Vaccini, bimbi bloccati all’ingresso delle scuole

Scritto da , 15 settembre 2017

Pina Ferro

Bimbi di Salerno, Cava de’Tirreni, Sapri bloccati all’ingresso della scuola primaria che avrebbero dovuto frequentare perchè i genitori non avevano ottemperato all’obbligo vaccinale o comunque non avevano presentato il certificato che attestava la sommistrazione dei vaccini previsti per legge. Situazioni che hanno scatenato polemiche e reazioni ttra i genitori. Intanto il comitato “Libera scelta” sta incontrando alcuni sindaci della provincia di Salerno per discutere degli obblighi e dei motivi che inducono alcuni genitori a tentennare nel vaccinare i propri figli. La richiesta di incontro è stata inviata anche al sindaco Napoli che al momento ancora non ha convocato i componenti il comitato che, invece, nella giornata di ieri sono stati ricevuti dal sindaco di Cava de’Tirreni. Quest’anno, è entrata in vigore, in tempi record degni delle efficientissime democrazie parlamentari del Nord-Europa, la legge numero119/2017, che, oltre alla previsione di 10 vaccini obbligatori per i minori da 0 a 16 anni, disciplina, tra l’altro, gli adempimenti amministrativi da porre in essere al fine di poter accedere agli istituti scolastici pubblici e privati, prevedendo un vero e proprio “divieto di accesso” per i bambini iscritti ai nidi e alle scuole dell’infanzia non in regola con la documentazione. L’articolo 3 della predetta legge, infatti, prevede quale requisito di accesso, la presentazione di idonea documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie, ovvero l’esonero, l’omissione o il differimento delle stesse o la presentazione della formale richiesta di vaccinazione all’azienda sanitaria locale territorialmente competente. Troppo complesso per alcuni l’articolo 3, tanto da richiedere l’emanazione di una circolare esplicativa del Ministero della Salute prima, una del Miur poi ed infine una circolare congiunta a firma delle ministre Fedeli e Lorenzin che avrebbero dovuto semplificare il compito di Asl e uffici scolastici. «A Salerno, come in gran parte del resto d’Italia, – ha spiegato Gianni Fontana del Comitato Libera scelta – le circolari esplicative non hanno fatto altro che confondere i destinatari delle stesse, alimentando dubbi interpretativi inesistenti, con evidenti e spiacevoli ripercussioni sul regolare andamento dell’inserimento scolastico, sullo stato d’animo dei genitori, sulla capacità di accoglienza degli insegnanti ma soprattutto sulla serenità dei più piccoli. Ed è così che a Salerno P., 5 anni a dicembre, è stato separato dai suoi “migliori amici” da un perentorio altolà, pronunciato a voce bassa ma decisa dalla sua affezionata maestra, che, suo malgrado, non avendo letto il suo nome su una lista, ha dovuto impedirne l’accesso. Fortunatamente il piccolo P. è stato subito riunito ai suoi compagni. La prescritta documentazione era stata inviata giorni prima via pec ma era sfuggita al personale amministrativo. Meno fortunata T.A., mamma di Cava De’ Tirreni. Il suo bimbo non è entrato a scuola. La sua documentazione attestante la prenotazione per l’effettuazione delle vaccinazioni presentata alla competente Asl, non è stata ritenuta idonea. A nulla sono valsi i tentativi di dimostrarne la conformità alle prescrizioni legislative, a nulla solo valse le proteste, i colloqui con le forze dell’ordine. Il suo bimbo, 3 anni, non ha avuto accesso alla scuola alla quale è regolarmente iscritto». I genitori di quest’ ultimo bambino, ovviamente hanno promesso battaglia al fine di far valere il diritto all’istruzione del proprio bambino. «Stessa sorte per G.D.R. papà salernitano, – continua Fontana il quale ha raccolto tutti i casi di escxlusione verificatisi in provincia di Salerno – che ha dovuto assistere impotente all’esclusione di suo figlio che, a 5 anni, si apprestava a fare il suo ingresso all’ultimo anno della scuola dell’infanzia dove avrebbe ritrovato i suoi “vecchi” amici. “Non sono riuscito a produrre in tempo la documentazione”, avrebbe detto G.D.R. Come dargli torto, per un obbligo derivante sì da una legge che non ammette ignoranza, ma anche da una legge approvata in fretta, nel cuore della notte e sotto la protezione di centinaia di componenti delle forze dell’ordine in tenuta anti sommossa, mobilitati per contenere la pacifica protesta di migliaia di genitori in presidio permanente a Montecitorio prima e a Palazzo Madama poi. E ancora G.F., mamma di Baronissi, è riuscita a far valere il diritto di accesso di suo figlio solo dopo essersi recata a palazzo di città. Grazie all’intervento esplicativo dell’amministrazione comunale, la documentazione presentata dal genitore e respinta dall’istituto scolastico è stata ritenuta valida in seconda battuta. E sono tante ancora le storie come questa. E molte altre ce ne sarebbero state se tanti genitori, spaventati dai nuovi obblighi in materia vaccinale, non avessero ritirato i propri figli dalle scuole, alimentando il tanto osteggiato fenomeno della dispersione scolastica». Su questi temi il “Comitato Libertà di scelta – Salerno”, impegnato in città e in provincia nella promozione del diritto alla libertà di cura e di scelta in ambito vaccinale, aveva già avviato una campagna di sensibilizzazione destinata al sindaco del capoluogo e dei comuni confinanti. In una accorata lettera destinata alle massime autorità sanitarie, il Comitato aveva inteso sottoporre all’attenzione i problemi derivanti dall’applicazione della legge 119, dalle conseguenti condotte discriminatorie che si sarebbero potute verificare (e che purtroppo si sono verificate) nei confronti dei bambini e delle loro famiglie. Una richiesta di incontro, con finalità di approfondimento e confronto, che ha trovato l’appoggio e la disponibilità delle amministrazioni comunali di Baronissi, di Fisciano, Pagani, Siano, di Cava de’ Tirreni ma che ancora langue negli uffici protocollo del comune capoluogo, proprio dove si sono manifestate le maggiori problematiche in tema di garanzia del diritto all’istruzione. «I genitori aderenti al Comitato, – conclude Fontana – si chiedono quale metodo pedagogico preveda la brusca interruzione di (o esclusione da) percorsi educativi e la frantumazione di comunità umane extra familiari, ritenute oramai da decenni preziosissime esperienze per un sano e completo sviluppo psico-fisico-sociale dei bambini. Bambini, sani e di robusta costituzione, che se non in regola con gli adempimenti vaccinali entro il 31 marzo 2018, vedranno il loro nome su un provvedimento di esclusione. Saranno fuori dalle loro classi, allontanati dai compagni e additati in chissà quale modo da un’Italia che sempre più frequentemente esclude e discrimina anziché accogliere e comprendere le diversità.

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