Ascoltare le voci ‘Nta ll’ aria

Scritto da , 30 marzo 2018

Successo per la rilucente gemma di Tino Caspanello messa in scena dal Teatro Pubblico Incanto, ospite della Stagione Mutaverso Teatro, allestita da Vincenzo Albano

 Di OLGA CHIEFFI

Non c’è vissuto scrive lo psicologo Antonio Damasio in assenza di un sé che sente, non vi sono piacere o dolore, ma neppure ragionamento o azione, immaginazione o ricordo, che siano tali, umani, se non recano, sia pure nascosti, ma sempre pronti a saltar fuori o almeno a far capolino tra le pieghe del vivere, “lo sbalordimento con cui si manifesta il sé” e “l’angoscia dell’esser toccati da eventi, senza perché”. Non ci si salva dal nichilismo, dall’alienazione, dalla noia di scartavetrare e tingere di nero una ringhiera se non si sa più “Comi fa ‘u ventu” “Come fa l’acqua “quando ‘gghiovi”, “Come fanno ‘u trenu” e ‘i navi” e “Comi fa ‘u tempu”. Questo il messaggio lanciato da Tino Caspanello dal balcone di “’Nta ll’ aria”, costruito sul palcoscenico del Centro Sociale di Salerno, per Mutaverso Teatro, popolato da fantasmi, due pittori, in cerca di “comunicare”, quindi di vivere, Tino Calabrò e Alessio Bonaffini e la presenza rivoluzionaria, il diverso tumultuoso, impersonata dalla solare e disincantata Cinzia Muscolino, unica capace di condurci oltre il confine, di quella frontiera-ringhiera che separa la realtà-messinscena dalle regioni segrete (Di ‘cca si vede tuttu ‘u munnu. Si vidunu tutti i cosi. Puru chiddi chi non si vidunu.) affollate di parvenze, voci, che galleggiano nell’aria e mandano segnali alle menti che sono obnubilate dalla corsa frenetica del tempo, dall’indifferenza, dalla globalizzazione e non sanno più coglierle; la frontiera, insomma, che separa una specie di nulla dall’ oltre. In questo limbo, che è il balcone, grazie alla presenza dell’imprevisto e della follia, s’ intravede un barlume di saggezza incantata proprio perché disincantata; il balcone diventa un luogo potenziale di condivisione di similarità e meraviglia, e serbatoio di miti e fantasticazioni, ove avviene lo scarto dalla norma, mezzo per trascendere canone e logica, e per avvicinarsi di più all’uomo, che è materia variabile, un po’ sbilenca, indecisa, indecifrabile. Il problema vero è che hanno ragione i matti: il cinismo del mondo ragionevole è in fin dei conti la paranoia dell’impotente, non solo i folli hanno ragione di porsi delle domande o di dubitare di questo o quello, ma sono proprio gli unici portatori di ragione, a fronte della totale irrazionalità e irragionevolezza del mondo “ragionevole”. Ecco, quindi, che si rovescia il mondo, e attraverso la follia della visionaria, scorgiamo la follia stessa del mondo, sino ad udirne i fantasmi. Si può riempire il mondo di immondizia, di parole, di significati. Si può ridurre il mondo a nient’altro che ciò che è e che dice di essere. Come salvarci allora, dall’erosione del tempo e dell’indifferenza? E qui ci viene incontro il nostro filosofo Aldo Masullo: umanizzando le occasionali emozioni, siano esse l’incontro con lo sguardo puro di un animale, il sublime della natura, l’abbraccio di un caffè, l’accoglienza, la partecipazione ad uno spettacolo teatrale. Movendo le emozioni e ritrovandosi in esse, l’erosione del tempo scomparirà, i rapporti saranno nuovamente possibili, grazie alla differenza e al dialogo, che si risolverà in discorsi d’Amore, unico viatico valido per il futuro dell’ Umanità.

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