Bye bye Intertrade: si chiude

Scritto da , 27 giugno 2015

di Peppe Rinaldi

Capolinea Intertrade: si chiude. Entro il 31 luglio prossimo l’azienda speciale della Camera di commercio sarà posta in liqui- dazione. L’ha deciso la giunta della Cciaa riunitasi martedì. Riunione drammatica -di- cono- in cui il caso della società che doveva internazionalizzare le imprese salernitane, e con ciò conferendo ad esse il famoso «va- lore aggiunto», ha tenuto inchiodati ammi- nistratori e rappresentanti delle categorie produttive per ore.

Intertrade chiude, corsisti e borsisti vari sarebbero già stati riconsegnati alle mamme e ai papà della politica curatori del batte- simo, il direttore Innocenzo Orlando è stato fatto fuori (ora, pare, sia in Germania, oltre a poter contare ancora su alcune cari- che nelle varie “joint venture” tra Camere di commercio estere), i restanti tre membri del Cda, compreso il presidente Galiano seguono il destino dell’azienda, altri due s’erano già dimessi un po’ prima, il vertice burocratico, snodo centrale del tutto, è in rotta con la presidenza Arzano che, a sua volta, pare abbia perso anche l’appoggio degli agricoltori, rimanendo così appesa a pezzi di industria e commercio. Il clima è da fuggi fuggi generale.

Diversi milioni di debiti (tra i 4 e i 6, più le perdite correnti), aggravati da una circo- stanza su altre: la trasmissione dell’intera “pratica” Intertrade alla Corte dei Conti da parte della segreteria generale della Cciaa, incarnata da Raffaele De Sio, non esatta- mente un dettaglio rispetto alla cornice

complicata entro la quale sta andando a chiudersi la vicenda. I magistrati contabili ora sul tavolo ne hanno due di dossier: uno, ad opera di un avvocato romano ex in- terno alla Intertrade che di essa sembra co- noscere ogni angolo, ed un altro firmato dal vertice amministrativo dell’ente. Che, resosi conto di un limite ormai superato dopo la scoperta di un mutuo da circa 500mila euro concesso dal Montepaschi di Siena nel- l’ottobre dello scorso anno, cioè a bilancio già malandato, avallato dalla Camera di Commercio su iniziativa del presidente per 600mila senza le procedure di legge e di re- golamento interno (nel senso, senza i pas- saggi amministrativi obbligatori, delibere,

autorizzazioni, etc.) e a conoscenza di chissà quali altri fatti interni, recenti o pas- sati, sembra abbia chiesto ed ottenuto due cose: 1) la testa del direttore Orlando, il pia- neta attorno al quale s’è sviluppato un si- stema solare che negli anni ha prodotto la voragine nei conti di Intertrade (quindi della Cciaa, quindi delle imprese salerni- tane che pagano i canoni annui all’ente) che abbiamo descritto nel corso di questa inchiesta; 2) tutte le carte ai procuratori contabili, per ora: bilancio, delibere, rela- zioni e la stessa due diligence, la famosa re- lazione interna resasi ad un tratto necessaria per iniziare a rimediare al rime- diabile. Ovviamente, dopo che Cronache ne ha anticipato in pratica tutto, dal set- tembre dell’anno scorso ad oggi: ma questa è un’altra storia. Ora è un si salvi chi può. Il collegio dei revisori del conti, non sa- rebbe stato risparmiato dalla furia, seppur apparentemente riparatoria, del potere bu- rocratico dentro la Cciaa e, di conseguenza, anche la sua attività è stata inviata all’at- tenzione della Corte dei conti. Per non dire delle rogne, in prospettiva, che ne potranno discendere se e quando i magistrati ordine- ranno alla Guardia di Finanza di fare la ra- diografia al regime tributario nel tempo adottato da Intetrade: il buco, in pratica, ri- schierebbe di rmoltiplicarsi.

La giunta di martedì avrebbe anche regi- strato una stravagante presa di posizione da parte del presidente Guido Arzano, se- condo cui sarebbe stato tratto in inganno da Orlando nell’avallo del mutuo. Ove con- fermata, rafforzerebbe l’originalità di un

caso, da un lato preda di un sistema schi- zofrenico che ora mostra il fianco, dall’altro vittima di una carenza di controlli che al- trove, invece, abbondano. Ma anche que- sta è un’altra storia. Tra non molti giorni si saprà pure se il presidente resterà tale: il vento di guerra che albeggia da tempo tra gli oppositori interni sembra annunciare l’intenzione di non fare sconti né prigio- nieri. Andare fino in fondo, rovesciare la cabina di comando della Cciaa, anche a costo di un commissariamento. Questa è democrazia e non c’entra con la storia di Intertrade, che ne è un legittimo pretesto: anche se di sostanza, stavolta. E si saprà, ancora, come andrà a finire l’altro bubbone della Cciaa: l’aeroporto di Pontecagnano, stipendificio pubblico tra tanti, miniera di chiacchiere e consigli di amministrazione. Sono dati storici, non fisime di Cronache. L’aria è tesa in Cciaa, tra i dipendenti, tra i creditori e fornitori, tramortiti dal vortice di notizie sul sistema aziende speciali-Cciaa- associazioni di categoria-istituti di cre- dito qui raccontato. A proposito di credito: non sarebbe passato inosservato un cor- poso travaso (si parla di circa 10 milioni di euro) da un banca a un altra di soldi anche della Cciaa e dell’universo collegato. Pare si tratti di una sorta di ‘rappresaglia’ per un’esigenza familiare di un banchiere in- soddisfatta dall’istituto di credito origina- rio, ‘punito’ così con lo spostamento di conti e depositi presso l’altro istituto. Tutto legittimo anche qui, a naso: ma se Inter- trade ha tracciato il solco non si capisce quale spada ormai saprà e potrà difenderlo.

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