Appalti: Citarella accusa in aula. Funzionari verso la prescrizione

Scritto da , 11 marzo 2016

Detenuto dietro le sbarre ed in manette. Cittadella attende di parlare. E’ un vulcano sul punto di esplodere…. E nel corso del dibattimento si soffermerà anche sulla sua personale vicenda facendo riferimento alle richieste rigettate dal Tribunale di Sorveglianza. Due ore di interrogatorio durante le quali Giovanni Citarella confermato le accuse mosse nei confronti dei funzionari della Provincia di Salerno in merito al funzionamento del sistema degli Appalti. L’ex patron della Nocerina ha rimarcato di essere in carcere nonostante l’atteggiamento collaborativo sia nella fase dell’indagine che successivamente. Ha sottolineato la questione dell’incompetenza territoriale e di rispondere per le stesse accuse anche davanti ai giudici del Tribunale di Nocera. Ieri pomeriggio Cittadella si è presentata davanti ai giudici della seconda sezione penale per essere ascoltato nell’ambito del processo relativo all’inchiesta Due Torri. Vicenda per quale l’imprenditore nocerino, difeso dall’avvocato Michele Sarno, ha già patteggiato la pena. Citarella ha spiegato il sistema degli appalti e le modalità attraverso le quali venivano assegnati sempre agli stessi imprenditori. Ha riferito di come al vertice del sistema ci fosse il cugino Rino Citarella e dei rapporti con il funzionario della Provincia Raffaele Orefice. Era quest’ultimo a riferire, secondo l’ex presidente della Nocerina, le cifre necessarie per assicurarsi l’appalto. Ed è con i funzionari della Provincia che si stabilivano le modalità di suddivisione. Cittadella ha fatto riferimenti specifici anche a Di Sarli e Ruggiero ma, in buona sostanza, ha ribadito quanto aveva già riferito ai magistrati inquirenti in occasione dell’interrogatorio del 2008.   “Nel 2003 i lavori pubblici da parte della Provincia di Salerno erano solitamente affidate alle stesse ditte ed , in particolare, erano "monopolizzati" da Di Sarli Luigi e da Ruggiero Carmine e Giuseppe (zio e nipote). Ebbi con questi degli incontri per capire come mai i lavori venivano affidati sempre alle stesse imprese. Appresi dal Di Sarli, durante questi incontri, che presso la Provincia c'era un tale soprannominato "Big” (inteso come persona fisicamente grande) che passava loro gli elenchi delle imprese da invitare a gara prima dell'avvio delle gare stesse. Notizie apprese, unitamente a mio cugino Gennaro, nonché a Spinelli Federico (per lui non si è ancora pronunciato il Tribunale del Riesame) e Cozzolino Rosario costituimmo un gruppo di imprese per raggruppare un certo numero di buste per le offerte di gare, Per quanto riguarda i lavori eli somma urgenza la proeedura era diversa, dal momento ehe ]'affidamento per lo più rientrava nelle prerogative e competenze dei relativi assessori”. . Citarella evidenzia come in più di una circostanza Di Sarli gli aveva mostrato mazzette da 500 euro ehe, a suo dire, “erano destinate all 'ufficio di ragioneria della Provincia”. Citarella ha premiato anche di non aver mai avuto rapporti diretti con Franco Pio De Luca .. “era un dipendente della Provincia, dell'Ufficio Gare, collega di Orefice”. Da quest’ultimo Citarella apprese che divideva con Pio De Luca gli importi. Citarella ha sottolineato di aver effettuato, con la sua ditta, dei lavori di manutenzione nell’abitazione di Orefice.   Citarella ha fatto luce anche sui lavori per la cosiddetta “strada fantasma” a Pollica che portò al deterioramento dei rapporti tra Cozzolino, Spinelli e Sale perché quest’ultimo li ha ceduti all'impresa DI SARLI Luigi dietro corrispettivo del 20 o 25% dell'importo dei lavori e ricevendo addirittura già prima che i lavori iniziassero un anticipo di circa 100 mila euro”. Inoltre Citarella rivelò che Eduardo Sale non condivise la sua idea di parlare con l’autorità giudiziaria dopo le perquisizioni del 2008. L’udienza è stata aggiornata al 24 aprile per il contro esame. A processo davanti ai giudici della seconda sezione penale sono finiti Luigi Di Sarli, Raffaele Orefice, Franco Pio De Luca, Edoardo Sale e Giovanni Botta. Nel corso dell’udienza i legali difensori, Mario Ianulardo, Silverio Sica e Antonio Zecca, hanno evidenziato che per i due funzionari della Provincia sarebbe decorsi i termini necessari per la prescrizione. 

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