Brucia la casa: morti carbonizzati madre e due figli

Scritto da , 29 dicembre 2017
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Pina Ferro

La donna 82enne ed uno dei figli erano a letto, l’altro era riverso nel corridoio mentre le fiamme continuavano a bruciare mobili e suppellettili. Questa la scena dinanzi alla quale si sono ritrovati, nel corso della notte tra mercoledì e giovedì i vigili del fuoco ed i carabinieri della compagnia di Mercato San Severino agli ordini del capitano Alessandro Cisternino. Quando i soccorsi sono intervenuti presso l’abitazione di via Tommaso Sanseverino, nel comune capofila della Valle dell’Irno, era già troppo tardi: Iole De Marco 82 anni, e i suoi due figli Donato e Franco Papa di 61 e 58 anni erano morti. Atroce la scena che si è presentata agli occhi dei vigili del fuoco che per primi sono entrati nell’appartamento al secondo piano. Uno dei corpi rinvenuti, pare quello riverso sul pavimento del corridoio era completamente carbonizzato mentre gli altri due erano stati parzialmente distrutti dalle fiamme sviluppatesi per cause ancora in via fase si accertamento. Tra le ipotesi maggiormente accreditate alla base del rogo vi sarebbe un omicidio suicidio posto in atto dal figlio minore dell’82enne. Franco Papa, pare che da tempo soffrisse di depressione, e, proprio il male di vivere, potrebbe aver fatto scattare il piano omicida con il conseguente suicidio. Male di vivere che diventa ancor più drammatico proprio nei periodi di festa come quello natalizio. Non è da escludere che il malessere che soffocava il 58enne sia diventato insopportabile in questi giorni dove anche le assenze fanno troppo rumore fino ad armare la sua mano e ad appiccare l’incendio in cui la madre ed il fratello e poi anche lui sono deceduti per asfissia prima di essere divorati dalle lingue di fuoco. Al momento questa è solo una ipotesi investigativa sulla quale si sta lavorando, in cerca di riscontri. Ipotesi, quella dell’omicidio suicidio, presa in considerazione dopo che gli inquirenti si sono ritrovati dinanzi ad una serie di elementi che hanno portato alla formulazione della tesi investigativa. Ma non si esclude neppure il corto circuito determinato da una stufa. L’uomo riverso nel corridoio potrebbe aver trovato lì la morte nel vano tentativo di raggiungere la porta d’ingresso per chiedere aiuto. Secondo una prima ricostruzione dei fatti sembra che il rogo sia divampato intorno alle 22,30, ma solo alle 23 i vicini hanno richiesto l’intervento dei caschi rossi. A destare l’attenzione dei condomini è stato il fumo nero che fuoriusciva da una finestra e poi un boato. Immediato l’intervento dei caschi rossi che hanno dovuto lavorare non poco per spegnere le fiamme. Una volta nell’appartamento libero dalle fiamme e da parte del fumo la triste scoperta. Messa in sicurezza la scena della tragedia sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Mercato San Severino unitamente ai colleghi della scientifica che hanno effettuato i rilievi di rito ed informato la magistratura che aperto un’inchiesta. Il sostituto procuratore presso il Tribunale di Nocera Inferiore Tania Amoruso ha disposto l’esame autoptico sulle salme ricomposte e trasferite nell’obitorio dell’ospedale “Fucito” di Mercato San Severino. L’esame autoptico, che sarà effettuato nelle prossime ore servirà a stabilire le reali cause del decesso ed eventuali ferite inferte a madre e figlio dal congiunto. Solo l’esame necroscopico potrà dissolvere ogni dubbio. Solo al termine degli accertamenti le salme saranno restituite ai familiari per il rito funebre. I carabinieri, su disposizione della magistratura, hanno anche posto sotto sequestro l’immobile in cui si è verificato il rogo. I vicini di casa hanno descritto i Papa come una famiglia molto riservata. Erano molto conosciuti e stimati a Mercato San Severino. La donna era rimasta vedova 30 anni fa, suo marito era un medico di base molto noto. A seguito della tragedia il sindaco, Antonio che nella notte tra mercoledì e giovedì si è recato sul posto, ha proclamato il lutto cittadino in occasione dei funerali.

