Battipaglia: Commissariato, sos sede

Scritto da , 27 luglio 2015

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Il commissariato della vergogna.

La Cisl s’appella al questore di Salerno affinché intervenga in prima persona per assicurare agli agenti di Polizia di Stato di Battipaglia una sede adeguata.

E se Alfredo Anzalone non intervenisse entro sette giorni, il sindacato invocherebbe immediatamente l’intervento della magistratura.

A riportare di nuovo sotto le luci della ribalta la spinosa quaestio relativa alle condizioni di degrado in cui riversa la struttura di via Rosa Jemma è Antonio Galatro, coordinatore provinciale Cisl FP, che, nella giornata di ieri, ha indirizzato una missiva al questore.

Antonio Galatro

Antonio Galatro

Nell’occhio del ciclone, dunque, c’è finito ancora una volta lo scheletro di caserma di via Gonzaga – in grado, qualche anno fa, di attirare pure l’attenzione di “Parallelo 41”, programma televisivo della Rai che denunciò l’infamante record di opere incompiute a Battipaglia –  che, nell’ottobre del 2013, fu acquisito dalla questura, intenzionata a trasferirvi tutte le attività del locale commissariato di pubblica sicurezza della Polizia di Stato, al momento timonato dal vice questore aggiunto, Antonio Maione.

«Nonostante il suo personale impegno sulla vicenda – scrive Galatro a Anzalone – nulla di concreto è emerso per risolvere l’indecente condizione lavorativa i cui sono costretti tutti i dipendenti del commissariato di Battipaglia».

Una ristrutturazione da 1,3 milioni di euro: a tanto, infatti, ammonterebbe la quota da mettere a disposizione del Ministero dell’Interno. «prendiamo atto – prosegue il sindacalista – dei contenuti di una nota in cui si fa ancora riferimento a una presunta somma di 1.300.000 euro per la ristrutturazione dell’immobile demaniale di via Gonzaga che, a oggi, non è ancora disponibile, ma ci ritroviamo costretti a prendere atto del peggioramento della situazione».

Certe operazioni, d’altronde, richiedono tempo. Proprio per questo, sulla scorta di un consiglio che sarebbe venuto dal Provveditorato per le Opere pubbliche Interregionale di Napoli, «la Cisl – spiega Galatroha più volte sollecitato la questura a fittare un altro immobile, ma anche in questo caso non si è mosso nulla». Da qui l’ultimatum di Galatro: «se entro sette giorni non arrivassero comunicati, prospettati oggettivi e certi elementi di novità rispetto alla soluzione della vertenza, la Cisl s’avvarrebe, suo malgrado, dell’ultimo strumento che la legislazione vigente le mette a disposizione, ovvero, il deferimento dei fatti alla competente autorità giudiziaria».

UN PELLEGRINAGGIO LUNGO TRENT’ANNI.  La peregrinatio poliziesca.

Lo scheletro di via Gonzaga

Lo scheletro di via Gonzaga

Erano gli anni Ottanta quando, a via Gonzaga, di fronte all’istituto scolastico “Fabio Besta”, fu avviata l’edificazione della struttura che avrebbe dovuto ospitare la caserma di polizia. I lavori, tuttavia, furono bloccati per via d’un contenzioso, teso ad attribuire la competenza, tra il Ministero dell’Interno e quello della Difesa. Ad oggi, dunque, i lavori non sono ancora stati completati.

Da lungo tempo, dunque, gli agenti della Polizia di Stato vagano senza una meta tra una sede e l’altra: sempre negli anni Ottanta, infatti, le forze dell’ordine erano ospitate in un locale di via Salerno, nei pressi di via Olevano.

Poi, il trasferimento nella sede attuale, che è ubicata all’interno dell’ex Tabacchificio Farina, in via Rosa Jemma. Sul finir dello scorso anno, ad ogni modo, s’era pensato pure a una nuova collocazione: da certe dichiarazioni rilasciate da Gerlando Iorio, presidente della commissione straordinaria che al momento regge le sorti della città, infatti, venne fuori che era tutt’altro che remota la possibilità che il Ministero dell’Interno avesse richiesto “Palazzo Ferrara” all’Anbsc. L’immobile di via Pastore era di proprietà di un compianto dirigente dell’Ufficio tecnico comunale, Fernando Ferrara, accusato dagli inquirenti di concorso esterno col clan camorristico Pecoraro-Renna e poi assolto in primo grado durante il processo California, nel 1997. Il pm della Direzione Distrettuale Antimafia, Antonio Centore, richiese comunque la confisca del palazzo e la ottenne nel 2010, dopo un sequestro di due anni.

 

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