Benedetto Casillo è Sik Sik l’artefice magico. Domani sera, alle ore 21, la commedia di Eduardo De Filippo

Scritto da , 14 gennaio 2014

A trentuno anni dalla morte di Eduardo De Filippo, il Teatro Ghirelli di Salerno celebra il drammaturgo con la commedia “Sik Sik, l’artefice magico”, datata 1929. La prima è in programma domani sera alle  ore 21, ma lo spettacolo, in occasione dell’anno “eduardiano”, andrà in scena fino al 19 gennaio. La produzione è della Fondazione Salerno Contemporanea con la Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia, in collaborazione con Benevento Città Spettacolo. Sul palco del Teatro Ghirelli salirà Benedetto Casillo, unitamente a Roberto Del Gaudio, Marco Manchisi e Aida Talliente, per la regia è di Pierpaolo Sepe. Capolavoro drammaturgico, il testo inquadra, in un copione relativamente breve, una serata qualunque nella vita straordinariamente ordinaria di un artista dell’illusione. “Sicco”, secco, magro, il volto eduardiano tutto nel nome, s’esibisce come prestigiatore insieme alla moglie Giorgetta, la quale eroica l’accompagna, anche se gravida di quel povero figlio che “a cauci già fa le sue vendette…” e che pure riesce ad essere “giuliva e surridenta”. Sik-Sik è un illusionista stanco e un po’ cialtrone ma pieno d’entusiasta inventiva; lo accompagnano nelle sue esibizioni Giorgetta e l’aiutante Nicola che, nascosto tra il pubblico, si finge comune spettatore e contribuisce alla buona riuscita dei trucchi di magia. Una sera però Nicola non si presenta in tempo e Sik-Sik è costretto ad affidarsi all’imbranato Rafele, passato lì per caso. Un tipo misero e malandato, uno che vorrebbe solo da fumare, ma che , in una conversazione tanto surreale quanto trascinante, finisce col guadagnarsi la promessa di dieci lire. La fortuna dura poco, però, giusto il tempo di memorizzare le istruzioni (a fatica per lui, in maniera esilarante per chi ascolta), quand’ecco apparire il titolare del ruolo di spalla.
Battibecchi, malintesi, pasticci e soprattutto la rivalità improvvisa scoppiata tra Rafele e Nicola che, arrivato in ritardo, non accetta d’essere stato sostituito, rovineranno i numeri preparati da Sik-Sik. La scaramuccia fra i pretendenti chiude la prima parte e continua nella seconda travolgendo atti, parole e significati.
L’allestimento di Sepe, rispettoso e filologicamente legato al testo, è di certo anch’esso un piccolo gioiello di richiami storici d’epoca, di profonde analisi e riferimenti ad un mondo dell’avanspettacolo, della rivista, scalcinato e malinconico, dove l’arte dell’arrangio entra in campo anche sul palcoscenico. Saranno i trasformismi verbali e gestuali dello stesso Sìk-Sìk a focalizzare il conflitto cruciale fra io e mondo che drammatizza quest’opera pervasa di irresistibile comicità. Da qui in avanti l’artefice magico personaggio chiave di Eduardo rappresenterà il suo sosia geniale e pezzente, specie di mito e di memento insieme: “ Raggiunto il benessere –scrive Eduardo- l’attore perde la possibilità di essere. Se i miei lavori andranno male, io dirò che li ha scritti Sik-Sik. Facciamo a Scarica barile, io e lui”. Con l’interpretazione di questo personaggio, Eduardo concluse la sua carriera di attore, il 15 ottobre 1980, al Quirino di Roma, proprio perché Sìk-Sìk non è soltanto il prototipo eduardiano del costruttore di sogni, che si scontra con gli ostacoli della quotidianità (miseria, emarginazione regionale, sociale, linguistica), ma è soprattutto il prototipo dell’attore, di quell’illusionista universale che i sogni vuole costruirli anche per gli altri, per il pubblico sempre e comunque rispettabile.

Olga Chieffi

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