Antonio Zito in esclusiva a Cronache: «Salernitana, salviamoci: ci aspetta un grande futuro»

Scritto da , 29 maggio 2016

di Marco De Martino

SALERNO. Schietto, determinato, istrionico. Antonio Zito racchiude queste ed altre sfaccettature nella sua pittoresca personalità. Giunto a gennaio alla Salernitana, con cui ha firmato un contratto di tre anni e mezzo, Zito è stato tra i protagonisti della difficile rimonta che ha portato la compagine di Menichini a giocarsi la salvezza ai play out. Il centrocampista napoletano, nell’intervista esclusiva rilasciata al nostro quotidiano, ripercorre le tappe di questa intensa stagione tra aneddoti, battute ed interessanti prospettive future.

Nonostante i tuoi trascorsi in molte squadre divise della tifoseria granata da acerrima rivalità come Taranto, Juve Stabia ed Avellino, sei diventato subito un idolo dell’Arechi.

“Di questo ne sono felice, è stata un’altra risposta nella mia vita professionale. Dovunque sono stato in carriera sono stato apprezzato perché come sono nella vita così sono nel mio lavoro. Anche nel rapporto coi miei compagni sono o bianco o nero, non mi piace essere grigio”.

A metà stagione hai deciso di lasciare Avellino, che si trovava quasi in zona play off, per approdare dall’altra parte della barricata, in una squadra impelagata in una situazione molto difficile di classica. Cosa ti ha spinto a sposare il progetto Salernitana?

“A gennaio è nata subito questa trattativa, c’erano anche altre società, ma la Salernitana era in difficoltà e l’ho preferita proprio per questo. Non mi reputo un salvatore della patria, ma io alla mia terra ci tengo. E quando dico la mia terra non intendo solo Napoli dove sono nato e cresciuto, ma la Campania. Veniamo sempre giudicati male, dalle tifoserie avversarie ma anche dai nostri stessi compagni di squadra. Spesso ho trovato colleghi che avevano paura di vivere la nostra realtà, poi quando riescono a conoscerla si ricredono”.

Cosa c’è stato alla base del tuo divorzio dall’Avellino?

“Sono stato operato dopo i play off per un ematoma alla coscia e non ho fatto il ritiro. Nonostante questo ho cominciato bene la stagione, partendo titolare a Salerno. Poi si sono incrinati i rapporti con la società irpina, la quale non ha mantenuto una parola sul contratto. Avevano deciso di non portare avanti questo discorso ed io, essendo una persona che mantiene la parola data, ho chiesto di andare via. L’Avellino ha ammesso l’errore fatto nei miei confronti, permettendomi di scegliere la destinazione”.

E la destinazione è stata Salerno, con la prospettiva di esordire proprio al Partenio contro la tua ex squadra…

“Per venire subito a Salerno ho voluto accelerare i tempi, visto che era previsto che la trattativa si concludesse dopo il derby. Io invece ho spinto per disputare quella gara. Queste partite maschie, calde mi piacciono. Sono le cose più belle del calcio”.

Saranno anche le cose belle del calcio, ma il clima attorno a te non era dei migliori. Sulla tua testa sono piovute bottigliette e fumogeni. Uno di questi l’hai anche fumato…

“E’ stata una risposta ad una provocazione. Se su quel colpo di testa la palla fosse finita in porta? Avrei esultato, poi però (sghignazza nda) sarebbe finita la partita perché si sarebbero buttati tutti in campo. Quello che ho fatto ad Avellino l’ho fatto col cuore. Ho dato il massimo e la gente l’ha riconosciuto, lo sa. Però per tante persone piccole è rimasto il mio passaggio alla Salernitana. E’ come nella vita, fai cento cose buone ed una cattiva e ti bollano. Alla fine resta scritto quello che abbiamo fatto quell’anno. Senza Antonio Zito l’Avellino i play off di B non li ha fatti e non li farà…”.

La tua grande popolarità è data anche dall’intensa attività sui social network. Ti senti un personaggio del web?

“Assolutamente no. Sono solo su Instagram, i profili aperti a mio nome su Facebook sono dei fake. Ho ancora la denuncia in macchina per quel post contro Salerno, ma ciò nonostante non sono stati ancora chiusi”.

Ad ogni modo il breve video girato durante Perugia-Pro Vercelli rimarrà negli annali…

“E cagg’ cumbinat’?  (testuale nda) Ah, quando esclamai (frase irriportabile nda) dopo il gol dei piemontesi al 94’? Ma perché ho sbagliato lì? Se la Pro Vercelli non avesse vinto quella partita noi non avremmo fatto i play off”.

