Cammarota: «Fare sistema oltre i partiti per difendere la nostra terra»

Scritto da , 31 dicembre 2015

di Giovanni Sapere

E’ stato un anno ricco e intenso di attività, quello che si concluderà oggi, per Antonio Cammarota, consigliere comunale e responsabile dell’associazione “La nostra libertà”, con un 2016 che si preannuncia altrettanto frizzante. E’ l’anno delle elezioni comunali in merito alle quali Cammarota ancora non si sbilancia, almeno non per quanto concerne una sua possibile discesa in campo nelle vestiti di candidato sindaco. Avvocato Cammarota, il 2015 termina col botto, l’importante riconoscimento del Premio Internazionale Giovanni Paolo II legato al Giubileo, che ha premiato anche il Mons. Moretti, il Rettore Tommasetti, il Presidente del Tribunale dei Minori Andria, il Questore Ansalone, il viceministro Alfano. E lei. «Un riconoscimento importante e prestigioso non a me ma all’associazione La Nostra Libertà per i dieci anni di sostegno per la Mensa dei Poveri. Un impegno facile, perché un dovere morale e civile, i veri poveri sono gli indifferenti, quelli che non considerano gli altri. L’impegno ora continua con la città della solidarietà». Ovvero? «L’istituzionalizzazione della Mensa dei Poveri e un pubblico ricovero notturno per chi dorme nelle auto o come per il clochard lo scorso settembre, muore per strada. Salerno non deve consentire questa indifferenza. Intanto ci legittima il patrocinio morale riconosciuto dal Comune di Salerno, al quale avevamo chiesto e chiederemo di istituire il carrello della solidarietà in ogni supermercato, così come facciamo oggi con la Pro Loco di Ogliara, in modo da garantire il costante approvvigionamento per la Mensa». Cosa manca alla città? «La visione di insieme. Le periferie sono altro rispetto al centro e questo è un guasto. Salerno è Piazza Portanova e Ogliara, il lungomare e Sordina, o Giovi, o Monticelli. Si è visto nella gestione di Luci d’Artista, affogando il centro anzicché delocalizzare e promuovere quartieri lontani dove i commercianti pagano le stesse tasse. Per questi motivi abbiamo inciso nelle periferie, in particolare nei rioni collinari che sono una risorsa e non un costo per la città, e dove in questi giorni abbiamo lanciato una petizione popolare per la sicurezza per un presidio dei Carabinieri e dei Vigili Urbani in un edificio confiscato alla camorra». Lei parla spesso dei rioni collinari «In altre città sarebbero valorizzati come borghi dai quali ammirare l’intero golfo, e dove fare agriturismo, con teleferiche sui monti Stella e Montena, valorizzando l’artigianato, e quindi sviluppo economico nel solco della tradizione, perché senza identità non c’è originalità e quindi non c’è futuro». Per Il Sole 24ore qui non c’è lavoro… «Basta guardarsi intorno. Salerno ha perso la sua tradizione industriale e non ha pienamente corrisposto al destino del mare, ora vive di Luci d’Artista che però è limitato nel tempo e rischia di ridursi all’effimero se non avviene un salto di qualità». Come fare? «Fare sistema in mano pubblica, perché solo le istituzioni posso garantire l’interesse pubblico, con la partecipazione delle categorie produttive private ai massimi livelli di rappresentanza. Lo abbiamo affermato in due importanti e affollati convegni, il primo a febbraio su commercio, imprese e artigianato, l’altro il 16 dicembre al Salone dei Marmi, con “la città del lavoro”, invitando i riferimenti istituzionali e delle categorie e quindi i sindacati, i formatori e i consulenti d’impresa, le imprese, le industrie, gli artigiani, i costruttori edili, gli esercenti». Un esempio? «Istituire la Clausola sociale, in ogni bando pubblico una riserva di lavoro per i nostri giovani; affidare le pratiche giacenti di condono edilizio ai nostri professionisti, pagati sul reale gettito e quindi a costo zero; Centrale del Latte municipale è invece occasione perduta perché sintesi di produttività, tradizione, identità, storia, interesse pubblico, e per cui proposi al tempo del fallimento Amato di acquisire l’esercizio di azienda per produrre in mano pubblica la Pasta di Salerno. E poi il Marchio delle Luci d’Artista». Un suo vecchio pallino. «Oggi tutti ne parlano ma è da oltre tre anni, dall’ottobre 2012, che propongo di istituire il marchio “Luci d’Artista”, non solo il banale logotipo che la Giunta ha deliberato due settimane fa, ma un marchio commerciale in mano pubblica con la partecipazione della categorie produttive dei privati, e quindi con la Camera di Commercio e gli Enti territoriali, fino a una legge regionale ad hoc, monetizzando il ritorno di immagine, promuovendo la nostra economia, e quindi lavoro per i nostri giovani». Cosa dovrebbe fare il “suo” Marchio? «Le luci del diavolo, nel solco della nostra tradizione magica medievale, e poi il mare, con Luci d’Estate, e ancora Fuochi d’Artista, un campionato mondiale di fuochi d’artificio nel naturale palcoscenico del golfo di Salerno con la lotteria nazionale, e quindi la Regata Storica di San Matteo. Inoltre, promuovere le tradizioni enogastronomiche, quelle dell’artigianato tipico come il cotto di Ogliara, la tradizione presepiale, al nostro commercio, fino a produrre le luci con la nostra scuola di elettricisti. E poi, manifestazioni e spettacoli, anche da esportare, come avviene con i marchi Arena di Verona, Eurochocolate, Umbria Jazz, e tanti altri». Un’ultima domanda. Dove va La Nostra Libertà? A sinistra o a destra? «In avanti. Le categorie non son più destra e sinistra, ma popolo e potere. Noi non abbiamo mai tradito in nostri sogni di ragazzi, la nostra intransigenza morale, la nostra libertà. Lo sanno tutti. L’associazione è attiva da dieci anni, autofinanziata, non apre in campagna elettorale né chiude dopo il voto. E tanto basta a marcare la differenza». Ma Lei sarà candidato sindaco? «L’anno che verrà ci vedrà certamente protagonisti. Le liste son pronte, altre saranno. Poi, vedremo. A noi interessa affermare i progetti costruiti in dieci anni di impegno e di partecipazione. E realizzarli».

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