Benefici amianto, nuova beffa, la Cassazione cancella il diritto

Scritto da , 20 novembre 2017

di Andrea Pellegrino

La triste lista dei decessi aumenta e non dà scampo. Circa 4 solo negli ultimi tre mesi. Sono ex operai della Marzotto di Salerno, a cui è stato riconosciuto il danno da esposizione all’amianto. Danno e beffa che, anche in questo caso, sono il minimo comune denominatore di una vicenda paradossale che si gioca in punta di diritto, in un braccio di ferro tra Inps e lavoratori. In sintesi: l’esposizione all’amianto è stata accertata, il riconoscimento economico pure (almeno inizialmente) ma il risultato è completamente l’inverso con la richiesta di restituzione da parte dell’istituto previdenziale di quanto già erogato e l’impossibilità di poter chiedere giustizia. La vicenda. Per effetto di diverse sentenze favorevoli, pronunciate negli anni dal 2009 al 2012, gli ex dipendenti (assistiti dagli avvocati Dante Stabile ed Anna Amantea) dello stabilimento ottennero il riconoscimento del beneficio previdenziale, in esito all’espletamento di una Ctu ambientale del dottor Giovanni Barone, esperto della materia. In conseguenza delle pronunce dichiarative del diritto, l’Inps erogò spontaneamente la prestazione, liquidando la pensione e corrispondendo gli arretrati. Ma nel contempo lo stesso Istituto propose diversi ricorsi in Cassazione sulla base di un “cavillo procedurale”, sostenendo che non era stata preventivamente proposta domanda amministrativa all’Inps che, in effetti, all’epoca dei fatti non era prevista, così come affermato sia dalla Corte di Appello di Salerno e dalla stessa Corte di Cassazione, che, però, accoglieva i ricorsi dell’Inps non revocando, nel contempo, l’esistenza del diritto e quindi l’accertata esposizione al rischio amianto dei lavoratori. Da qui la disposizione di restituzione delle somme erogate attraverso una trattenuta del 20 per cento, poi risultato illegittimo a seguito di esposti presentati dall’Adicosum. Una prima battaglia vinta per poi perdere nuovamente la guerra davanti alla Corte di Cassazione, che ha respinto i nuovi ricorsi (nell’ambito del cosiddetto amianto bis) mettendo fine, con molta probabilità, ad un diritto precedentemente accertato. Probabilmente le prioritarie “ragioni di bilancio” hanno definitivamente disperso tutte le “polveri di amianto” pur indubitabilmente presenti nell’opificio a tutti ben noto e dalle cui rovine si propagano a tutt’oggi le temibili fibre. Ma questa è un’altra storia e intanto aumenta il numero dei decessi: circa 4 negli ultimi tre mesi. I pensionati, oltremodo beffati, continuano a restituire quel che era ed è certamente ancora oggi dovuto, in ragione di un diritto divenuto “volatile” proprio come quell’amianto che continua a falciare inesorabilmente le sue vittime.

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