Caldoro a De Luca: «Siamo ultimi dappertutto ed abbiamo perso credibilità”

Scritto da , 11 ottobre 2017

Andrea Pellegrino

«Rivedere il ruolo delle Regioni», l’ex governatore della Campania Stefano Caldoro insiste su un nuovo assetto istituzionale. «Più Stato dove è necessario, meno dove gli Enti Locali possono fare da soli», la teoria dell’attuale consigliere regionale di Forza Italia. E sul nuovo corso del partito del Cavaliere, Caldoro non ha dubbi: «E’ tornato centrale». Presidente, è sua la proposta per il referendum regionale. Cosa prevede la sua recente proposta di rivedere il ruolo delle Regioni? «Da riformista, continuo a lavorare alla necessità di modernizzare il nostro impianto istituzionale. La battaglia sul referendum, sull’autonomia e sulle macroregioni, parte dalla Campania e dal lavoro fatto con i gruppi regionali ed in particolare con quello di Forza Italia. Bisogna lavorare perché ci sia ‘più Stato e meno Stato’. Più Stato dove è necessario valorizzare le eccellenze di un territorio, dove bisogna intervenire per riequilibrare i diritti e ridurre le diseguaglianze. Meno Stato dove gli Enti locali possono e devono fare di più, dove bisogna liberare energie. Ridurre i doppioni, ridurre il numero delle Regioni. Passare dalla logica del perimetro amministrativo rigido al governo delle funzioni». Lei si fece promotore dell’accelerazione della spesa ma, a quanto pare, oggi sono diversi i progetti ancora fermi al palo, grazie a proroghe e controproroghe… «Una grande intuizione. Una buona pratica, un uso intelligente delle risorse europee. Un’ opera pubblica per ogni Comune, per gli Enti territoriali. Senza distinzione di colore politico e pensando al bene dei cittadini. L’attuale Presidente della Regione presentò un ricorso ed era un’evidente azione contro tutti i comuni. Poi ha cambiato idea. Ma non basta cambiare idea e riconoscere il valore della misura. Bisogna lavorare con serietà e competenza per garantire risorse ai comuni. Non si fa, perché troppo spesso vince la logica dell’immobilismo, troppo spesso la logica dell’amministrazione amica». Per Vincenzo De Luca la Regione Campania sarebbe dovuta essere “Mai più ultima”. In che posizione siamo oggi? «Ultimi dappertutto. Nella sanità, nei trasporti, nell’utilizzo dei fondi europei. Il dramma più grande e’che abbiamo perso credibilità. Siamo tornati la regione inaffidabile con politici di vertici più visti come macchietta che come amministratori competenti». Nuovo corso di Forza Italia. La rivoluzione del presidente Berlusconi sta coinvolgendo anche la Campania, in vista del voto… «Forza Italia è tornata centrale. Grazie al suo gruppo dirigente e grazie alla straordinaria capacità innovativa del presidente Berlusconi». Archiviato il caso Sica, ci sono tanti altri esponenti – vecchi e nuovi – che bussano alla porta di Forza Italia. Siete pronti ad accoglierli? «Bisogna essere inclusivi. Aprirsi alla società e valorizzare le energie interne. E’ questo lo spirito che anima la classe dirigente. In Campania c’è Mara Carfagna, che ha una leadership riconosciuta. Attorno a lei dobbiamo costruire un progetto vincente, di governo». Lei proviene ed è un esponente del Nuovo Psi. Che ruolo giocherà questa formazione nell’ambito del centrodestra? «Intendo dare un contributo alla crescita di una nuova classe dirigente, nella costruzione di una proposta politica per la regione e per il Sud. La partita politica è per me dovere e piacere . E quella politica puo prescindere da quella elettorale.» La metropolitana di Salerno divenne quasi un caso nazionale, durante l’assessorato di Vetrella, ma, allo stato, è rimasto un semplice treno urbano, le cui corse si estendono per pochi chilometri… «Bufale, inutili slogan. Insulti sui quali non si è fatto mai luce. I fatti hanno raccontato che la Giunta Caldoro riuscì a risolvere il problema della metro come mille altri. Una offerta ancora insufficiente per responsabilità di chi oggi governa il settore. Ci sono le risorse per investire ancora, serve capacità di programmazione, visione». Chi vincerà le elezioni? «Spero il Paese».

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