da più tempo, di farsi luce, ed è qui che può diventare più poroso e friabile il muro che divide il “sopra” e il “sotto”, l’ “al di qua” e l’”al di là”, l’arcaico e il presente, l’immaginario e il reale, in uno psicodramma che, nei secoli, è riuscito a penetrare la cultura e il suolo. Il viaggiatore che stasera passerà per Campagna sarà consapevole che il nostro meridione è “la terre des morts”, purchè si aggiunga subito che qui, da noi, la morte (e il sesso, che instancabilmente la rifornisce di oggetti deperibili) anima una vita ricchissima dell’immaginario, del mitico, del magico, del religioso, del simbolico. Campagna è sede di una proliferante espressività, una vera e propria foresta di segni, in cui ci si addentra come in una fitta trama onirica. Continuamente stimolato e provocato alla decifrazione di ciò che vede e sente, colui il quale percorrerà le vie del paese, si accorgerà ben presto che questo è un paese in cui parla da sempre e più intensamente l’inconscio, nella sua nudità più crudele e esibita o nelle sue metamorfosi storiche, enigmatiche e perturbanti. La fiamma che si eleva e parla nella notte, balugina nelle acque che attraversano Campagna, purificandone la terra: i quattro elementi s’incontrano e si scontrano in questa notte che inaugura l’anno agricolo e tutti gli abitanti del paese partecipano a questa drammatizzazione. Campagna, con l’accensione dei “falò”, vuole anche ricordare la tragica morte del monaco e filosofo nolano. Parliamo dell’eretico Giordano Bruno, arso vivo sul rogo, che perfezionò le sue teorie a Campagna, dove nel 1573, nel Convento dei Padri Domenicani, annesso alla Chiesa di S. Bartolomeo, fu ordinato sacerdote e cantò la sua prima messa. Una sorta di interiorizzazione di quel fuoco del rogo e dei falò da cui siamo all’inizio partiti. Certo è che tra credenze popolari, mistificazioni e magie, Campagna intende custodire e tramandare alle future generazioni genuine tradizioni, cui è particolarmente legata per la salvaguardia della memoria storica del suo vasto patrimonio culturale. Il cambiamento di stagione, nella prospettiva magica che lo sottende è un vero rituale, lo stesso lavoro diviene un adempimento rituale che ripercorre il mito di Sant’Antuono. In una realtà in cui l’uomo, come plasmatore e trasformatore della natura non esiste nel quadro ideologico limitato, in cui le forze dell’ignoranza e dello sfruttamento impediscono l’assunzione piena ed autonoma, individuale e collettiva, del proprio ruolo storico, l’incerto avvenire deve essere reso certo dall’attività magica e rituale che adotta la sicurezza della ripetizione; il dramma che si ripete e ripete il mondo, cancella il mutamento. Ecco allora il rito dei Fucanoli, attraverso cui si rilegge la propria storia, si rinnova il racconto, esorcizzando il Male, liberandosene. Il fuoco è l’espulsione del Male, è l’estrema garanzia, è l’evento che per così dire, raddoppia la sicurezza del rito, e quasi nello stesso tempo rende i suoi effetti concreti, immediatamente percepibili nella effettiva liberazione che segna il ritorno alla Luce.

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