Busitalia, l’azienda dice no ai cambi turno: figlia a lavoro con i genitori

Scritto da , 31 Agosto 2019
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di Erika Noschese

Cosa succede se l’azienda per la quale si lavora non accetta o predispone un cambio turno, nonostante la presenza di un bambino? Succede che il figlio deve andare a lavoro con mamma o papà. Busitalia sempre più distante dai suoi dipendenti, dai loro bisogni e dalle loro necessità. Ad avvalorare il tutto un contratto collettivo nazionale del lavoro che, in determinate materie, è totalmente poco chiaro, lasciando ampio spazio alle interpretazioni. Ed è proprio quello che è accaduto nei giorni scorsi presso la sede dell’azienda che gestisce il trasporto pubblico su gomma dove una dipendente è stato costretto a presentarsi sul posto di lavoro con la figlia in quanto i vertici Busitalia avrebbero accettato il cambio turno solo di uno dei genitori, non lasciando all’altro – che lavora per la stessa azienda – la possibilità di fare lo stesso, nonostante una legge nazionale che – di fatto – dovrebbe tutelare il diritto dei bambini a crescere sereno con i genitori. Giunto sul posto di lavoro con il figlio, l’ingegnere Serpico avrebbe “ordinato” al suo dipendente di prendere un giorno di concedo; proposta rifiutata dalla stessa in quanto diversi giorni prima era stato palesato il problema senza trovare una soluzione che permettesse ai genitori di lavorare in due turni differenti così da poter gestire il figlio a casa. Quello del blocco relativo ai cambi turni è un problema sollevato a più riprese da molti dipendenti Busitalia in quanto i vertici dell’azienda sarebbero disposti a concedere un cambio solo se comunicato almeno 3 giorni prima e con motivazioni che devono essere rese note. E il diritto alla privacy? A Busitalia, ormai sembra interessare relativamente. Se un dipendente necessita di cambiare il turno lavorativo allora mettesse su “pubblica piazza” i problemi e le esigenze relative alla richiesta. Solo così, forse, potrà ottenerlo. E se la richiesta venisse inoltrata solo poche ore prima del turno? Nulla. Anche con la più seria delle motivazioni, infatti, non potrebbe essere accordato in quanto sono necessari i 3 giorni canonici di valutazione della stessa. Intanto, i dipendenti Busitalia sembrano essere sempre più sul piede di guerra, “vittime” di un sistema messo in piedi dall’azienda e che sembra non tener conto delle loro esigenze familiari o dei loro problemi di salute. Nel frattempo, il prossimo 11 settembre le 4 ore di stop disposte da Filt-Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti per “esperire la seconda fase delle procedure di raffreddamento e conciliazione conclusadi con esito negativo” dopo la riunione in prefettura tenutasi lo scorso 26 luglio e che, di fatti, non ha portato ai risultati sperati dai sindacati che cercavano un’apertura da parte dell’azienda.

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