Asilo degli orrori: i genitori chiedono giustizia sei anni dopo

Scritto da , 26 ottobre 2015

“Non è possibile che a distanza di sei anni non conosciamo ancora l’esito di questa inchiesta”. E’ lo sfogo del papà di uno dei minori della scuola materna di Coperchia finita alla ribalta della cronaca per le gravi accuse di violenza sessuale di gruppo e pedopornografia nei confronti di sei dipendenti. “Il mio appello è rivolto  al pm che immagino vivrebbe il mio stesso stato d’animo se la figlia avesse subito una simile atrocità. Con la stessa solerzia con la quale ha condotto l’indagine spero che dopo anni di attesa ci dia finalmente una risposta sull’esito delle stesse. C’è stato l’incidente probatorio, c’è un imponente materiale investigativo, e faccio fatica a comprendere perché l’inchiesta si sia arenata”. Le preoccupazioni dei genitori non sono legate soltanto al desiderio di giustizia… “In questi anni ci sono stati spostamenti di presidi e docenti e nel mio caso c’è il rischio che l’anno prossimo mio figlio si ritrovi nello stesso istituto dove lavora una delle persone coinvolte nella vicenda”. Riavvolgendo il nastro  la raccapricciante vicenda si sviluppa in una scuola materna della frazione Coperchia di Pellezzanio tra il 2008 e fino al dicembre del 2009. L’incheista, condotta dal pubblico ministero Maria Cristina Giusti, vede coinvolte sei persone accusate di abusi e violenza sessuale nei confronti di 17 minori. Agli indagati viene contestato anche il reato di pedopornografia. In particolare, pare, che gli indagati usassero violenza nei confronti dei bambini costringegoli a subire e a compiere atti sessuali contro la loro volontà, anche con l’uso di giocattoli sessuali e simulando giochi apparentemente innocui ma consistenti in atti sessuali. Inoltre, secondo l’accusa, sembra che gli indagati minaccciassero i minori di fare del male ai loro genitori nel caso in cui avessero raccontato agli stessi quanto avveniva alla scuola. Tra l’altro, sembra pure che gli indagati partecipassero alla realizzazione ed al commercio di filmettini e fotografie pedopornografiche realizzati proprio con molti dei bambini abusati e ciò al fine della diffusione e della divulgazione.  Da rilevare che una delle vittime di queste particolari attenzione da tempo è impegnato in sedute terapeutiche presso uno psicologo per recuperare l’utilizzo della parole. Il piccolo balbetta e non riesce ad esprimersi al meglio. La terapia seguita ha fatto registrare piccoli progressi ma il percorso sarà lungo ed il ragazzino, e la sua famiglia, difficilmente dimenticheranno quanto accaduti in quei mesi laddove dovrebbero insegnare educazione ed aiutare i piccoli a relazionarsi con il prossimo.  A giugno l’avviso di chiusura indagini. Ora i genitori attendono l’ultimo step da parte della Procura: richiesta di rinvio a giudizio o archiviazione. Rischiano di finire a processo ai due bidelli della materna A.A., arrestato ma scarcerato dopo soli 19 giorni dal Riesame, e A.G., ai due addetti alle pulizie L. D. e A.R., all’impiegato amministrativo P.A. e all’insegnante C.E. Tutti, tranne la maestra, sono accusati di violenza sessuale di gruppo e di pedopornografia.

Consiglia