Asili nido: 100 dipendenti senza stipendio da dieci mesi

Scritto da , 9 Aprile 2013
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Avevano sperato di riuscire a sbloccare qualche fondo ma vista la situazione delle casse comunali, anche l’intervento del Governo, almeno per ora, non servirà a nulla a Salerno. Da Palazzo di Città, fino alle prossime «anticipazioni bancarie» o ai mutui alla cassa depositi e prestiti (con tanto di garanzia attraverso l’impegno delle somme Imu), non si muoverà un euro verso imprese, cooperative e quanti avanzato da mesi e mesi soldi dal Comune. A Salerno città, il quadro economico è abbastanza complesso, ora più che mai che il decreto blocca fondi non produrrà nessun effetto. Ed ecco chi è già con l’acqua alla gola.
Le cooperative sociali degli asili nido.
Quasi cento dipendenti da dieci mesi senza mensilità. La situazione è drammatica per i lavoratori delle cooperative che hanno in gestione gli asilo nido comunali. Da Palazzo di Città non arriva un euro alle cooperative in difficoltà nel pagamento degli stipendi ai loro lavoratori. Così, ad oggi, siamo arrivati a dieci mesi, oltre la tredicesima, non corrisposti agli operatori che si occupano dell’infanzia. Venerdì il vertice in Prefettura, con le organizzazioni sindacali e i rappresentanti del Comune. Dall’amministrazione comunale l’ammissione di non essere in grado di saldare i conti con le cooperative che stanno svolgendo il servizio. Ed anche il decreto sbocca fondi per le imprese sarebbe risultato vano, in considerazione della totale assenza di liquidità nelle casse comunali. «La situazione è complicata – spiega Angelo Rispoli, sindacalista del Csa (coordinamento sindacale autonomo) – nei prossimi giorni terremo una assemblea con i lavoratori per fare il punto della situazione e decidere il da farsi». Secondo i dati: quattro le cooperative, “Il Girasole” e tre inglobate nel consorzio “La Rada”, per un totale di circa cento dipendenti. «Attendiamo anche le decisioni – prosegue Rispoli – dell’assessorato alle politiche sociali. In tal senso abbiamo chiesto un incontro con l’assessore». Al vaglio del Comune l’ipotesi di una anticipazione bancaria per coprire i debiti accumulati con le cooperative. «Dobbiamo pensare ad un piano di rientro – dice ancora Rispoli – al fine di individuare una possibile soluzione che sta coinvolgendo lavoratori e naturalmente le loro famiglie».
Dal Comune arriva la mano tesa dell’assessore ai servizi sociali, Nino Savastano: «Esiste un disagio che comprendiamo e stiamo lavorando affinché si sblocchino i pagamenti e vengano saldate cooperative e di conseguenza i loro lavoratori».
Le società partecipate.
Non va meglio per i lavoratori delle società partecipate. E mentre il sindaco De Luca è impegnato nella vendita delle azioni delle municipalizzate, con occhi particolari verso la Centrale del Latte (unica società che chiude in utile), le altre in house scricchiolano. A lanciare l’allarme è il segretario provinciale della Cisl Matteo Buono: «Il sindaco di Salerno – dice – si sta preoccupando di vendere l’unica società pubblica che produce utili, ma si dimentica delle altre partecipate ed, in particolar modo, dei loro dipendenti. Il caso più eclatante è quello di Salerno solidale, azienda pubblica impegnata sul fronte della fornitura di prestazioni sociali ad anziani e disabili i cui lavoratori solo da qualche giorno hanno ricevuto il pagamento dello stipendio di febbraio». In pratica nessuno stipendio a marzo. «I dipendenti di Salerno Solidale – prosegue Buono – stanno vivendo un momento di grande preoccupazione ed è per questa ragione che abbiamo, in maniera ufficiale, invitato ad un confronto immediato il presidente Mena Arcieri». «A metà aprile – annuncia Buono – verranno a scadenza numerosi Consigli d’amministrazione, con i relativi presidenti. La normativa attuale prevede che almeno la metà dei nuovi consigli di amministrazione siano composti da dirigenti comunali. Noi, come Cisl, chiediamo al sindaco De Luca di andare oltre e di affidare, per intero, ai dirigenti dell’Amministrazione Comunale di Salerno, la gestione dei Consigli di Amministrazione. In questo modo si attuerebbe una riduzione dei costi della politica e si affiderebbe la gestione delle aziende ad uomini delle Istituzioni».

 

9 aprile 2013

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