La sorella: «Siamo stati bene a Natale non è possibile sia potuta accadere una cosa simile»

L’unica sopravvissuta della famiglia è la sorella Rosa, sposata con un medico di San Severino primario all’ospedale di Potenza, dove lei insegna lettere. E proprio dalla Basilicata la mamma e i due figli avevano trascorso le festività del Natale e fatto ritorno a casa proprio mercoledì sera. Dopo aver appreso della tragedia è giunta nella sua città natale in serata, incredula per le voci di un duplice omicidio e del suicidio del fratello. “Siamo stati bene a Natale – ha dichiarato agli amici più stretti che l’anno sostenuta- non è possibile che sia potuto accadere una cosa del genere”. Distrutta dal dolore per quello che è successo ha evitato troppi clamori recandosi all’ospedale Fucito dove ci sono le tre salme in attesa dell’autopsia. La riservatezza è stata sempre una caratteristica della famiglia – come ricorda un amico, un professore di filosofia che aveva conosciuto Donato ai tempi del liceo classico. Donato si era anche iscritto a medicina ma non aveva continuato l’Università ma gestiva le proprietà della famiglia. “Era una famiglia di altri tempi continua il professore – una famiglia perbene a cui il padre, morto oltre 40 anni fa – aveva insegnato valori e principi di una volta. E i due figli vivevano con gli insegnamenti del padre, il dottor Mario Papa, per cui mi riesce difficile credere alle voci che circolano in queste ore di un doppio omicidio e di un suicidio. Certo la verità verrà fuori”. Franco, uno studioso, dava lezioni private di italiano e latino, era un fervente credente, frequentava assiduamente i frati francescani e partecipava attivamente alla vita ecclesiale. In serata si è aggiunto al dolore della comunità anche l’ex primo cittadino Giovanni Romano: “Siamo increduli e amareggiati per la tragedia che ha sconvolto la nostra comunità. Una famiglia stimatissima e ancora oggi tutti ci ricordiamo del papà Mario”.

Franco, esperto di latino e greco e uomo di grande fede cattolica

Franco Papa era un esperto di latino e greco e impartiva lezioni di ripetizione a studenti liceali. Da cattolico praticante, leggeva i passi della Bibbia durante le Messe. Aveva una gran fede. Elementi questi che stentano a far credere a quanti lo conoscevano di aver potuto uccidere la madre ed il fratello per poi togliersi la vita. Non fa parte degli insegnamenti cattolici. E chiunque segua fedelmente la parola di Cristo non può macchiarsi di un peccato simile. I carabinieri della compagnia di Mercato San Severino hanno trovato elementi che inducono a pensare che Franco, da tempo sofferente di crisi depressive possa aver posto in atto, il piano che nella tarda serata di mercoledì ha portato al decesso della mamma e del fratello per poi uccidersi. Se tale ipotesi troverà ulteriori conferme bisognerà capire cosa abbia mai potuto scatenare il raptus omicida /suicida nella mente del 58enne. Sia Franco che i restanti componenti del nucleo familiare vengono descritti come una famiglia molto riservata. Franco da tempo soffriva di depressione, ma sembrava che il male di vivere, fino ad oggi, non avesse mai avuto il sopravvento. Il suo essere vicino a Dio e ai ragazzi a cui dava ripetizione rappresentava una marcia in più. Poi all’improvviso l’ipotesi agghiacciante. Franco probabilmente ha ucciso prima la madre ed il fratello e successivamente si è ammazzato. Resta ovviamente da chiarire in che modo abbia ucciso i congiunti e, ancora perché ha appiccato il fuoco? Cosa sia stato rinvenuto sulla scena di morte al momento non è stato rivelato dagli investigatori. In ogni caso i rilievi scientifici sono stati alquanto complicati considerato che le fiamme avevano distrutto gran parte della casa e parte di due dei tre corpi. Le indagini dovranno ora accertare se si è trattato di un corto circuito oppure di un omicidio suicidio.

