Bei nomi, grandi ritorni per la stagione lirico-concertistica 2020

Scritto da , 16 Febbraio 2020
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Il 10 aprile lo schiocco della frusta di Compà Alfio inaugurerà il cartellone, insieme all’aria di Lauretta del Gianni Schicchi, poi il ritorno del più raffinato dei basso-bariton, Ambrogio Maestri che sarà Nabucodonosor. In autunno si aggirerà in città il Pipistrello del Conservatorio Martucci, svolazzando tra gli alambicchi di Dulcamara. Chiusura d’anno nel segno della farfalla con Madama Butterfly

Di OLGA CHIEFFI

Sei titoli d’opera, due balletti e sette concerti per la stagione lirica che verrà inaugurata ad aprile, a poco più di un mese dalle elezioni regionali. E come d’abitudine in questi anni topici, il teatro Verdi si è messo in grande spolvero scritturando artisti e registi di riconosciuto “nome”. L’apertura del 10 aprile saluterà il ritorno di un direttore di “casa” che ha raggiunto il successo internazionale, Francesco Ivan Ciampa, a lui l’onore e l’onere di dirigere un’accoppiata particolare, Cavalleria Rusticana e Gianni Schicchi. Passionalità estroversa, languore sentimentale, cantabilità generosa e spontanea per Mascagni, economia e concentrazione dai forti riflessi sulla condotta musicale, miniaturizzata, con una scelta di tecniche molto avanzate che daranno vita al teatro moderno per Puccini. Il Nabucco è l’opera di Daniel Oren, lui ama Puccini, ma noi gli imputiamo la palma per questo primo Verdi. Debutto a Salerno in qualità di regista del conduttore del grande Fratello Vip, Alfonso Signorini, che negli anni scorsi ha firmato una Boheme, Turandot Simon Boccanegra e Aida tra il festival pucciniano e Tiblisi Opera House, un’avventura quella lirica iniziata da appena tre anni. Cast non ancora definito ma una sicurezza la voce assoluta di Ambrogio Maestri, che ricordiamo nel nostro teatro insuperabile Scarpia e simpaticissimo Dottor Dulcamara. La ripresa autunnale il 1 ottobre sarà affidata al Conservatorio “G.Martucci” che continuerà nel filone dell’operetta, mettendo in scena “Die Fledermaus” di Johann Strauss, assai difficile ascoltare nei teatri italiani soprattutto italiani, essendo una composizione che si muove tra opéra comìque, farsa con musica, melodramma con dialoghi, con un grande protagonista, lo champagne, confermando il binomio Nicola Samale per la direzione musicale ed Ermeneziano “Hermes” Lambiase alla regia. Dopo il trionfo del Don Pasquale e de’ La Fille du régiment,  Riccardo Canessa, continua il percorso donizettiano, offrendoci un bicchiere dell’ afrodisiaco Elisir, insieme a Daniel Oren. Per l’occasione si ricompone l’ interessante trio di voci maschili, applaudito in Bohème lo scorso dicembre, con il tenore Valentin Dyutuk, che abbiamo conosciuto a Salerno nei panni di Rodolfo, il quale darà voce stavolta, con massimo agio, a Nemorino, e i baritoni Massimo Cavalletti nel ruolo di Belcore e la riconferma del musico salernitano Biagio Pizzuti che, “Udite, udite o rustici!”, impersonerà il dottor Dulcamara. Finale ancora pucciniano con Madama Butterfly e una coppia di voci d’eccezione, Maria Josè Siri nel ruolo del titolo e ancora il giovane Dytiuk nei panni di Pinkerton, diretti da Daniel Oren, mentre per la regia rivedremo all’opera Michele Sorrentino Mangini. Il teatro di San Carlo raddoppia firmando entrambi i balletti, il primo Amadè, che chiuderà il 15 maggio la stagione invernale, dedicato al primo viaggio in Italia del genio salisburghese su coreografie di Juliano Nunes e Il lago dei cigni che vedrà il corpo di ballo e i solisti del massimo partenopeo danzare sulle note di Cajkovskij, eseguite dall’ Orchestra Filarmonica Salernitana. Molto eterogenea la stagione concertistica, che verrà inaugurata il 15 aprile da Vinicio Capossela e il suo “Bestiario d’Amore” una piccola opera composta di 4 brani di ambientazione trobadorica che ha visto il suo battesimo dal vivo proprio il giorno di San Valentino sotto le volte gotiche e gli animali in pietra della Union Chapel di Londra. Ritorna anche il “Festival Falaut” col concerto dei maestri previsto per il 3 maggio, ancora il violinista Ilya Grubert con l’orchestra Scuola d’archi italiana e il pianista Alessandro Taverna. Un felice ritorno il 30 maggio, del flautista Matthias Schulz con il quartetto d’archi della Wiener Staatsoper, che ricordiamo diverse volte protagonista dei concerti d’Estate di Villa Guariglia. Nella settimana di San Matteo riascolteremo il duo composto da Gino Paoli e Danilo Rea, mentre la rassegna concertistica si chiuderà il 19 ottobre con le celebrazioni beethoveniane, affidate a Elio, il quale sarà spedito da un incantesimo  nella Vienna del XIX secolo, ritrovandosi nel Teatro di Porta Carinzia, dove tutti parlano italiano: l’impresario Domenico Barbaja – che ha portato con sé Rossini, l’orchestra e il coro del Real Teatro di San Carlo di Napoli – e il vecchio Antonio Salieri, con i suoi due allievi, l’ormai celebre Ludwig van Beethoven e lo sconosciuto Franz Schubert, ma  dove su tutti aleggia, lo spirito scherzoso di Wolfgang Amadeus Mozart.

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