Bar e ristoranti: protesta per la sopravvivenza

Scritto da , 24 Ottobre 2020
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di Monica De Santis

Arrabbiati, delusi, stanchi di sentirsi sempre accusare di essere i colpevoli della diffusioni del virus. Sono i ristoratori e i titolari dei bar di Salerno, che insieme con i colleghi di Scafati, Battipaglia, Pontecagnano e Vietri ieri mattina si sono ritrovati alle 10,30 a piazza Amendola per contestare l’ultima ordinanza del governatore De Luca, quella che impone loro la chiusura alle 23. Una manifestazione pacifica che ha visto diversi interventi di alcuni di loro che rivolgendosi ai colleghi hanno chiesto unione e gioco di squadra per far arrivare le loro richieste proprio a De Luca. La situazione è diventata più incandescente quando da uno dei balconi delle stanze del sindaco si affacciano due persone. E’ stato in quel momento che i commercianti, megafono in mano hanno iniziato a chiedere a gran voce un incontro proprio con il primo cittadino. Incontro che in tanti pensano di non riuscire ad ottenere e così la protesta pacifica si sposta sulla via Roma. E’ qui, proprio davanti a palazzo di Città che ristoratori e barristi si siedo per terra bloccando la circolazione stradale ed invitando gli automobilisti, rimasti bloccati a sposare la loro protesta suonando i clacson delle macchine. La richiesta è sempre la stessa, vogliono il sindaco Napoli in strada, vogliono parlare con lui. Saranno dei funzionari della Polizia di Stato a farsi carico di salire al secondo piano del Comune e di chiedere al sindaco di incontrare i manifestanti. Napoli accetta e chiede a tre di loro di salire nel suo ufficio, ma i commercianti non accettano, vogliano che sia lui a scendere in strada a p a r- l a r e con loro. La protesta continua al grido di ‘La politica uccide più del Covid’ e ‘Uniti per non fallire’. Dalla Prefettura un delegato invita i manifestanti ad incontrare il Prefetto, a condizione che venga liberata la via Roma. Dopo un’accesa discussione tra i presenti alla fine sei dei manifestanti salgono in Prefettura e vengono incontrati dal Vicario del Prefetto. A lui espongono le loro problematiche e le loro richieste. Il vicario del Prefetto promette di riferire a chi di dovere tutto ed invita i manifestanti ad accettare anche l’incontro con il sindaco Napoli. Così una volta scesi dalla prefettura la delegazione sale al secondo piano del Comune, dove ad attenderli c’è il sindaco con l’assessore al commercio Dario Loffredo. Anche al primo cittadino vengono esposte le ragioni della loro p r o t e s t a . Napoli cerca di placare gli animi, mostra gli ultimi dati dei contagi e l’ultimo post sui social del governatore che annuncia il prossimo lockdown. A questo punto i commercianti scendo, spiegano ai colleghi, quei pochi rimasti, degli oltre 100 presenti all’inizio della manifestazione, che se ci sarà un’altra chiusura il Comune starà al loro fianco per chiedere alla Regione e al Governo gli aiuti necessari per la loro sopravvivenza. C’è chi annuisce e chi invece si arrabbia ancor di più, qualcuno propone di non rispettare l’ordinanza di De Luca, altri vanno via amareggiati, altri pensano ad altre forme di protesta da organizzare nei prossimi giorni… “Stasera (ieri per chi legge, n.d.r.) non chiudo, il locale è la mia vita. – così Donato Giudice titolare di Elite Bar & Pub in via Trento 80- Devono venirmi a chiudere, li aspetto. Non si ragiona così, se De Luca voleva doveva dirci di stare chiusi sempre, ci dava degli incentivi per le spese che teniamo e che non sono poche e allora si. Non può dirci di chiudere alle 23 quando noi siamo una regione dove si inizia a lavorare alle 22. Non ha senso”. Non accetta le nuove restrizioni di De Luca anche Francesco Capparone titolare del bar “A Passo Duomo”… “Piano piano ci stanno portando ad un nuovo lockdown. Ma nessuno però parla dei danni che stiamo avendo. Gli incassi sono calati tantissimo. Si lavora solo per pagare i dipendenti e gli stipendi, non si potrà andare avanti così per molto tempo”. Ha deciso per il momento di rispettare l’ordinanza, almeno per il momento Enrico il titolare della pizzeria Funiculì in vicolo Giudaica… “Il virus c’è, esiste, ma non si può pensare che possiamo combatterlo da soli, dobbiamo essere uniti, noi e le istituzioni. Il governo deve capire che per ogni restrizione che impone deve al tempo stesso prevedere degli aiuti economici che ci permettano di non licenziare e di proseguire il nostro lavoro”. Per Sandro Prisco del Sangi Bar di Battipaglia il problema è solo sanitario… “E’ lì la vera problematica, dovevano pensare a risistemare le strutture ospedalieri nella nostra regione invece di pensare solo a chiuderci e ad imporci restrizioni che ci stanno mettendo in ginocchio”. Ha paura di non riuscire a portare avanti la sua attività Valentina Ballicu del Salotto di Vicky in piazza Flavio Gioia… “Ho 27 anni e già tanti debiti. Se continuano con queste restrizioni mi vedrò costretta a chiudere e a non avere i soldi neanche per comprarmi un cellulare. Non è giusto. Sono giovane, ho voglia di lavorare, ma nessuno che ci aiuta e ci dia il sostegno che meritiamo”.

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