Asl, il gioco dei mandati e la cricca degli stipendi

Scritto da , 3 novembre 2016
asl

Di Peppe Rinaldi

I nostri cinque lettori ricorderanno che qualche giorno fa abbiamo raccontato la storia di un concorso interno all’Asl di Salerno per la copertura di un posto da dirigente di Unità complessa. Un caso che incuriosisce chiunque voglia farsi un’idea minima di cosa accada nelle pieghe della macchina burocratica pubblica, verosimilmente priva di uno scrupoloso controllo di legalità (la parolina magica che eccita politici e giornalisti da almeno un ventennio). Un concorso su queste colonne definito “by night” per la stravagante decisione della commissione esaminatrice di insediarsi alle 3 e mezza del mattino. Per non dire della ventilata ipotesi, giacente nei faldoni del relativo ricorso al Tar di Salerno, che la commissione stessa si sia dotata di un presidente capace di siglare circa 20mila pagine di prove scritte d’esame per almeno diciotto ore ininterrotte. Un fuoriclasse che, immaginiamo, tutto il mondo abbia iniziato ad invidiarci: in fondo, uno si butta, magari lo trova un giudice che valuti il tutto, quando appurato, compatibile con la realtà. Vedremo quando il tribunale amministrativo affronterà la vicenda, è già trascorso un anno. Ora capita che un fatto tiri un altro, che da cosa nasca cosa, come si dice, nel senso che tra un antro ed un meandro di via Nizza passeggiando (a volte la metrica fa il nostro gioco) ci si imbatta in nuovi percorsi: dal XVIII secolo in poi abbiamo iniziato a chiamare la scoperta casuale delle cose durante la ricerca di altre “Serendipity”, varrà ancora per il nostro XXI. Prendi il caso di via Nizza che, per chi lo ignori, è la sede dell’Asl di Salerno, azienda pubblica che amministra cifre miliardarie gestendo il flusso dei servizi della sanità in un bacino di circa 1,2 milioni di abitanti, il 2% dell’Italia, mica bruscolini. E qui arriviamo all’incrocio delle nuove curiosità, dove a prendersi la scena è -manco a dirlo- lo smistamento di danaro tra fette del personale in grado di partecipare ad una specie di cerchio magico che a volte copra e a volte favorisca l’incasso di diverse centinaia di migliaia di euro. Su base annua, almeno si spera. In parole povere, stando a quanto più di un’ipotesi investigativa avrebbe già individuato (di un procedimento avviato si ha notizia, di un altro solo l’ipotesi) almeno dodici tra funzionari, dirigenti ed impiegati, presenterebbero caratteristiche finanziarie e reddituali incompatibili con ruoli e mansioni. In particolare, un dipendente assunto con la qualifica di impiegato o poco più sarebbe stato in grado di percepire l’anno passato uno stipendio di quasi 140mila euro: ora, se si tratta dell’Einstein della funzione pubblica in sanità, nulla quaestio ma il sospetto che ci sia qualcosa di obliquo si fa via via sempre più legittimo. Anche perché il dipendente stesso è in fase di monitoraggio per un altro concorso interno la cui commissione di valutazione sarebbe stata composta dai propri “compagni di merende”. La chiave d’accesso è rappresentata dalle famose voci “Altro” o “Supporto amministrativo” che si leggono nelle buste paga dei dipendenti, specie dei livelli dirigenziali (medici compresi): voci dove puoi inserirci qualsiasi cosa, tanto se qualcuno viene a ficcarvi il naso potrai sempre sciorinare una infinita’ di circolari, leggi, decreti e ordini di servizio che ne giustifichino l’impianto. E poi, nella peggiore delle ipotesi tutto si tradurrà in stanchissimi e burocratici processi lontani nel tempo. Ma fino a un certo punto, perché ora un pezzo del sistema prende un po’ di sole. Lo schema sarebbe questo: c’è il “capoccia” di settore che vista pagamenti in favore dello stesso giro di impiegati e funzionari, dai minimi ai livelli superiori, senza farli passare alla voce “Stipendi Personale”, ricevendone in cambio ciò che è logico immaginare, quando non il lasciapassare per altre operazioni a loro volta obbligate ad altre coperture reciproche. Volgarizzando: se interloquisco con un’azienda fornitrice di un servizio all’Asl che aspetta di essere pagata posso, in linea di principio, farla cuocere sul fuoco finché non si decide a sganciarmi qualcosa (un giro nelle piante organiche di centri di cura e cliniche private della provincia offrirebbe liste di nomi e cognomi comuni ad uffici e distretti sanitari), indurla a farmi una bella causa, un decreto ingiuntivo, un ricorso al Tar, per la cui tutela avrò bisogno di un avvocato. L’Asl ce l’ha un ufficio legale ma rivolgersi ad esterni sembra più di tendenza: di sicuro per lo studio legale, tant’è che uno in particolare avrebbe chiuso centinaia di vertenze del personale ora al setaccio di chi certamente può leggervi dentro molto meglio di questo giornale. Per tutto questo c’è la necessità che un dipendente copra l’altro in un gioco ipnotico di mandati che gonfiano il portafogli di alcuni in cambio del silenzio su transazioni legali inutili, rappresentanze varie in giudizio con l’accordo delle controparti per simulare liti altrimenti sanabili, emissioni di pagamenti in favore di alcune aziende per prestazioni mai autorizzate, cause organizzate secondo il criterio seriale per differenze retributive dei dipendenti, etc. Al centro della “discovery” ci sarebbe pure un ex dipendente proveniente dagli uffici dell’agro nocerino sarnese cui di tanto in tanto vengono rimborsate spese legali per cause difficilmente rintracciabili: tra l’altro un impiegato proveniente da altri ranghi dell’amministrazione dello stato, con fama di “gola profonda”. Ma qui siamo sul piano dei boatos, del corridoio, seppur plausibile in un contesto dove i direttori generali (compresi quelli del nuovo corso di Enzo De Luca) appaiono superflui addirittura se si considera l’autarchia dell’apparato burocratico. Non si spiegherebbero, ad esempio, elargizioni generose in favore di strutture private acciaccate (diciamo) e non proprio in condizioni di interloquire in certi termini con il servizio sanitario. Si veda una recente transazione di quasi due milioni di euro in favore del centro “Cedisa” oppure l’elargizione dell’agosto 2015 di circa 700mila euro in favore della cooperativa Ises di Eboli deliberata dall’allora commissario Postiglione. A proposito dell’Ises: in altri servizi del giornale e su tutta l’informazione locale leggerete oggi dello sfratto esecutivo del prossimo 22 novembre dalla famosa palazzina di piazza Pendino, con tutti i mal di testa del caso. Ciò che non leggerete è la conferma di quanto scritto da Le Cronache in tutti questi anni in beata solitudine, cioè che la ‘truffa’ andava avanti tra mille altre. Non a caso dinanzi al Tar è stato incardinato di recente il ricorso di un paio di avvocati romani (il commissario liquidatore della coop pure viene da Roma) volto ad ottenere addirittura una sorta di risarcimento danni dall’Asl per le mancate erogazioni delle rette. Eppure sta scritto dappertutto che quel centro era fuori legge da anni. Capito come funziona? (1_continua)

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