Bonavitacola: “Le misure restrittive hanno salvato la Campania”

Scritto da , 19 Aprile 2020
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«Il presidente Vincenzo De Luca ha avuto la percezione della gravità del problema. Non ci sono state fasi in cui abbiamo detto” la Campania non si ferma”. Al contrario ci siamo posti il problema di contenere il rischio. Abbiamo perciò avuto piena la consapevolezza che la Campania ha caratteristiche di fragilità particolari che rispetto a questa emergenza andavano tenute in grande considerazione. Siamo la principale regione del Sud, la seconda per popolazione d’Italia, abbiamo realtà che hanno un carico insediativo tra i più alti di Europa con conformazioni urbane molto particolari. Abbiamo un sistema sanitario che risente di anni di tagli. Perché in questi anni si è affrontata la sanità con la logica del ragioniere, senza comprendere che commissariando la salute dei cittadini sono stati tagliati i servizi essenziali. Rispetto al Covid-19 siamo stati obbligati ad adottare misure anticipatorie ed in certi casi più ristrettive di quelle adottate dal governo nazionale. Questo è stato importantissimo per contenere i danni». E’ questa l’analisi di Fulvio Bonavitacola, vicepresidente della Giunta Regionale della Campania con delega all’Ambiente, ospite di Claudio Gubitosi, direttore di Giffoni Opportunity, nell’ambito del talk #GiffoniAunMetroDaTe, campagna di comunicazione pensata proprio per questa fase di emergenza in atto. Ora siamo alle porte della fase 2. C’è, come sottolineato dal direttore Gubitosi, il grido di dolore dei sindaci che registrano lo sfaldamento del sistema economico e produttivo locale: «A questo scopo – spiega Bonavitacola – abbiamo messo in piedi questo ponderoso piano socio-economico che prevede l’impiego di 900 milioni di euro. Abbiamo chiesto al governo nazionale di poter dirottare su questa piattaforma una parte dei fondi Ue e un pezzo dei Fondi di Sviluppo e Coesione che affiancano le risorse europee sull’infrastrutturazione. C’è una trattativa in corso per potere attuare questo piano che prevede cose semplici: non diamo vita ad operazioni da premio Nobel della macroeconomia, ma siamo pratici per portare i soldi direttamente nelle tasche dei cittadini. Si tratta di cose molto generaliste, ma efficaci. Penso alla misura sulle pensioni minime. Non è un caso averci pensato. Siamo certi che il nonno con quei 500 euro sarà cosa farci per i suoi cari. E’ una sorta di ammortizzatore sociale diffuso». L’emergenza Covid-19 porterà cambiamenti in ogni ambito ed in ogni attività e disegnerà il futuro in un modo nuovo, soprattutto per le giovani generazioni, di questo Bonavitacola è certo: «Giffoni – ha detto – è un evento che ha portato le nostre terre al prestigio in Italia e nel mondo e che ha parlato sempre ai giovani e attraverso i giovani ha rivolto lo sguardo sempre al futuro. Così dobbiamo fare adesso: guardare al futuro dopo l’emergenza. Sicuramente sarà un periodo di cambiamenti radicali. Dovremo cambiare le nostre abitudini, anche nei luoghi di lavoro, attraverso l’impiego dei dispositivi di protezione. Dobbiamo riorganizzare i nostri orari di vita, diversificandoli per creare meno congestione e di conseguenza predisporre servizi adeguati a questi cambiamenti. Ma soprattutto dobbiamo prevedere una nuova organizzazione dei nostri valori, liberandoci del superfluo, di quella corsa schizofrenica ai consumi inutili. Questo recupero dei valori è una cosa importante che non è un ritorno al passato in senso nostalgico, ma una bella prospettiva per il tempo che verrà». A cambiare è il rapporto con la natura, con l’ambiente. E’ il messaggi più incisivo che arriva da questi giorni di quarantena con la contrazione dei livelli di inquinamento, i corsi d’acqua che tornano limpidi, la fauna che riprende possesso dei propri spazi: «A questo riguardo – conclude Bonavitacola – dobbiamo immaginare una nuova e diversa organizzazione produttiva perché l’economia circolare non si riduca ad uno slogan. Questo vale anche nel nostro rapporto con l’ambiente che deve cambiare, introducendo il senso del limite perché noi non siamo padroni del nostro pianeta. Siamo semplici inquilini della Terra che poi dovranno lasciare l’appartamento così come l’abbiamo trovato. Questo deve essere il valore fondante di una stagione che si sarebbe dovuta aprire comunque. Il dramma di questi giorni diventa una straordinaria opportunità di riflessione per tutti noi».

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