Calvino e Tondelli: verso una lingua nuova

Scritto da , 18 Settembre 2020
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Penultimo appuntamento questa sera, a Cetara per Teatri in Blu che ospita il reading di Lodovico “Lodo” Guenzi e ad Alberto “Bebo” Guidetti

di Olga Chieffi

“Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone” (Le Città Invisibili, Italo Calvino). “Bando a isterismi, depressioni scoglionature e smaronamenti. Cercatevi il vostro odore eppoi ci saran fortune e buoni fulmini sulla strada” (Autobahn, Pier Vittorio Tondelli). Questa sera il penultimo appuntamento di Teatri in Blu è stato affidato da Vincenzo Albano a Lodovico “Lodo” Guenzi e ad Alberto “Bebo” Guidetti, voce e beatmaker dello Stato Sociale. Niente musica o canzoni o vecchie che ballano, ma stasera nella Piazzetta Grotta di Cetara, a partire dalle ore 21, si andrà alle radici dei cambiamenti della nostra lingua,  sulle tracce di Pier Vittorio Tondelli e Italo Calvino, con “Libertini invisibili”. Un reading in cui scopriremo o ricorderemo attraverso la voce di Bebo, il Calvino de’ “Le città invisibili”, il suo linguaggio complesso e visionario, di una contemporaneità disarmante, che verrà alternata con la lettura di piccoli esempi tratti dal quotidiano, da cui giungerà l’invito ideale a rileggere quel volume.  Le città calviniane possono essere intese come le parole, cioè i segni di una nuova lingua, elaborata per formare un discorso sul mondo, che in esso riacquista, appunto, visibilità. Per citare le parole usate in un diverso contesto da Barthes, “Le città invisibili” si chiude quindi con un “cercate la via di uscita”, e realizza a pieno, in questo modo, la propria funzione di segno, capace di rendere visibile la filigrana invisibile nascosta al di sotto delle cose, attraverso la quale l’uomo possa orientarsi nel labirinto del reale. Ribalta, quindi, per Lodo, il quale sarà assoluto protagonista della lettura di brani tratti dai racconti contenuti in “Altri libertini ”, uno degli autori di riferimento di una certa emilianità, un punto di riferimento di molti altri artisti, scrittori e musicisti. Tondelli parla del disagio della provincia, della voglia di scappare, ma anche di omosessualità, droga, bestemmie e lo fa con un linguaggio colorito e forte, inventando parole e descrivendo immagini. Tondelli resta scrittore-cardine di quella “letteratura emotiva” che ha segnato la generazione postmoderna. Gli scritti di Tondelli – da Altri libertini a Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni ’80 – respirano allo stesso ritmo della musica rock e new wave degli anni ’70 e ’80, divenendo così uno status culturale e sociale della generazione figlia della “mutazione antropologica” di cui parlava Pasolini. Tondelli tiene il lettore in un continuo stato di choc derivante dall’amalgama di rime e assonanze, sincopi e flussi, gergo e tensione a “rubar matite a tutti” che mette sullo stesso piano autore, narratore e lettore, tutti coinvolti nello “scarabocchiare” e nel “mescolarsi nei mille rivoli di un parlato in creazione, costantemente relazionato con elementi colti, in un impasto che non perde mai la sua carica aggressiva, comica e ludica”, come il sentire de’ “Lo stato sociale”.

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