Asl, mandati di pagamento sbagliati. Errori milionari

Scritto da , 26 settembre 2016
Sede via Nizza Asl Salerno

Di Peppe Rinaldi

 

Un errore può costare caro, figuriamoci trecento. O giù di lì. Si calcola che tanti siano stati gli sbagli, compiuti nell’anno in corso, dai funzionari addetti alla liquidazione dei mandati in favore delle strutture della sanità privata accreditata dell’Asl di Salerno. Fonti interne al corpaccione di via Nizza confermano, pur al ribasso di qualche decina di unità: ma restando sempre nell’ambito delle centinaia. Su un “imponibile” di circa sessanta milioni di euro, la cifra aggiuntiva di costi derivanti da sciatterie ed imperizie varie, si stima che il danno veda una forbice tra i sei e gli otto milioni: e siamo ancora a quattro mesi dalla fine dell’esercizio annuale.

Ma di cosa stiamo parlando precisamente? La cornice generale rimanda all’uso disinvolto del danaro pubblico nelle mani di personale non sempre competente in materia: una storia vecchia almeno quanto è vecchia la pubblica amministrazione degli apparati dello stato. Nello specifico vi è che l’Asl di Salerno, tra le più grandi del territorio italiano, di certo una di quelle con budget più sostanzioso, si trova ora e si troverà ancor di più quando le imprese chiederanno altri interessi sui pagamenti ritardati, a dover tirare fuori soldi in più per “banali” pasticci burocratici. Come quelli che di recente hanno causato alti strali negli altrettanto alti piani di via Nizza quando, una dietro l’altra, hanno iniziato ad accumularsi le notifiche giudiziarie con le richieste di saldo degli interessi maturati sui ritardi nei rimborsi da parte dell’azienda sanitaria.

Se non saranno esattamente trecento, confida chi conosce a fondo il sistema, di sicuro parliamo di alcune centinaia che, in soldoni, fanno altri milioni di euro che il pubblico erario si appresta a sborsare.

 

IL MECCANISMO

 

Quando una impresa fattura all’Asl di Salerno, il documento inizia una trafila che già in condizioni di normalità si presenta tortuosa, a dir poco. La legge impone che l’azienda sanitaria paghi entro sessanta giorni ma su questo terreno le classifiche italiane pongono gli uffici salernitani fuori dalle medie accettabili. Se a questo aggiungiamo il tempo ulteriore che scorre per inadeguatezza o semplice superficialità, ecco che i numeri non tornano più. Come nel nostro caso.

In estrema sintesi, è andata così: le fatture sono state protocollate per l’incasso, passano una prima verifica per essere lavorate dall’ufficio che predisporrà il mandato. Di qui vanno al Sef (Servizio economico finanziario), dove parrebbe essere stato individuato l’epicentro del problema. Una serie di errori, alcuni già all’attenzione della procura della Corte dei conti, aggiungono almeno altri venti giorni al tragitto della fattura (da sommare ai già trascorsi sessanta) giunta intanto alla Soresa di Napoli, la finanziaria della sanità campana: a questo punto, la società che materialmente dovrebbe sborsare i soldi, si accorge del pasticcio e le rimanda indietro all’Asl. Dove la giostra ricomincia mentre l’orologio degli interessi scorre inesorabile. E giù un diluvio di richieste, più che legittime, delle imprese della sanità privata accreditata che chiedono il rispetto del contratto. Ci sono addirittura casi in cui risulterebbe conveniente incassare in ritardo: quando maturano interessi a due cifre, ed è il nostro caso, i numeri sono appetitosi, vale la pena aspettare. Al punto che circola una sorta di barzelletta che vuole che i farmacisti salernitani sperino di essere pagati tardi ad ogni scadenza mensile.

Non sempre, però, questo meccanismo impiantato sulle triangolazioni fra banche, vertici burocratici e a volte politici, si presenta lineare, tanto che proprio su certi aspetti si starebbero concentrando le attenzioni degli organi di controllo più avveduti e scafati. Vedremo.

Consiglia