Buon Compleanno Mario Carotenuto!

Scritto da , 12 ottobre 2017

Questa sera, alle ore 18, nella sala San Tommaso verrà inaugurata una esposizione di autoritratti, un regalo per i 95 anni del Maestro

Di OLGA CHIEFFI

Questo pomeriggio, alle ore 18:00 nella Sala San Tommaso del Quadriportico del Duomo di Salerno, sarà inaugurata una mostra di autoritratti di Mario Carotenuto, allestita dagli amici di sempre per festeggiare il novantacinquesimo compleanno dell’artista. Quel gruppo di amici che, dagli settanta, ha condiviso una stagione culturale significativa con al centro l’esperienza annuale con il grande cantiere del Presepe che Carotenuto ha realizzato nella Sala San Lazzaro con il supporto dell’indimenticabile Peppe Natella e della Bottega San Lazzaro. L’ esposizione propone quaranta autoritratti scelti tra quelli che l’artista ha realizzato dagli anni sessanta ai novanta: dipinti di una stagione magica, così come la definisce Carotenuto, ove la città si apriva a nuove energie, a nuove capacità immaginative, disegnando una scena di dialogo ove l’artista specchiava il suo volto, la sua personalità, la sua pittura. «Carotenuto pittore realista? Scrive Massimo Bignardi. È una domanda che si impone nelle mie riflessioni ogni qualvolta torno in campo nel diretto confronto con un’opera da poco terminata e che Mario desidera rileggere insieme o, come è in questo caso, calarsi nuovamente nelle trame della sua esperienza artistica e ordinare quei tratti rimasti ancora poco noti del suo oramai più che settantennale percorso creativo. Segno e sogno si inseguono nella diuturna attività artistica di Mario Carotenuto, nei suoi mille fogli, alitanti di poesia, dove le diverse opzioni tecniche attestano con lo scatto della mano sorretto da una ininterrotta felicità di visone, da un mirabile stato di grazia, una feconda giovinezza espressiva, una fatale contiguità col dipingere. Nelle opere di Carotenuto – con quella suprema libertà che è propria dell’arte – olio, acquarello, pastello, carboncino, china, tempera, fanno convivere gli opposti: memoria dell’antico e osservazione del presente, atemporalità del mito, solitudine melanconica e partecipazione alla bellezza del mondo, spiritualità, religiosità, erotismo. Il tutto in una sorta di vitalismo grafico, che utilizza con egual efficacia il segno e la macchia di colore, la fragile aerea levità del pastello, così come la trasparente densità dell’inchiostro. Del pari, questi lavori, rigettano le rigide periodizzazioni, a causa della continua osmosi interna di temi e spunti: le molte stagioni risultano, infatti, accomunate da un gioco continuo di rimandi. Ne verrà una visione di avvicinamento ondoso, di contiguità instabile, di instabile fusione di cosmico e di umano, che avrà, tra l’altro la virtù di far ribalenare il primitivo contatto cosmologico dell’uomo-artista, perduto in latebre temporali. Queste latebre temporali gireranno, noi insieme all’artista le avvertiremo girare su loro stesse, e forse riportare i primordi sotto i nostri occhi, le prime nascite, sotto i gli occhi di noi uomini della fine.

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