Campagna difende il suo eroe Palatucci

Scritto da , 22 giugno 2013

Non ci stanno a Campagna. Per loro Giovanni Palatucci è un eroe e tutto ciò che sta accadendo in questi giorni è solo «un’opera denigratoria non dimostrata e dimostrabile». Nella terra dello zio vescovo dell’ultimo Questore di Fiume tutto è impresso, ricordato e documentato. E la guerra dei numeri non appassiona nessuno lì. «Nessuno ha parlato di cinquemila ebrei venuti a Campagna. Ma qui ci sono stati. Ci sono le testimonianze e le lettere. Documenti che abbiamo visto», dicono da Campagna. La memoria di Palatucci, zio e nipote, è tutta raccolta in un museo documentale. E non solo. Oltre all’associazione nazionale “Giovanni Palatucci” a Campagna c’è un vero e proprio comitato, nato nel 2000, proprio per far conoscere l’opera del poliziotto alle future generazioni. In quel Comune, ricordiamo, vescovo era lo zio, Giuseppe Maria Palatucci, che aiutò il nipote a salvare numerosi ebrei durante il periodo nazista, accogliendoli proprio a Campagna.
E sono stati numerosi gli incontri e gli appuntamenti che negli ultimi anni hanno valorizzato la figura di Palatucci. Non c’è scuola salernitana che non abbia conosciuto la vita del poliziotto irpino. Per Palatucci c’è anche una causa canonica. «Noi conosciamo ciò che è stato fatto da Palatucci a Campagna», dice Liberato Trotta, dell’associazione nazionale “Palatucci”, delegato presso il Ministero dell’Interno. «Ci sono documenti – dice – che ricostruiscono tutte le sue imprese. A Campagna c’è un museo dove ci sono prove evidenti della presenza degli ebrei. Alla luce dei documenti noi chiediamo che venga dimostrato il contrario. Il dato certo è che Palatucci abbia salvato delle persone».
Secondo la rivelazione del centro studi “Primo Levi”, Palatucci altro non sarebbe stato che un collaboratore dei nazisti. Altro che “Schindler italiano”, avrebbero sostenuto direttamente dal museo dell’Olocausto di Washington. «Una serie di bugie che vanno avanti da dieci anni», rispondono da Campagna, ed in particolare dal Comitato dedicato al poliziotto.
«Una provocazione», dice Michele Aiello, «l’unica cosa che non sappiamo se abbia portato qui i 5mila ebrei. Ma per il resto, sono tutte tesi che non trovano riscontro. Anzi – prosegue Aiello – nelle loro ricostruzioni ci sono delle inesattezze. Basterebbe leggere il libro di Antonio De Simone, dal titolo “Giovanni Palatucci: un giusto e un martire cristiano” per rendersene conto. In trecento pagine c’è tutta la verità e la smentita alle accuse mosse dal centro studi “Primo Levi”».
«Non siamo assolutamente d’accordo. Io – prosegue ancora Aiello – penso davvero che si tratti di una provocazione. Ci sono fatti e persone che possono dimostrare ciò che realmente ha fatto Palatucci».
Dal comitato annunciano che ben presto raccoglieranno studi, storici e testimoni a Campagna per un incontro pubblico che chiarirà il tutto. Tra i fondatori del Comitato c’è anche chi ha dedicato una tesi di laurea all’opera dell’ex questore. E’ Gianluca Petrone che nel suo scritto finale ha approfondito il tema degli ebrei a Campagna. Tra gli altri componenti del comitato, ci sono ancora: Carmine Granito, il professore Mario Onesti e Mariano Vitale.

Chi era Palatucci. Giovanni Palatucci nacque a Montella, in provincia di Avellino, il 31 maggio 1909. Partecipò al 14° Corso di Polizia e fu inviato a Genova come Vice Commissario di polizia. Dal novembre 1937 prese servizio presso la Questura di Fiume all’Ufficio Stranieri, operando a favore degli Ebrei. Il Funzionario di Polizia in 7 anni salvò da sicura morte almeno 5000 ebrei. Dopo l’8 settembre 1943 (Armistizio), nel primo anno di occupazione tedesca mise in salvo ancora un migliaio di Ebrei. Tutta la sua opera a Fiume si svolse soprattutto a favore di perseguitati politici e razziali. Il 13 settembre 1944 fu arrestato e tradotto nel carcere Coroneo di Trieste. Condannato a morte, poi graziato, fu deportato nel lagher di Dachau in Germania (matricola 117826) il 22 ottobre 1944, dove morì martire il 10 febbraio 1945.

 

22 giugno 2013

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