Bob Mintzer&Yellowjackets: stelle fisse al Modo

Scritto da , 16 novembre 2017

Domani sera il celebrato tenor-sax sarà ospite del ricco cartellone del locale di Gaetano Pappacena, che compie i suoi primi cinque lustri

Di OLGA CHIEFFI

 In un panorama jazzistico, come quello contemporaneo, che riserva sempre meno sorprese, in un quadro quantitativamente pantagruelico ma qualitativamente confuso, ci sono alcune stelle fisse cui si può e si deve guardare con interesse e genuina curiosità. Non ci metteremo qui a fare la lista dei buoni e dei cattivi, anche perché bisognerebbe considerare un po’ tutti gli stili, ma in questo universo magno, qualche punto di riferimento rimane e uno di questi resta Bob Mintzer, uno dei caposcuola del sax tenore moderno. Bob Mintzer ancia del gruppo storico dei Yellowjackets, sarà ospite domani sera, a partire dalle ore 22 dell’eterogeneo cartellone del Modo di Gaetano Pappacena, che festeggia i cinque lustri. Dai maestri della tradizione Mintzer ha appreso le tecniche delle grandi forme, del chorus esteso, fatto di episodi diversi, da percorrere in un certo ordine, nonché l’abilità nell’orchestrazione la libertà nell’armonizzazione, la robustezza dell’impianto ritmico. Soliloqui in cui crea un universo sonoro grazie ad un suono dalla perfetta bilance tra i registri, inarrivabile tecnica, una pronuncia strumentale ricca, articolazioni delle frasi che vanno ben oltre la forma ed eccezionale fantasia e gusto per le sfumature. Bob Mintzer sarà alla testa dei YellowJackets, che conta ancora due dei membri fondatori del gruppo, il pianista e tastierista Russell Ferrante e il batterista Will Kennedy e che oggi basa la sua ritmica su Felix Pastorius figlio del grande Jaco. Alcuni scettici inizialmente non davano vita lunga agli Yellowjackets, ma oggi, dopo trentacinque anni di successi internazionali, il gruppo dimostra di voler ancora crescere ed evolversi artisticamente, Nel corso della loro lunga carriera, gli Yellowjackets hanno affrontato numerosi cambi di formazione, riuscendo sempre ad affrontare al meglio le sfide inevitabili che questo comporta. Pur mantenendo il loro stile unico e infondibile, gli Yellowjackets hanno saputo rinnovarsi traendo linfa dai nuovi membri che si sono susseguiti nel corso degli anni. Questo sono gli Yellowjackets, di fatto una delle colonne portanti nella storia stessa della musica fusion, perché di questo genere sono stati tra i principali divulgatori, prosecutori ed esempi quasi didattici, contribuendo da protagonisti a rappresentarne anche i percorsi evolutivi quando gli anni ‘80, concludendosi, hanno cominciato a mostrare i limiti di settore e quindi, come spesso accade, a tracciare una linea di demarcazione tra chi fosse capace di stare dov’era stato e basta e chi sapesse invece andare oltre; certamente il gruppo di Russell Ferrante ha mostrato coi soli muscoli della musica di poter evolvere, tant’è che fino a qui c’è arrivato senza affaticamenti sonori, ma semmai con qualche cambio di organico che non sempre ovviamente è passato indolore. La discografia del gruppo ha spaziato dall’easy listening fino ad un post-bop tirato ed elettrico lasciando sempre la sensazione all’ascolto di musicisti fuoriclasse, sempre sul pezzo. Ormai il loro sound e il loro stesso nome sono molto più di un marchio di fabbrica e, attraverso l’evoluzione della loro musica, rappresentano piuttosto un certificato di garanzia. Jazz e fusion acustica si fondono con grandissima raffinatezza in un sound compatto, preciso eppure lieve, con spazi, forme e dimensioni disegnati senza fatica da musicisti che è un vero piacere ascoltare. La differenza tra i Yellowjackets e un qualsiasi altro gruppo sta nel far risaltare la propria musica su una tavolozza infinita di suoni e colori, riuscendo a coniugare un messaggio jazzistico gradevole, brillante e spettacolare, sostenuto da eleganti tessiture armoniche di pura gioia musicale. A firmare l’opening del prestigioso concerto sarà il Mario Nappi Trio con il leader al pianoforte e altri due giovani musicisti, Corrado Cirillo al contrabbasso e Luca Mignano alla batteria, un trio giovane, di fresca percezione, dalle geometrie improvvisative che attingono al linguaggio del Jazz afroamericano riportandolo ai giorni nostri con una certa naturalezza e maturità. Che per la presentazione del loro ultimo lavoro “Vela”, ospiterà Arturo Caccavale (Vox e Trumpet) e Federico Luongo (Guitar). Il risultato finale è un continuo sincretismo tra tradizione afroamericana, partenopea, e modernità, tra interplay e respiro del trio nella sua totalità come un unico essere vivente, vige una vena compositiva tardoromantica a testimoniare la matrice eurocolta che accomuna questi giovani del panorama del jazz nazionale.

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