Bird  “in” Paradise

Scritto da , 21 Luglio 2020
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Il Ravello Festival dedicherà il 29 agosto a Charlie Parker una serata per celebrare il centenario della sua nascita con Stefano Di Battista, la tromba di Flavio Boltro, Julian Oliver Mazzariello al pianoforte, Dario Deidda al contrabbasso e Roberto Gatto alla batteria, sostenuti dall’ Orchestra Filarmonica Salernitana diretta da John Axelrod

Di OLGA CHIEFFI

“Le cose che ascoltate provengono dallo strumento di un uomo, sono esperienze: il bel tempo, la vista di una montagna, un bel respiro d’aria fresca. La musica è questo: la tua esperienza, i tuoi pensieri, la tua saggezza. Se non la vivi, non verrà fuori dal tuo strumento”. Charlie Parker. Il credo di Charlie Parker potrebbe diventare l’assunto di una Ravello Festival Experience, un’esperienza che libera l’uomo dai suoi stessi vincoli, attraverso la musica, permettendogli di volare. Così è stato per Charlie Parker del quale il 29 agosto festeggeremo il centenario della nascita. Parker è il nome che con maggior insistenza ricorre nelle testimonianze di poeti, intellettuali delle nuove generazioni afroamericane, che si riconoscono nei versi di Leroi Jones, come nel credo di Malcom X. Al tempo della storica svolta, quando il nero comincia a reagire su un diverso registro, in cui convergono rabbia e dolore, aggressività e rivalsa, allora la tragica figura di Parker assume contorni e configurazioni struggenti, diventa un vero e proprio simbolo liberatorio. Nella stessa comunità nera, che pure ha subito l’universo stravolto dalla segregazione razziale, è difficile trovare una più compiuta simbiosi fra vita e poesia, l’una e l’altra vissute e consumate attraverso una lucida sequenza di allucinazioni, che la metallica, stridente sonorità del sax alto, sembra quasi tradurre in termini di voce umana “Bird è davvero il musicista che si presta all’incontro tra poesia  e vita, poiché i due segni si avvicinano sul filo di una sonorità frantumate, ritrovando, così un comune terreno di realizzazione artistica. La forza di Bird sta nell’improvvisazione, non nella composizione. Il suo sassofono contralto sviluppa un tono molto penetrante con un vibrato lento e ravvicinato. L’effetto è un suono aggressivo, molto legato e pieno di ritmo. Poi, talvolta, nel pieno delle improvvisazioni, Parker si lascia catturare nuovamente dalla melodia di base e se ne riappropria, dopo averla ignorata a lungo. Lo stesso concetto di swing, subì via via una diversa configurazione, poiché sia Parker che i Boppers dimostrarono come fosse vero che il Be-Bop utilizzasse le strutture del blues, il nucleo della musica afroamericana pur attraverso moduli di totale frantumazione. Sorretto dal supporto di una sonorità senza eguali, del tutto diversa da quella di Willie Smith, Benny Carter, del sound di “Ellingtonia” Johnny Hodges, dal quale pure tanto ha ereditato, Bird riuscì a recuperare i congegni ardui e complessi della tecnica di Lester Young, fornendoli di un nuovo rigenerato sostegno creativo, con una più sottesa varietà di intervalli, che rendono ancor più tragicamente frantumato l’intero fraseggio sullo strumento, dominato dall’imprevedibilità e dalla sorpresa nella sequenza stessa degli accordi, che lasciava stupiti gli stessi musicisti che suonavano con lui. Improvvise e folgoranti, quali nessun jazzman prima di Bird aveva avuto, le accensioni di un subconscio marcatamente deciso che lo spingeva ad improvvisare nell’improvvisazione, in obbedienza ad una libertà creativa totale, assoluta: tutto questo gli accadeva nei momenti più drammatici della sua vita di musicista, quando le allucinazioni del mix letale di droga e alcool, aprivano squarci improvvisi di lucidità mentale. Intervalli della follia, tali da produrre un segreto imprevedibile legame fra accensione lirica e la sua conversione nella realtà di una musica irripetibile. Il Ravello Festival per il Tribute to Charlie Parker ha deciso di affidarsi al sax alto di Stefano Di Battista, che avrà al suo fianco la tromba di Flavio Boltro, Julian Oliver Mazzariello al pianoforte, Dario Deidda al contrabbasso e Roberto Gatto alla batteria, per evocare lo stellare quintetto di Parker, che vedeva protagonisti accanto al leader, Dizzy Gillespie, Bud Powell, Charles Mingus e Max Roach. Il concerto del 29 agosto sarà incentrato sul lavoro discografico “Charlie Parker with Strings” e su alcuni dei brani della registrazione del concerto del 15 maggio del 1953 alla Massey Hall di Toronto, che vedrà i solisti sostenuti dall’Orchestra Filarmonica Salernitana G. Verdi diretta da John Axelrod. La scaletta prevede appunto un mix tra pagine con l’orchestra e brani con il solo quintetto con un finale in cui saranno eseguiti dei classici del percorso parkeriano, in cui l’organico orchestrale si amplia alle sezioni di trombe, tromboni e saxofoni. In scaletta compaiono splendide ballades tra cui “Summertime”, “Laura” e ancora,  “They Can’t Take That Away from me” di George Gershwin, “Easy to Love”, di Porter, pezzo  quest’ultimo che avrebbe dovuto essere ripreso in un progetto incompiuto che avrebbe visto Parker rileggere il song-book del grande compositore, ma la cosa migliore di “Charlie Parker With strings” é probabilmente l’unico pezzo eseguito in tempo piuttosto veloce, “Just Friends”, un capolavoro di improvvisazione collettiva, che inaugurerà il tributo ravellese. Il secondo set, con protagonista il quintetto, al quale si aggiungeranno gli ottoni, vedrà l’esecuzione di “Perdido”, la celebre terzina in cui la prima e la terza nota erano di un’ottava inferiore rispetto alla seconda di “Salt Peanuts! Salt Peanuts!” da cui derivò il verbo Be-Bop, e ancora “Cherokee”, “A Night in Tunisia”, “Temptation”, “Autumn in New York” e “Stella by Starlight”. Charlie Parker rappresenta senza dubbio una pietra miliare nella storia del jazz. Si ricorda al riguardo una celebre frase che Mingus pronunciò all’indomani della morte di Bird, del quale la stampa dette notizia solo dopo due giorni: “La maggior parte dei solisti al Birdland dovevano aspettare il prossimo disco di Parker per sapere che cosa avrebbero dovuto suonare. E adesso cosa faranno?”.

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