Aumenta a dismisura il numero dei fallimenti

Scritto da , 13 dicembre 2014
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Il Centro Studi Ance Salerno comunica, in uno studio di questa settimana, un dato allarmante per le imprese. Tra il 2008 ed il 2014 sono aumentate le liquidazioni volontarie. Dal punto di vista dei settori maggiormente colpiti dal fenomeno dei fallimenti risultano in forte aumento quelli registrati nell’edilizia: tra gennaio e settembre sono entrate in procedura fallimentare quasi 2.500 imprese, +11,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tali percentuali interessano maggiormente Campania, Marche e Puglia. In particolare ben un quarto delle aziende in Campania in questo lasso di tempo hanno chiuso. Il dato, comparato alle altre regioni che si dividono record negativi analizzati dal Cerved, non è tanto incidente in Campania se si prendono in considerazioni altri numeri. E’ la Calabria infatti a detenere il podio negativo per fallimenti dovuti alla crisi economica; mentre le altre regioni fanno registrare percentuali negative anche per chiusure dovute a procedure non fallimentari. L’ Osservatorio su fallimenti, procedure e chiusure d’imprese” preso in esame dal Cerved ha spinto il presidente Ance Antonio Lombardi a consegnare agli organi di stampa questo ulteriore dichiarazione monitoria: «E’ davvero arduo immaginare che dopo i ripetuti allarmi del mondo imprenditoriale e delle organizzazioni sindacali siano in corso di attivazione provvedimenti adeguati allo scenario drammatico nel quale si dibattono aziende e lavoratori. Il quadro tratteggiato dal Cerved – ha concluso Lombardi – dovrebbe essere un monito severo per le istituzioni a tutti i livelli che perseverano in un atteggiamento destinato a provocare ulteriori ed incalcolabili danni in termini economici ed occupazionali in primo luogo alle regioni del Sud. Non è più il momento delle parole, ma dell’immediata attivazione di flussi di liquidità sui territori per ridare ossigeno al sistema produttivo. Non si può pensare di prolungare quella che è diventata una vera e propria agonia». Antonio Cortese

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