Nel giorno dei funerali proclamato il lutto cittadino

Il sindaco di Mercato San Severino Antonio Somma ha proclamato il lutto cittadino nel giorno in cui si svolgeranno i funerali delle 3 vittime. “La famiglia Papa – spiega il primo cittadino – era molto nota. Mi sono recato ieri sera in via Tommaso Sanseverino, nello stabile dov’è avvenuta la tragedia, di proprietà della famiglia Papa. Ho parlato con alcuni vicini i quali mi hanno riferito di non essersi accorti di nulla fino a quando hanno sentito una forte deflagrazione che ha mandato in frantumi i vetri delle finestre. A quel punto hanno visto anche le fiamme che erano divampate in casa. A quanto pare, sempre dai racconti dei vicini, la famiglia per alcuni giorni era andata a far visita ai parenti in Basilicata e quindi, al momento del rogo, si era addirittura pensato che la casa fosse disabitata in quanto non li avevano visti far rientro. Per la nostra città è stato un risveglio amaro”.

Il precedente/ Giovanni De Vivo soffocò madre e sorella Poi tentò di togliersi la vita lanciandosi nel vuoto

Un’altra tragedia familiare sconvolse San Severino il 4 agosto del 2015. Giovanni De Vivo di 32 anni – sofferente di disturbi psichici – soffocò la madre e la sorella, Antonietta De Santis, 58 anni, e Deborah De Vivo, di 29. Dopo il duplice omicidio l’assassino tentò anche il suicidio, lanciandosi dal balcone ma riportando solo ferite non gravi. I carabinieri trovarono la ragazza nel suo letto con il cuscino sulla faccia e la donna, riversa bocconi vicino alla porta nella speranza di sottrarsi alla furia omicida del figlio. Il duplice omicidio avvenne in una abitazione al primo piano in una zona popolosa del comune di Mercato San Severino. I vicini di casa non si sarebbero accorti di niente. Il fatto si verificò in una traversa del centralissimo corso Diaz, a pochi metri dall’ufficio postale dove decine di pensionati erano in fila per ritirare la pensione. Nulla faceva presupporre una tragedia del genere. L’uomo, infatti, non aveva mai mostrato segni di violenza. Il contesto familiare, però, non era dei più gestibili. La sorella era una disabile psichica e la madre sembra che avesse sofferto in passato di depressione. Furono i vicini ad allertare i carabinieri della Compagnia di Mercato San Severino avendo visto l’uomo sul balcone in stato confusionale e insanguinato. Secondo quanto ricostruirono i militari De Vivo, dopo il duplice omicidio, si lanciò dal balcone della propria abitazione e poi, nonostante le ferite riportate, risalì in casa, come testimoniato dalle tracce di sangue nell’androne del palazzo e su per le scale. Al momento non vi sono dubbi sulla dinamica dei fatti. Il sostituto procuratore Amedeo Sessa, della Procura di Nocera, all’uscita dal sopralluogo nell’appartamento dichiarò «Le due donne – ha detto Sessa – sono state con molta probabilità strangolate, anche se è abbiamo ritrovato una forchetta vicino ai cadaveri e sono in corso accertamenti per ricostruire compitamente l’accaduto». L’omicida è fu ricoverato nell’ospedale di Salerno per le ferite riportate. Per molti una tragedia annunciata questa, in quanto l’uomo quantunque fosse seguito da un centro d’igiene mentale, dai servizi sociali del comune e da uno psichiatra di Napoli, più volte aveva dato segni di squilibrio. De Vivo fu assolto per totale incapacità di intendere e di volere. Per l’omicida fu disposta l’esecuzione di una misura di sicurezza in una Rems ovverosia una struttura residenziale sanitaria. Nell’interrogatorio Giovanni De Vivo spiegò al pm di essersi macchiato dei due delitti per salvare le due donne. Era stato sollecitato da alcune voci che continuavano ad incalzarlo. Voci che lo hanno perseguitato anche dopo aver strangolato la mamma. Tentennava, armato di forchetta, nel togliere la vita alla sorella che alla fine soffocò.

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