Belve in corsia: due casi sospetti

Scritto da , 4 maggio 2014

di Peppe Rinaldi

Non c’è solo da capire come e perché si siano verificate violenze sugli ospiti del centro “Ises” di Eboli, come raccontato ieri da Cronache. E neppure c’è soltanto da risalire la ripida scarpata delle responsabilità per aver consentito ad una struttura fuorilegge di incassare per anni milioni di euro: la filiera è arcinota, scoperta, plateale e solo chi non ha mai voluto vedere non ha visto. E non vede. Magistratura compresa, ovviamente: da indiscrezioni dell’ultim’ora sembrerebbe che accelerare sia divenuta la parola d’ordine, non foss’altro perché anche da quelle parti il rischio che qualcuno inizi a chieder conto di tanta distrazione si sta facendo serio. Ci sono altre due «cosine» da capire, due questioni aperte che si aggiungono a quell’intricata matassa incarnata dal centro medico dove il Pd (il famoso partito degli onesti) tiene famiglia. Parliamo della morte di un giovane disabile avvenuta sul finire dello scorso anno e il ricovero in Rianimazione, ancora in corso, di un altro ospite. Ognuna delle due storie sembra avvolta dal mistero o, quantomeno, suggerisce un elenco di interrogativi lungo qualche chilometro, specie alla luce dei presunti pestaggi da noi documentati nell’edizione di ieri. Tornando alle «cosine» sopra accennate, partiamo da una domanda semplice: qualcuno ha mai sentito parlare di funerali celebrati il primo dell’anno (Capodanno), per giunta alle 9 del mattino? Probabilmente anche un sacerdote officiante a quell’ora, dopo la notte del 31 dicembre, ha ancora struffoli e cotechino a girargli in testa: ma, battute a parte, potrebbe pure esserci una casistica infinita che sfugge ora a chi scrive. Poco male. Il dettaglio sarebbe che, quel giovane disabile di Torre del Greco, morto poco prima che l’anno finisse per ragioni che -si spera- dovrebbero essere contenute nella relativa cartella clinica, è stato subito cremato: sembra su richiesta della famiglia, descritta come gente semplice e non particolarmente molto acuta nel comprendere quanto accada loro e ai familiari. A buon intenditor poche parole. Ora, ricapitolando: il ragazzo muore, la famiglia viene allertata la mattina successiva, il suo tutore viene allertato, il medico di base pure sarebbe stato avvisato, non si sa bene se anche il 118 o se ci sia stato un contatto con l’ospedale di altra natura, poi viene cremato e il primo dell’anno 2014 alle 9 del mattino c’è pure il funerale. Tutto con singolare efficienza e speditezza. Ma com’è morto, con chi era in quel momento, cosa c’è scritto nelle carte, chi l’ha trovato e cosa ha fatto? Morire in posti del genere non è faccenda semplice, purtroppo: in genere c’è sempre un vulnus, si tratta ora di individuarlo. Alla luce del background della struttura, a questo punto, le domande si moltiplicano e le risposte diminuiscono. C’è poi una questione centrale: questi ragazzi sono invalidi che -giustamente- beneficiano di un contributo dello stato, una pensione che viene accreditata su un libretto postale o bancario, la cui responsabilità è del tutore indicato dal tribunale (il morto è infatti un«tribunalizzato», cioè uno mandato lì per decisione del tribunale dei minori, il che la dice lunga pure su di essi) che ne dispone secondo la legge. Alcune indiscrezioni raccontano di una sorta di battibecco con la famiglia del defunto (entrato a circa 16 anni all’Ises e deceduto intorno ai 24, quindi con un accumulo annuo di circa 3mila euro sul libretto visto che, teoricamente, i soldi non gli servivano), per l’utilizzo del danaro dopo la morte: pare che i familiari abbiano dato l’assenso alla cremazione e che si siano «accontentati» di 7mila euro. Non è la prima volta che si verificano morti sospette ma, sia chiaro, può capitare ovunque, nessuno è immune da certi rischi. Non altrettanto dappertutto però si riesce a metter sempre una pezza. Pochi anni fa un altro ospite dell’Ises morì annegato nelle acque di Campolongo presso l’ex colonia marina del centro. Una morte strana, che suscita ancora oggi interrogativi sulla vigilanza, cioè l’eterna questione sul tappeto, analoga alla responsabilità diretta dei singoli: sia che si picchino tra loro o che vengano picchiati dagli operatori, tanto per capirci, la cosa non sposta di una virgola il problema. Se ti affido un mio familiare hai il dovere di vigilare come se fosse tuo figlio, non da ultimo perché dalle tasse che pago tu incassi 200 euro al giorno per ognuno di loro: stesso discorso per chi annega a mare. Poi c’è il risvolto del patrocinio legale della causa intentata dalla famiglia dell’annegato contro l’assicurazione: stando agli atti ufficiali, l’avvocato che se ne occupò, oggi figura istituzionale di primo piano, avrà da spiegare molte cose a chi gli domanderà come mai, d’improvviso, l’attestata incompatibilità fosse svanita. Sarà stata una parcella da 17mila euro? L’altra «cosina» è, poi, la degenza in queste ore nella Rianimazione dell’ospedale di Eboli di un altro ragazzo ospite, è lì da un paio di mesi e pare volga verso la fine, una tragedia che urta la sensibilità anche dei peggiori. Strane fratture ossee (in quattro occasioni) lo avrebbero ridotto in condizioni terribili, lo sterno è ormai a forma di piramide secondo quanto raccontano alcuni testimoni. Quando entrò all’Ises non camminava ma il resto, dicono, gli funzionava abbastanza normalmente. Ora è ridotto a una larva. E chissà se mentre Cronache va in stampa non sia nel frattempo morto anche lui. Se possibile, qualcuno si precipiti e tenti di salvarlo.

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