Arrestato il chirurgo Napolitano per plurimi omicidi colposi

Scritto da , 10 Dicembre 2020
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di Pina Ferro

dInterventi chirurgici ad alto rischio di complicanza o totalmente inutili che avrebbero causato un anomalo incremento di decessi all’interno della casa di cura Tortorella di Salerno. E’ di plurimi omicidi colposi l’accusa rivolta al primario del Reparto di Unità funzionale di Chirurgia generale e Chirurgia oncologica presso la “Casa di cura Tortorella” e di un medico chirurgo impegnato nello stesso reparto. Un modus operandi “spregiudicato” e una gestione “imprudente” dei pazienti da parte del primario Carmine Napolitano, assunto a novembre 2017, e di Marco Clemente, assunto quale medico chirurgo nello stesso reparto e nella stessa data. L’ incremento di decessi verificatisi nella Casa di cura tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, oggetto di segnalazioni hanno fatto scattare le indagini dei Carabinieri della compagnia di Salerno coordinati dalla Procura salernitana. Le indagini sono culminate all’alba di ieri, nell’esecuzione di un’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Salerno, nei confronti di Carmine Napolitano (ristretto agli arresti domiciliari), e di Marco Clemente sospeso dalla professione presso qualsiasi struttura sanitaria. Dalla verifica della documentazione sanitaria riguardante alcuni pazienti ricoverati nella clinica e dall’ascolto di alcuni dei medici operanti è emerso lo “spregiudicato modus operandi del neo assunto chirurgo”, circostanza che ha portato a un approfondimento delle indagini. La Procura ha acquisito le cartelle cliniche e disposto l’esecuzione di cinque autopsie sulle salme di alcuni dei pazienti deceduti, contemporaneamente ha conferito un incarico di consulenza finalizzato alla ricostruzione e all’analisi comparativa dell’attività di ricovero e ambulatoriale della Casa di Cura Tortorella spa tra gli anni 2016-2017 e il periodo successivo: ne è emerso un aumento di ricoveri per alta specialità chirurgica, secondo un andamento costantemente crescente e successivo alla presenza del nuovo direttore di reparto. Dallo studio di 83 cartelle cliniche è risultato come, a fronte dell’aumento delle prestazioni e, sottolinea la Procura, “degli utili”, la scelta di politica aziendale non fosse concisa con il miglioramento delle prestazioni sanitarie. Anzi, lo scenario portava a porre in dubbio le effettive capacità del chirurgo e della sua equipe, in particolare del suo assistente Marco Clemente, al quale la Procura riconosce “un ruolo attivo e co-decisionale nella scelta e attuazione dei trattamenti terapeutici”. Secondo l’analisi effettuata da un collegio di periti nominati dalla Procura, gli indagati optavano “in maniera superficiale per scelte terapeutiche rischiose e sproporzionate, violando reiteratamente i protocolli di sala operatoria e mantenendo lo stesso contegno di assoluta imprudenza anche nelle fasi successiva all’esecuzione di interventi chirurgici ad alta percentuale di rischio di complicanza post operatoria”.La Procura di ha raccolto a carico dei sanitari indagati “plurime contestazioni di omicidio colposo” contestando “di aver eseguito una serie di interventi chirurgici ad alto rischio di complicanza, totalmente demolitivi e inutili a fronte di malattie oncologiche in avanzata stadiazione”. Viene inoltre contestato un secondo gruppo di interventi “caratterizzato dalla imperizia nella fase esecutiva e dalla totale negligenza nella gestione della fase post operatoria, con omissione dei prescritti controlli e indagini diagnostiche a fronte dell’evidente insorgenza di complicanze”. Le ipotesi di lesioni colpose, pur emerse dalla disamina delle cartelle, “non sono allo stato procedibili per difetto di querela”, fa sapere la Procura di Salerno.

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