Bruno Benvenuto e l’irreale in musica

Scritto da , 22 marzo 2017

Questa mattina dalle 11 nell’ auditorium del Conservatorio “G.Martucci” di Salerno, il seminario sui vari metodi, anche errati, dell’approccio alla lettura musicale

 Di OLGA CHIEFFI

Solfa, battere la solfa, che dà bene la dimensione di qualcuno che comandi, prima ti becchi la “solfa” di tua madre, l’insegnante non brillantissimo che per far passare qualche concetto importante, lo ridurrà ad una “solfa” da mandare e ripetere a memoria. Solfa deriva da solfeggio, spauracchio di quanti approccino la musica e uno strumento musicale. Delle antiche e rigidissime metodologie e di una nuova, dinamica “iniziazione”, se ne parlerà questa mattina dalle 11 alle 13 al Conservatorio “G.Martucci” di Salerno, nel corso di un interessante seminario promosso dal Dipartimento di Teoria, Analisi e Composizione. Il relatore sarà il chitarrista e cantante Bruno Benvenuto, introdotto da Pasquale Scialò. Chi non si è trovato a ripetere che la semibreve vale 4/4 o il valore della semiminima col punto è della semiminima più la croma, e ancora le suddivisioni con le dita, movimenti errati e ancor di più con la voce il famoso do-o-o-ò addirittura col cambiamento di tono, in sequenza con i movimenti in battere e levare. Inoltre, le definizione imparate a campanello per l’esame senza entrare nel merito della formuletta, magari arrivandovi attraverso il metodo sperimentale. Quando gli allievi sostengono gli esami di licenza nei conservatori, in genere anche quelli che vengono promossi dimostrano una preparazione più formale che sostanziale, sembrano cioè avere sviluppato solo una certa praticaccia che gli permette di limitare gli errori a una quantità statisticamente accettabile, ma non certamente avere sviluppato una mentalità musicale e un’effettiva competenza e consapevolezza di quello che fanno. E questo vale anche, per i bravissimi che suppliscono con le doti naturali alla mancanza di un’impostazione di metodo coerente e formativa.Una materia insegnata bene diventa più piacevole sia per i discenti che per i docenti con la sicurezza derivante dal sostegno di un metodo che dà ragione di ogni suo aspetto dia più fiducia ai primi nei secondi. Forse i tempi sono maturi per porre in discussione una didattica musicale fondata sull’empirismo, sull’obiettivo di formare raffinati artigiani, dalle abilità manuali o vocali fuori dal comune, sulla supina obbedienza a comprovati maestri (artigiani) da cui assimilare ogni regola, senza perdersi in tante spiegazioni e in tanti perché. Un maestro non è una semplice “macchina” che trasmette delle conoscenze ma deve essere una persona in grado di rapportarsi con gli allievi e tirare in ballo i pensieri, le emozioni e sentimenti propri e degli allievi. Il maestro più che convincere deve guidare l’allievo, deve esortarlo affinché raggiunga degli obiettivi, non può limitarsi a dare “nozioni” poiché gli allievi hanno bisogno di qualcuno che li coinvolga, che parli con una certa espressività e che susciti in loro emozioni. È proprio la forza esortativa, la capacità di trasmettere non solo le proprie conoscenze, ma anche le singole emozioni, suscitandone così negli allievi di nuove e di diverse, che fa sì che un maestro riesca a far brillare quella luce che rende un semplice studente in musicista.

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