La moglie di Pecoraro era il tramite del marito in carcere

Scritto da , 12 ottobre 2017

Pina Ferro

Camorra nella Piana, Sabino De Maio: «La moglie di Pecoraro era il tramite del marito in carcere. Mio cugino carabiniere sapeva, taceva ed ha intascato qualche regalo in denaro»

E’ un fiume in piena Sabino de Maio che sta ricostruendo pezzo per pezzo l’intera attività criminale dei sodalizi presenti nella Piana del Sele e in altre zone della provincia. Fatti e circostanze ben dettagliate, quelle contenute nei fascicoli delle dichiarazioni in possesso della Procura di Salerno. Ieri mattina, il pubblico Ministero Marco Colamonici in apertura dell’udienza preliminare a carico degli oltre 90 indagati a seguito del blitz “Omnia”, ha depositato agli atti nuove rivelazioni fatte dal collaboratore di giustizia. Oltre agli inagati presenti nell’aula di Corte di Assise e di Appello, dinanzi al Gup Indinnimeo, collegati in videoconferenza vi erano anche Sabino De Maio ed altri due collaboratori di giustizia: Paolo Podeia e Lucia De Sio. Questi ultimi, da diverso tempo sono entrati a far parte del sistema centrale di polizia. A seguito del deposito agli atti delle nuove dichiarazioni di Sabino de Maio, il magistrato ha aggiornato l’udienza al prossimo 30 ottobre nell’aula bunker di Fuorni. Estosioni, controllo dei trasporti su gomma di prodotti agricoli, gestione delle piazze dello spaccio, e ancora clan Pecoraro – Renna e suoi referenti sul territorio sono solo alcuni degli argometi trattati nelle oltre settanta pagine messe agli atti ieri mattine. E. così come accaduto per altri procedimenti in corso anche in questo fascicolo compaiono numerosi omissis che dovrebbero essere svelati nelle prossime settimane. Il clan Pecoraro – Renna, secondo quanto affermato a Sabino De Maio, contiuava ad operare sul territorio della Piana del Sele. Francesco Pecoraro imponeva ancora il suo volere attraverso la moglie Cinzia Rizzo . Lei era “intermediaria tra il marito detenuto ed il nostro gruppo, anche nella individuazione delle strategie criminali e dei soggetti da colpire, nonchè colei alla quale, nel corso del tempo ho riversato parte dei soldi dell’attività criminale compiuta dal gruppo Pecoraro da me diretto”.Un linguaggio chiaro e preciso quello utilizzato da De Maio che spiega con dovizia di particolari anche gli attentati ai danni di alcuni imprenditori. In tre ieri si sono costituiti parte civile nel procedimento in corso. Parlando della gambizzazione ai danni di Alessandro Cataldo De Maio spiega “La sua gambizzazione fu ideata e disposta da me, Ciccio Mogavero, Enrico Bisogni e Sergio Bisogni nel corso di un incontro tenutosi sul piazzale dove Sergio Bisogni ha i camion della sua ditta di traslochi….. La gambizzazione commissionata da noi fu materialmente perpetrata a bordo di un motorino di provenienza furtiva, poi abbandonato a Campigliano nei pressi di un cementificio. Fu utilizzata una pistola calibro 7,65 con silenziatore. Quando demmo ‘incarico agli esecutori non sapevamo quando sarebbe avvenuta.”

 

Ampia descrizione viene riservata ai rapporti che legavano Sabino De Maio al cugino carabinieri in servizio prima a Balvano e successivamente a Giffoni alle Piana. A detta del collaboratore di giustizia il militare era a conoscenza dell’attività criminale del congiunto che frequentava quasi con cadenza giornaliera. Durante gli incontri pare che il collaboratore raccontasse all’esponente delle forze dell’ordine quello che il suo gruppo malavitoso faceva. “…In più occasioni ho incontrato mio cugino assieme anche a Francesco Mogavero ed i gemelli Bisogno”. Si tratta di soggetti che il militare conosceva personalmente e che quindi non avevano problemi a parlare in sua presenza delle varie attività da intraprendere compresi gli atti indimidatori commessi dal sodalizio. “Invece non ho mai parlato con lui specificamente dello spaccio di stupefacente gestito dal nostro gruppo se non in occasione della scomparsa di Raffaele Sorriento…”, De Maio dopo aver spiegato il tutto al cugino carabiniere gli chiese di la cortesia di verificare sulle banche dati delle forze dell’ordine “notizie circa un eventuale arresto del predetto… Dopo qualche giorno ci disse che dai computer della caserma non risultava alcun arresto in Italia a carico del Sorriento”. Il rapporto tra i due cugini era molto stretto e lo si evince anche in occasione di un attentato subito da Sabino De Maio. “Pur non avendo esplicitamente richiesto a mio cugino di omettere di riferire quanto accaduto ai suoi superiori, di fatto ciò accadde in quanto dato per scontato”. Il carabiniere avrebbe anche aiutato il cugino e Biagio Parisi a nascondersi in un periodo in cui erano convinti di avere il fiato sul collo da parte degli investigatori. In un primo momento De Maio e Parisi si rifugiarono in montagna, successivamente furono raggiunti dal militare e da una persona di Balvano che si occupò di sistemarli in un deposito di mobili dove restarono per circa una settimana. E, al carabiniere, Sabino De Maio non avrebbe lesinato di fargli qualche regalo in denaro. “Il riferimento è ad un cavallo di ritorno fatto ad un tale Antonello (n.d.r. vicino di casa del carabiniere) a cui fu rubato il furgone a Montecorvino: mio cugino venne da me chiedendomi di ritrovarlo, io chiesi a Sergio Bisogni, il quale si rivolse allo zingaro che si occupava di questo e quando il furgone fu restituito anche a mio cugino fu versata una parte del riscatto pagato dall’Antonello”. Successivamente vi sarebbe stata un’altra occasione in cui il militare della Benemerita avrebbe intascato denaro consegnatogli da Sabino De Maio. E, il militare avrebbe anche fatto stringere rapporti tra Sabino De Maio e un certo Cossidente capozona del clan Basilischi. Con lui furono progettate delle rapine ad uffici postali e blindati. Progetti che non furono portati a termine a causa di una interruzione dei rapporti da parte di De Maio che non aveva ricevuto il pagamento di una fornitura di stupefacente. Tra il 2007 ed il 2008 De Maio e Biagio Parisi effettuarono dei sopralluoghi a Balvano al fine di organizzare delle rapine ai tir che trasportavano salumi. Il militare pur essendo a conoscenza dei piani non si è fatto coinvolgere nell’azione. “I basisti furono dei soggetti originari di San Giuseppe Vesuviano ma residenti a Balvano….. Il personaggio di San Giuseppe che ci fece da basista per la rapina al camion di salumi, era lo stesso presentatoci da mio cugino quando, con Biagio Parisi, decidemmo di allontanarci dal territorio per evitare possibili arresti”. Tale soggetto “in quell’occasione mi regalò l’auto Bmw S.W. grigia che avremmo dovuto utilizzare per la rapina. Anche in questo caso De Maio precisa che il militare non è mai salito a bordo dell’automobile in questione. Poco dopo tali episodi fu arrestato. Nelle dichiarazioni rese il collaboratore parla anche dei suoi rapporti con il cognato Leopoldo Ferullo, e di molteplici altre attività.

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