Asl: dirigenti in pensione ma non troppo

Scritto da , 28 agosto 2017
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All’Asl di Salerno si va in pensione per non andare in pensione. Sembra un paradosso ma è pur sempre Italia la nazione del suolo occupato in via Nizza. Si prendano ad esempio alcuni casi di alti dirigenti della sanità, papaveri della burocrazia in genere di nomina politica, vale per Salerno ma -più o meno- vale per ogni dove: ve n’è di diversi che a dispetto di una quiescenza formalmente raggiunta continuano a stare dove stavano, fare quel che facevano, disfare quel che disfacevano. Sia chiaro: tutto nel rispetto della legge, che consente ad un dirigente pubblico di continuare a svolgere determinate mansioni per l’amministrazione di riferimento, purché per un solo anno e -soprattutto- a titolo gratuito (decreto legge n.95/2012 e relativa circolare interpretativa del dicembre 2014). In molti ricorrono a questo strumento che, volendo usare un eufemismo, si presta ad interpretazioni abbastanza elastiche. Già, perché c’è qualcosa che induce a riflettere scorrendo alcune determinazioni dirigenziali assunte nel corso del solo 2017. Saltando gli aspetti tecnico-formali della questione (che, in realtà, sono spesso i famosi dettagli in cui si annida il demonio) vediamo qualche caso di scuola riferibile al territorio di competenza dell’Asl salernitana. C’è quello del direttore amministrativo uscente dell’ospedale “Santa Maria della Speranza” di Battipaglia, il dottor Camillo Valitutti, figura che questo giornale ha già incrociato qualche mese addietro quando si occupò della stravaganza di un concorso interno all’Asl la cui commissione, tra l’altro, ebbe a riunirsi nel cuore della notte. Il dirigente è stato collocato in quiescenza a partire dal primo aprile di quest’anno. Ma per lui era già pronta una convenzione del tipo che qui rileva. Infatti l’atto conseguente della direzione generale, datato 28 marzo 2017 (n.306) confeziona l’abito e, legittimamente, lascia che ad indossarlo sia il direttore uscente fattosi entrante. Le motivazioni del rinnovo dell’incarico vengono fatte risalire alla necessità di garantire certa continuità amministrativa, specie in relazione al progetto di riunificazione globale delle direzioni degli ospedali di Battipaglia ed Eboli. Tutto lecito, legittimo, nulla quaestio. Il punto è, però, che le mansioni espletate possono avere soltanto carattere generale, nel senso che non si può essere uscenti e pure entranti se non nei paradossi letterari: invece dall’Albo pretorio dell’Asl emerge che il dirigente in pensione sottoscrive atti formali, impegni di varia natura, transazioni finanziarie ed altro, che fanno deragliare il criterio originario della norma invocata per continuare a rimanere in “servizio”, specialmente se quegli stessi provvedimenti sono sottoscritti “Direttore amministrativo -dott. Camillo Valitutti”. Ma se è in pensione come fa ad essere “direttore amministrativo”, visto che l’accordo di un anno esclude la possibilità di assumere un incarico di quel tipo? E qui si innesta l’insidia potenziale racchiusa da scelte “politiche” di tal genere. Si sa che se si attribuisce una funzione ad un soggetto e questi la esercita senza alcun tipo di contestazione e/o osservazione gerarchica (o sindacale, giudiziaria, etc.) quella stessa funzione finisce col diventare tratto dominante dell’opera e del servizio resi. Tra l’altro giustamente: se mi consenti di fare una cosa che vale X verrà il momento in cui io te ne chiederò conto, se è il caso anche con una bella causa che di certo vincerò se si considera che -verosimilmente- un giudice del lavoro non potrà non riconoscerlo sotto ogni profilo, soprattutto economico. Non è la persona in sé, chiunque (forse) farebbe lo stesso: il punto è chi deve vigilare, come sempre. Vale per il caso di Battipaglia ma vale pure per altri, tra i quali colpisce quello del dottor Walter Ramunni, ex vertice dell’ufficio legale Asl, che vive analoga condizione. Premesso che ancora non è molto chiaro cosa avvenga in quello specifico dipartimento dell’Asl, dove di recente hanno addirittura inventato la figura del “Dirigente-avvocato” (argomento su cui torneremo) moltiplicando anche il danaro necessario per il relativo soddisfacimento delle neo-figure apicali, la vicenda dell’ex -ma non troppo- dirigente Ramunni va oltre: al punto che proprio nei giorni scorsi una delibera ad hoc lo ha nomina Rup (Responsabile unico del procedimento), figura professionale cui si può ricorrere anche attingendo all’esterno ma che deve necessariamente essere remunerata. Lo impone la legge. Ma, repetita iuvant, siamo in Italia, precisamente nel Mezzogiorno. Vero presidente De Luca?

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