Battipaglia: la lenta agonia della zona industriale

Scritto da , 7 Marzo 2015
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di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. È vero che, se Atene piange, Sparta non sorride, ma è innegabile che la città del Tusciano stia vivendo molto più drasticamente rispetto alle realtà circostanti l’era della crisi economica: vien da chiedersi, dunque, come mai l’amministrazione comunale – in particolare l’ultimo governo cittadino politico, che dovrebbe avere strumenti maggiormente adeguati per occuparsi di dinamiche di questo tipo – non abbia fatto nulla per beneficiare dell’agognata legge 181 del 1989, che, in caso di placet della giunta regionale, che consentirebbe alle imprese delle aree territoriali di crisi industriale di accedere a contributi a fondo perduto e a mutui agevolati.

LA BTP TECNO E IL MISTERIOSO NOTABILE LIBICO. Qaser Saadel El Garradi, proprietario della QSE, l’azienda libico-algerina legata alla multinazionale Sonatrach, rappresenta l’ultima speranza per i lavoratori della Btp Tecno, gloriosa azienda battipagliese attualmente in liquidazione, in seguito alla sciagurata gestione di Gian Federico Vivado.

Talvolta, però, accade che chi di speranza vive – e ci auspichiamo di tutto cuore che non sia questo il caso – muoia disperato: giovedì scorso, infatti, dopo mille rinvii, Giancarlo De Leo, Sergio Galluzzo – rappresentanti sindacali Fim Cisl –, Fiorenzo Veneri e Paola Trimarchi – delegati Fiom Cgil – sono stati finalmente ricevuti da Giampietro Castano, funzionario del Ministero dello Sviluppo Economico, nelle stanze del palazzone romano. Qui i lavoratori avrebbero dovuto interloquire circa il futuro dell’azienda: oltre allo Stato, però, attorno al tavolo avrebbero dovuto incontrare Vivado, o almeno il suo rappresentante, Giuseppe Toia, liquidatore dell’azienda di via Bosco I nonché ex-consulente di direzione dello stesso sito industriale, e il dottor Libé, il funzionario italo-spagnolo che sta curando gli interessi che la Q.S.E. vanta sulla Btp Tecno. Vecchi e nuovi, però, hanno snobbato il MiSE: Libé, infatti, s’è detto impossibilitato di raggiungere Roma a causa di problemi con l’aereo (a detta sua, si sarebbe ritrovato a Milano anziché nella capitale) e ha sentito soltanto telefonicamente l’imbarazzatissimo Castano e i rappresentanti dello stabilimento. Quando questi ultimi, però, hanno manifestato i propri ragionevoli dubbi, l’italo-spagnolo s’è pure risentito, e ha dichiarato di rappresentare «un’azienda seria, che nel giro di 10 giorni rileverà l’impianto e prenderà i contatti con i vecchi clienti». Naturalmente, tra i lavoratori di Btp regna lo scoramento. Assente anche la pluridecorata ditta “Vivado-Toia”: mentre il liquidatore, infatti, ha fatto sapere che i 1600 euro di trattenute relative ai conguagli dei modelli 730 operati sui mesi di luglio e novembre, che non sono state versati all’Agenzia delle Entrate, dovranno essere sborsati dai poveri lavoratori, dell’ex-patron si sa soltanto che ha chiesto e ottenuto lo spostamento della vertenza al Tribunale di Genova e che ha fatto richiesta del concordato preventivo, in virtù del quale, al cospetto delle autorità giudiziarie, potrebbe fare una proposta compromissoria ai suoi creditori.

LA FER.GOM TRA MALORI E FRAGILI SPERANZE. Tra i creditori del buon Vivado, c’è anche l’azienda di Gianpiero Contursi: la ditta, infatti, vanta all’incirca 20mila euro di credito sulla Btp Tecno per operazioni fatte all’interno dell’officina – la fabbrica, infatti, essendo un conto lavoro, può operare esclusivamente con la Cooper Standard – che a dicembre fu ceduta alla Texa Srl.

Le liquidità per sostenere la cassa integrazione, però, non ci sono, e qualora la Fer.Gom dovesse ricevere qualcosa da Vivado tramite un’ipotetica approvazione del concordato preventivo, la somma sarebbe irrisoria rispetto al necessario e i tempi sarebbero lunghissimi: il Ministero del Lavoro, d’altronde, sta vagliando ancora le richieste di cassa integrazione del mese di settembre, per cui si è ancora parecchio distanti rispetto a gennaio, ossia al mese in cui i lavoratori Fer.Gom hanno richiesto gli ammortizzatori sociali.

Nel frattempo, continua il presidio dinanzi ai cancelli della Cooper Standard di Battipaglia per il trasferimento delle commesse alla Sud Gomma di Oliveto Citra: i lavoratori hanno chiesto al capo delle risorse umane della CS, Marco Camurati, di concedere perlomeno a 10-15 lavoratori un po’ di attività almeno fino ai mesi di luglio e agosto, quando dovrebbero iniziare ad arrivare gli ammortizzatori sociali. «Stiamo cercando di trovare una soluzione»: sono le parole che Camurati ha detto ieri ai lavoratori dell’azienda dei Contursi, dando loro appuntamento a giovedì prossimo.

Ai nostri taccuini, il direttore amministrativo dello stabilimento battipagliese del colosso statunitense, PietroMancuso, ha dichiarato di «non avere alcun potere decisionale sulla vicenda, dal momento che i vertici di CS Europa hanno affidato la vicenda a persone (due dirigenti dello stabilimento di Torino, NdA) che non fanno parte del nostro sito», chiedendoci di contattarlo dopo qualche ora. Lo faremo presto, così da comprendere meglio come una multinazionale possa togliere le commesse ad un’azienda senza neppure sentire il parere dello stabilimento con cui quest’ultima lavora più frequentemente.

Inoltre, Rossella (50 anni) e Nicoletta (30 anni), che da 48 ore circa avevano cominciato lo sciopero della fame, ieri mattina hanno accusato un malore. Tempestivo l’intervento degli operatori di un’autoambulanza, che, pur essendo riusciti ad alleviare le pene di Nicoletta, hanno esortato Rossella, che si trova in condizioni più preoccupanti, a lasciare il presidio per essere trasportata al nosocomio “Santa Maria della Speranza” ed essere lì ricoverata. La donna, però, con un’immensa forza di volontà e con un grandissimo spirito di sacrificio, non ha voluto abbandonare il presidio. L’agognato medico, poi, non è arrivato, e sono gli stessi lavoratori a monitorare le condizioni delle due donne con un holter pressorio.

«Della tenda che avevamo chiesto alla Protezione Civile – ha dichiarato ieri Antonio Guglielmotti, delegato sindacale Fim-Cisl –  non si vede neppure l’ombra: siamo trattati peggio degli immigrati, con la differenza che noi paghiamo le tasse».

IL SILENZIO CHE ALEGGIA SU ALCATEL-LUCENT. Niente di nuovo sul fronte ALu. La cessione del ramo d’azienda alla romana Sesa NV – avevamo scritto qualcosa a riguardo una settimana fa – diventerà operativa ad aprile: il delegato sindacale Fim – Cisl, Nicola Rosamilia, sta sollecitando i sindacati nazionali. I sindacalisti di Alu attendono ancora una convocazione dal MiSE, che dovrebbe arrivare sul finire della prossima settimana. Ma d’altronde, come scriveva Lorenzo Il Magnifico, «di doman non c’è certezza». Soprattutto a Battipaglia.

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