Magari avreste potuto raggiungere la salvezza diretta non buttando al vento punti ormai in cassaforte, vedi proprio Vercelli:

“La mentalità va creata subito in piazze come Salerno, altrimenti la stagione non la riprendi più. Ti faccio un esempio. A Castellammare, stagione 2013/2014, una cosa del genere l’ho fiutata il quinto giorno di ritiro. Avevo ed ho un ottimo rapporto con Braglia, ma dopo cinque giorni gli dissi “Mister, io non la vedo buona ‘sta giocata”. Chiesi di andare via (passò alla Ternana nda), Juve Stabia retrocessa. A Vercelli, come pure in altre partite, sono capitati episodi che s’innescano in determinate situazioni. Non vale il discorso di aver giocato i minuti finali con cinque difensori, potevi anche giocare con tre difensori, con il senno di poi tutti sono bravi a trovare la medicina giusta”.

Ed allora cos’è che non è andato?

“Il problema di questa squadra è soltanto psicologico. I valori tecnici ci sono, chi l’ha costruita non è nato ieri. Ovviamente si dovevano gettare delle basi che non sono state gettate, sia in estate che a gennaio. Gli errori, da parte di tutti, ci sono stati da luglio fino ad oggi. L’aspetto positivo è che ora ci siamo creati una possibilità che due mesi fa non avevamo. Possiamo disputare uno spareggio per salvarci, otto giornate fa se fosse finito il campionato saremmo retrocessi. E non dimentichiamoci che quando sono arrivato a gennaio eravamo penultimi. Le possibilità per tirarci fuori le abbiamo avute, ma se siamo arrivate quint’ultimi un problema c’è stato. Adesso è inutile guardare indietro, dobbiamo cercare di compattarci tutti. Mettere da parte tutte le palpitazioni di cuore avute in questa stagione, sia noi calciatori che i tifosi, e concentrarci per l’obiettivo”.

Qualche tifoso non è sicuro che tutti, nella Salernitana, abbiano avuto le palpitazioni in questo campionato:

“Chi sta in campo soffre, il tifoso ancora di più perché la Salernitana la vive un giorno a settimana e vorrebbe sempre ricevere una gioia. Noi la viviamo giorno per giorno e lottiamo per regalare un risultato positivo a tutto l’ambiente. Non credo che, in qualsiasi altro lavoro, se le cose non vanno bene torni a casa sorridente. E’ come se l’uomo di casa andasse al lavoro ed alla fine della settimana non raccogliesse niente. Anche noi quando torniamo a casa siamo tristi e spesso, nostro malgrado, lo facciamo pesare alle nostre famiglie”.

Ed i datori di lavoro come stanno vivendo questa situazione?

“I presidenti sono delle persone che hanno dimostrato di voler bene alla Salernitana. Vincendo tre campionati, di cui due di seguito, la dirigenza ha dimostrato di voler far qualcosa di importante in questa piazza. La società ha sempre allestito le squadre nel modo giusto, poi è chiaro che non si può sempre vincere. Lotito usa il bastone e la carota, è diretto. Se ci sono delle cose che non vanno le dice in faccia. E’ il suo modo per farcele capire. E’ il nostro terzo occhio. Ha tutti gli interessi perché questa squadra possa salvarsi, e quando parlo di interessi intendo anche emotivi oltre che economici. Ogni essere umano vuole vincere e non ha piacere di perdere. Il tifoso salernitano deve apprezzare un presidente come il nostro che, a mio avviso, in Italia è tra i primi sei o sette che vogliono e sanno fare calcio ad alti livelli. E nel calcio non primeggia quasi mai chi spende di più ma chi ne capisce”.

Magari però proprio la presenza alle vostre spalle di Lotito ha spesso condizionato la classe arbitrale:

“Tutte le persone dirette possono dare fastidio. Noi come squadra effettivamente stiamo un po’ sui coglioni, ma ci dobbiamo tirare fuori da queste situazioni e dobbiamo vincere anche contro queste cose. Poi dall’anno prossimo vedremo come gettare le basi per vincere tutte le partite, naturalmente con una mentalità diversa. Però adesso dobbiamo stringere i denti e remare nella stessa direzione”.

Per guardare al futuro bisogna superare lo scoglio play out. Lanciano o Livorno?

“Qualunque sia, non ci dev’essere proprio storia a livello caratteriale e mentale. I play off si possono giocare con più spensieratezza come ha fatto il Novara, mentre i play out si giocheranno con un po’ di paura in entrambe le squadre. La parola “paura” per noi non dovrà essere un limite, proprio perché non si deve sbagliare nulla e perché ogni errore può essere quello decisivo”.

Che idea ti sei fatto della vicenda Lanciano?

