Assunzioni illegittime al Comune: la Corte dei Conti congela i beni degli assessori

Scritto da , 16 febbraio 2013
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Nel mirino è finita la delibera con la quale l’amministrazione comunale ha stabilizzato undici dipendenti trasformando la loro posizione da contrattualizzati temporanei a tempo indeterminato. La delibera è quella dell’11 luglio 2008 che ieri è costata, agli amministratori che l’approvarono, il blocco dei beni. Il provvedimento cautelare è della Corte dei Conti, scaturito dalle recenti ispezioni, dopo la denuncia presentata da Fausto Morrone.
Per l’organo di controllo contabile quelle assunzioni sarebbero illegittime. Ma la contestazione riguarderebbe nove assunzioni, dopo la rinuncia di due dipendenti. Tutti sospesi ieri dalla giunta, dopo il provvedimento della Corte dei Conti che, nell’attesa di entrare nel merito della questione, ha provveduto a vincolare i beni e i conti correnti.
Ed ecco chi approvò quell’atto. Assente Vincenzo De Luca che a quanto pare, dunque, non sarebbe stato raggiunto dal provvedimento, a differenza dell’allora (ed anche attuale) vicesindaco Eva Avossa e degli allora assessori comunali (presenti): Gerardo Calabrese, Luca Cascone, Luciano Conforti, Domenico De Maio, Augusto De Pascale e Francesco Picarone.
Contestati, per ora, danni economici arrecati alle casse dell’Ente che se confermati dovrebbero essere ripagati di tasca propria dagli amministratori coinvolti.
Per ora l’esecutivo, in via cautelativa, avrebbe sospeso i nove dipendenti, per evitare ulteriori problemi e dunque altri possibili danni alle casse comunali, seppur l’amministrazione comunale starebbe mettendo su il proprio ricorso alle decisioni della Corte dei Conti.
Gli undici stabilizzati (poi nove dopo la rinuncia di due componenti dell’area comunicazione) riguardavano tre figure professionali D1 (area comunicazione, area tecnico manutentiva ed area economica finanziaria), un geometra, un informatico, due istruttori dell’area comunicazione e un amministrativo. Tutti assunti, insomma, a tempo indeterminato secondo – si legge dall’atto giuntale – l’allora legge finanziaria 2008. Una decisione che l’esecutivo – dice la delibera – presa «per non esporre l’amministrazione comunale ad eventuali azioni legali».
Ed invece, la Corte dei Conti avrebbe, per ora, considerato illegittimo l’atto deliberativo. Sulla questione si è espresso anche il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca: «Il Comune di Salerno ha avuto una diffida alla Corte dei Conti relativa a nove dipendenti stabilizzati cinque anni fa, sulla base di un esposto di un funzionario della Cgil del 2008 – ha detto il primo cittadino – Dopo 5 anni la Corte dei Conti dice di no. E questo determina anche un addebito di centinaia di migliaia di euro. Ovviamente, se c’è una pronuncia della Corte dei Conti, chi è corretto si adegua. Poi chiaramente si apriranno i procedimenti e passeranno anni. Così l’Italia non va avanti».
La denuncia alla Corte dei Conti porta la firma di Fausto Morrone, ex sindacalista, all’epoca dei fatti consigliere comunale di Salerno. Nella nota inviata alla Corte dei Conti e al Ministro della Pubblica Amministrazione, Morrone evidenziava che «la delibera è formulata, furbescamente, senza mai sottolineare che gli operatori non hanno mai avuto un rapporto di lavoro a tempo determinato con il Comune di Salerno: unica ed essenziale condizione che potrebbe dar luogo alla stabilizzazione. Essi, infatti, non hanno avuto rapporti di lavoro solo del tipo della collaborazione». E per l’allora consigliere comunale: «La delibera raggiunge il massimo “dell’apoteosi del falso” quando giustifica l’esigenza della predetta stabilizzazione con la circostanza che i lavoratori in questione, avendo nei fatti, secondo l’amministrazione comunale, espletato funzioni assimilabili al rapporto di lavoro dipendente, potrebbero instaurare un contenzioso giudiziario In altri termini, si teme strumentalmente un’eventuale vertenza legale su presupposti legislativi che dicono proprio il contrario e si scarica la responsabilità amministrativa di eventuali sanzioni sui dirigenti che, per legge, avrebbero dovuto controllare che le collaborazioni non prevedessero lo svolgimento di compiti ordinari. Tutto ciò, non solo è illegittimo, ma, considerata la fase economica e sociale di grande criticità della nostra provincia – con tanti lavoratori che hanno perso il posto di lavoro e con migliaia di laureati alla ricerca vana della prima occupazione – tale decisione dell’Amministrazione Comunale appare di un cinismo ineguagliabile». Una denuncia che l’allora consigliere comunale fece, nonostante la condivisione degli stessi sindacati. Compresa la Cgil, di cui Morrone era stato segretario provinciale.

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