Archivio di Stato, il gioco delle tre carte

Scritto da , 30 settembre 2017

di Andrea Pellegrino

Formalmente ed ufficialmente l’Archivio di Stato compare nella delibera di consiglio provinciale – approvata ieri mattina – che dismette il patrimonio della Provincia di Salerno. Dunque, qualsiasi interessato può presentare domanda per l’acquisto del bene immobile. Così come qualsiasi contestatore può impugnare la delibera consiliare. Almeno questa dovrebbe essere la prassi amministrativa. Quanto alle chiacchiere, lasciano il tempo che trovano. Comprese quelle del presidente Giuseppe Canfora che, con tanto di stretta di mano al di sotto di Palazzo Sant’Agostino e poi in seduta pubblica, ha rassicurato tutti dichiarando: “Ci batteremo per non venderlo. Se giungeranno offerte, le rifiuteremo”. Strano. Non fosse altro che l’Archivio è ormai a tutti gli effetti un bene messo in vendita, al pari degli altri che sono stati inseriti nell’elenco allegato alla delibera, che a sua volta è propedeutica al bilancio. Quindi senza nessuna garanzia o tutela: basterebbe una offerta congrua per dismetterlo dal patrimonio provinciale. In caso contrario la Provincia, e quindi la sua amministrazione, dovrebbe (ma non lo ha fatto) eliminarlo dall’elenco e dalla delibera. Solo che dovrebbe modificare anche le presunte entrate che sono segnate in bilancio. Dunque cancellare completamente la somma che la Provincia stima di incassare per la vendita dello storico immobile, aumentando, così, tecnicamente lo squilibrio finanziario dell’ente. Delle due l’una: o la vendita dell’Archivio di Stato è solo un artifizio contabile per cercare di mantenere in piedi il bilancio (impresa già impossibile), oppure Canfora ieri ha voluto solo cercare di sedare gli animi e passare altrove. La verità si saprà all’atto della presentazione della prima offerta. Ma sullo sfondo c’è già chi è pronto ad impugnare l’atto. E’ l’avvocato Oreste Agosto del gruppo Rousseau di Salerno: «Non ci fidiamo del sistema deluchiano quindi, non ci fidiamo neppure di Canfora. La Provincia – prosegue – avrebbe dovuto stralciare l’Archivio dall’elenco dei beni in vendita. Dalla nostra abbiamo già recuperato documentazione utile per impedire la vendita dell’immobile. Siamo abituati a parlare con i fatti e attendiamo che Canfora sia di parola: ci mostri il provvedimento non le chiacchiere».

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