“Non l’ho seguita, è un argomento che non m’interessa. C’è una giustizia fatta apposta per decidere, faranno loro”.

In Abruzzo di parla di persecuzione ed anche qualche giornalista, come ad esempio Criscitiello di Sportitalia, dopo la squalifica di Ferrari per simulazione ha parlato di “favoritismi alla Salernitana”:

“Di dov’è Criscitiello? Non sono scaramantico, però ‘sto giro una grattata me la faccio”.

Sta cominciando una nuova estate bollente per il calcio con l’ennesimo filone che si è aperto relativo alle gare truccate:

“Sono all’ordine del giorno ed è veramente uno schifo che esistano ancora situazioni del genere. E’ una cosa che ti segna per tutta la vita, è come se ti sporcassi la faccia per sempre. Io sono felice per come sono proprio perché torno a casa e posso guardare in faccia i miei figli”.

Come si sta preparando la Salernitana alla doppia decisiva sfida per restare in serie B?

“Innanzitutto gli obiettivi si raggiungono grazie a tanti grandi uomini che sono nello spogliatoio. Se ci sono mele marce rischi di buttare via tutto quello che hai costruito. Stiamo facendo un lavoro mirato per giungere ai play out al meglio, anche perché siamo arrivati un po’ scarichi a livello di tensione nervosa. Siamo reduci da un periodo in cui abbiamo dovuto rincorrere e recuperare tanti punti senza avere grossi margini di errore e credo sia normale. I tifosi spero capiscano che non potevamo sbagliare niente perché se l’avessimo fatto rischiavamo di arrivare corti. In tanti dicono che dovevamo vincere con il Modena ma, io dico, e se avessimo perso? Quel punto sarebbe stato fatale”.

In quella occasione Menichini puntò il dito contro qualcuno a cui “tremarono le gambe”:

“Il mister l’ha fatto per spronare e non per buttare una croce sugli altri. Ha fatto un ottimo lavoro, così come Torrente. Con lui contro il Brescia facemmo una grande partita, quando giocai da mezzala ed Oikonomidis esterno d’attacco nel suo 4-3-3. Io comunque sono sempre disposto ad adattarmi a come gioca meglio la squadra, anche se è inevitabile a questo punto affidarsi al 4-4-2”.

Credi sia questo lo spartito tattico migliore?

“Abbiamo fatto più punti, no? Il buono ed il cattivo l’abbiamo fatto dall’inizio alla fine, non è che l’arrivo di Menichini, di Gatto o di Zito abbia risolto d’un colpo i problemi. Abbiamo cercato di migliorare, questo sì, creandoci una possibilità per rimediare al male che abbiamo fatto. Il Modena, ad esempio, non ci è riuscito così come il Livorno ed il Como, tutte piazze importanti ed esigenti”.

Esigenti quanto quella salernitana?

“I tifosi sono stati perfetti. Questa è una piazza spettacolare che mi è subito entrata nel cuore. Non do retta a coloro che parlano di rivalità. Mi fa piacere che mi apprezzino tanto, mi devono giudicare come calciatore ma anche come persona. Da parte mia non mancherà mai l’impegno. Se ci siamo creati questa possibilità dei play out è soprattutto grazie a loro. Se fossero stati diversi può darsi che eravamo già morti da tempo. Ricordo lo striscione della curva sud (“C’è chi si lega ad un presidente, chi ad un lieto fine, noi innamorati della maglia i conti li facciamo alla fine. Ultras” nda) che ha colto in pieno il senso di questo finale di stagione. E’ un segno di grande maturità della città, non è “dilettanti allo sbaraglio” come ad esempio accaduto a Livorno dove hanno aggredito un calciatore in un momento in cui potrebbero ancora sperare di rientrare nei giochi”.

La domanda del momento è anche quella più banale. La Salernitana si salverà?

“Si tenev’ ‘na pall’ ‘e vetr’ io già te l’er ‘itt. (testuale nda) Scherzi a parte, si dice “pensa in grande e sarai grande”. Dobbiamo pensare in positivo perché se ti piangi addosso sei destinato a perdere prima di cominciare. Cerchiamo di essere ottimisti e mettere in questi ultimi 180’ tutto quello che di buono abbiamo dentro. Dobbiamo compattarci e sparare tutto quello che abbiamo per restare in serie B. Tocca a noi, noi tutti, come città, come calciatori. C’è un futuro importante qui a Salerno, ci salveremo perché siamo una squadra buona, con dei valori”.

Se così fosse, come sei pronto a festeggiare? il tuo compagno Moro ha già detto che si esibirà di nuovo nella lirica:

“Davide canterà? Io allora ballerò…”.

Signori, questo è Antonio Zito.

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