Avvocato Annunziata: “Longobardi e i cugini vittime della camorra”

Scritto da , 8 agosto 2016
image_pdfimage_print

Giovanni Annunziata è il legale di Nello Longobardi, l’imprenditore di Scafati, coinvolto nell’inchiesta del Pm Montemurro. Il suo nome è tirato in ballo dal pentito Alfonso Loreto. Annunziata illustra: “Il mio assistito ha subito per anni un’attività vessatoria dal clan Loreto-Ridosso. Per questo è stato chiamato dalla Procura per confermare, in qualità di teste assistito, le dichiarazioni del Loreto. Ha confermato di aver subito delle vere e proprie estorsioni attraverso l’imposizione di ditte di pulizie a tariffe gonfiate nelle sue aziende e quelle dei suoi cugini. Un particolare confermato anche dal cugino Fabio nel corso di un altro interrogatorio avutosi successivamente. Vessazioni e imposizioni che sono durate fino al 2015”. Ci può dire in quale modo si sono verificate queste estorsioni? “ Posso dire – continua l’avvocato Annunziata – che ci sono stati con altri sistemi ma che sono coperti dal segreto istruttorio. Posso confermare che un altro sistema, visto che lo ha riportato proprio Cronache – fu l’imposizione per l’acquisto di carichi di pomodori da ditte segnalate dal clan (L’avvocato Annunziata si riferisce al caso dell’ex consigliere comunale Raffaele Lupo ndr).” Un pizzo che il suo assistito pagava attraverso fatture gonfiate, secondo le dichiarazioni del pentito. “Sia Nello che Fabio hanno confermato il sistema descritto da Loreto anche producendo documentazione utile al fine di riscontrare quanto dichiarato dal collaboratore di giustizia. Lo stesso – ricordo – era stato ampiamente ricco di particolari quando spiegò al Pm questo sistema di pagamento”. Come mai Longobardi non ha denunciato prima delle dichiarazioni questo stato di vessazione in cui versava? “Il Presidente, insieme al cugino e a tutti gli imprenditori presenti sul territorio se decidono di non denunciare un sistema come quello del clan Loreto-Ridosso lo fanno semplicemente perché si ha paura e si vuole tutelare l’azienda e la famiglia”. Il pentito indica Longobardi come mediatore tra il clan e la politica. “Anche in questo caso il suo ruolo è forzato dalla pericolosità dei soggetti. Come giustamente avete riportato qualche giorno fa, lui ha battezzato il piccolo Ridosso, ben 15 anni orsono, ma fu un battesimo forzato, e non era semplice sottrarsi a questo tipo di richiesta. E per questo motivo, da allora, alcuni membri della famiglia Ridosso e anche altri di conseguenza lo hanno individuato con l’appellativo di compare. Lavorare in queste realtà non è facile, come non è facile garantire l’incolumità propria e quella dei propri cari. Ribadisco che davanti alle dichiarazioni di Loreto il mio assistito non ha mai esitato e dopo le sue affermazioni lo stesso collaboratore di giustizia è stato riascoltato dal magistrato che ha trovato riscontro alle sue affermazioni”. Per quello che può dire, molte cose sono ancora coperte dal segreto istruttorio, da un punto di vista elettorale come si è mosso Longobardi?. “Alle elezioni comunali del 2013 il Presidente Longobardi ha sostenuto spontaneamente, con il suo voto personale e quello della sua famiglia, il nipote Diego Chirico. Alle regionali Monica Paolino. Il motivo? Semplice: il sindaco Aliberti aveva intitolato il cavalcavia al padre e come gesto di riconoscimento morale la famiglia ha sostenuto la moglie del sindaco. Tutto qui”.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->