Arzano: «Pennitalia? Simbolo di scelte sbagliate»

Scritto da , 15 febbraio 2013
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“La chiusura della Pennitalia? E’ semplicemente un altro errore dello sbilanciamento totale che fa registrare la nostra economia provinciale”.
Non usa mezzi termini Guido Arzano, presidente della Camera di Commercio di Salerno. Il caso della storica azienda salernitana colpisce un nervo scoperto del numero uno dell’ente camerale salernitano.
“Abbiamo pensato troppo – denuncia Arzano – ad investire sulle reti distributive, sul commercio e sul terziario. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, purtroppo. Oggi ci ritroviamo con un tessuto industriale, ed in particolare il manifatturiero, assolutamente inaridito. Lo scorrere dei titoli di coda per la Pennitalia rappresenta il tramonto del sogno di area industriale, quell’idea che tutti noi avevamo per l’area che abbiamo frettolosamente convertito in commerciale”.
La chiusura della sede salernitana dell’azienda rappresenta, inevitabilmente, un momento drammatico per i 150 lavoratori.
“Al di là della crisi – evidenzia Arzano – e del problema legato strettamente all’impresa e alla sua chiusura questo atto ci impoverisce ancora più di lavoro, di occupazione per lavoratori di mezza età. Faremo presto i conti con altri 150 disoccupati che, data l’età, saranno difficilmente reinseribili. A loro va tutta la solidarietà personale e dell’Ente camerale, in un momento difficilissimo figlio, senza mezzi termini, di scelte sbagliate sul piano politico per questo territorio. Non si è mai deciso in termini chiari ed inequivocabili”.
L’ultimo rapporto Cerved pone Salerno sostanzialmente in linea con la media nazionale per procedure fallimentari. 
“La provincia di Salerno registra il 15 percento circa di procedure fallimentari rispetto al totale regionale. Il dato – sottolinea Arzano – rappresenta l’1,30 percento del totale nazionale. In termini territorio/impresa siamo addirittura al di sotto. Parliamo comunque di fallimenti, e quindi di un dato negativo, ma galleggiare al di sotto della media è sicuramente un aspetto positivo che, però, non deve farci commettere l’errore di pensare che in provincia non si avverta la crisi economica”.Ad aggravare i numeri ci pensa il dato sulla cessazione delle attività. Le quasi 1300 imprese cessate registrate nel solo mese di gennaio sono un drammatico campanello d’allarme.“Questo è un dato spaventoso, rapportato alle 1000 imprese al giorno morte nel 2012 a livello nazionale. Ad allarmare è soprattutto il fatto che le cessazioni riguardano principalmente il settore del commercio e dei servizi. Parliamo – continua Arzano – di piccole imprese e questo la dice lunga su quello che sta avvenendo in un settore che sta subendo in modo drammatico il crollo dei consumi. Le ragioni? Sono sotto gli occhi di tutti, subiamo una politica suicida che ha voluto colpire demagogicamente i consumi e il lusso. Voglio banalizzare il concetto: ci stiamo comportato come le forze dell’ordine che sequestrano la merce contraffatta all’extracomunitario ma non colpiscono la centrale del falso. Colpiamo la base senza tenere conto che questo impoverisce tutti i livelli”.
Siamo in piena campagna elettorale, è il tempo dei proclami e delle promesse. Tutte le parti in causa assicurano massimo impegno – con ricette diverse – per risollevare l’economia e ridare ossigeno alle imprese, piccole e grandi. Il presidente della Camera di Commercio cosa chiederebbe al nuovo Parlamento il giorno dopo le elezioni?
“Chiariamo subito – precisa Arzano – che quello che dirò non viene fuori perché, da presidente di un Ente pubblico non posso ovviamente chiedere aiuto al Pubblico. L’economia si risolleva con gesti semplici e concreti. Credo che sia sotto gli occhi di tutti che la famiglia è in crisi: bisogna, quindi fare qualcosa per far ripartire la macchina dei consumi, partendo da quelli cosiddetti obbligatori. Proviamo ad abbattere i costi delle utenze, delle assicurazioni: il Governo che verrà pensi ad incidere su questi punti per restituire alle famiglie un po’ di denaro da spendere. E’ questo atto, probabilmente, che potrebbe rilanciare i consumi. Guardando ai singoli programmi è evidente che qualcuno ha in previsione aumenti dell’Iva: sarebbero catastrofici. Pensiamo al turismo, aumentare l’Iva significherebbe perdere competitività sui mercati rispetto alla Spagna, alla Francia, nazioni che sul turismo hanno aliquote molto basse. Le imprese hanno bisogno ancora di maggiore linfa e credito, probabilmente il credito d’imposta potrebbe rilanciare l’occupazione. La verità – conclude Arzano – è che le azioni da portare avanti ci sarebbero1 ma le sento sempre meno”.

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